La violenza domestica

Write comment (0 Comments)

La donna, il grande oppresso della civiltà patriarcale.

"Prima viene il matrimonio, l'amore verrà dopo". E' con questa verità che la ragazza indiana, sin dalla sua fanciullezza inizia a coltivare il sogno di diventare presto moglie devota, madre amorevole e nuora premurosa. Questi sono i tre ruoli sui quali si incentra l'intera vita di una fanciulla indiana, che vedrà scorrere la sua vita in funzione di una prassi che relega in ultimo piano qualsiasi desiderio di auto realizzazione all'interno della famiglia o nell'ambito della stessa società.
La famiglia è un nucleo protetto - in India come in tutte le società fortemente patriarcali - dove persino lo Stato, attraverso le opportune e a volte urgenti iniziative ha ben poca possibilità di intervenire: sarebbe considerata una grave interferenza volta a sgretolare la cosiddetta "privacy" della famiglia, cioè quello "zoccolo duro" che è il blocco sul quale più larghe strutture sociali possono essere edificate. "Verginità, castità, fedeltà non sono virtù ma vincoli per costruire e mantenere la famiglia. L'onore ne è la conseguente codificazione repressiva" 
Questo vale per l'India come per altri paesi quali Malesia, Indonesia, Singapore, Filippine, per non parlare degli stati islamici.

In quest'articolo che conclude la serie dedicata al maltrattamento della donna ci occuperemo della violenza domestica, una piaga che sembra riguardare più che altro le società moderne, ma solo perché probabilmente i tempi sono maturi per prenderne coscienza - soprattutto da parte del sesso femminile - ma in realtà presente  in quella che possiamo definire civiltà di tipo patriarcale già dai tempi della società protoindoeuropea (V - IV millennio a.C) in pratica da sempre!
Se qualcuno volesse obiettare che queste sono affermazioni estreme, non riconducibili ad una serena e obiettiva valutazione dei fatti, rispondiamo che basterebbe molto poco per rendersi conto, invece, del contrario: sarebbe sufficiente per l'uomo abbandonare per un po di tempo quella visione "virile" delle cose, senza paura di perdere inesorabilmente  e definitivamente quella mascolinità che gli garantisce  - come una corazza - stabilità psicologica e capacità di auto determinazione, regolarmente degeneranti in prevaricazione e sopruso nei confronti della donna.

Tutto ciò è avvenuto non solo nella storia dell'umanità, dove la cultura maschile in ogni suo aspetto ha teorizzato l'inferiorità della donna, facendo diventare questa inferiorizzazione del tutto naturale, allo stesso modo di come è naturale, per esempio, respirare per mantenere un corpo in vita! 
Non solo nelle grandi conquiste della storia dove l'uomo ha chiamato la sua "compagna" a combattere affianco a lui, nella (apparente) pari dignità per poi, immancabilmente, tornare a relegarla nel cantuccio degli sconfitti ai quali si concede qualcosina, ignorando spudoratamente che quel "qualcosa" ha il sapore del sangue e del martirio maschile, come di quello femminile. La Storia la conosciamo come il risultato delle azioni patriarcali!
Non solo nelle religioni istituzionalizzate come il cristianesimo, dove l'uomo è "spirito" e la donna è "carne"; dove "Cristo rappresenta l'irreversibilità del senso di colpa su cui si fonda la potenza del Padre. Nel percorrerla fino in fondo egli [Cristo] acquista la certezza che, immolandosi, ne esegue la volontà. E riscatta la comunità [dei credenti] a maggior gloria del Padre".
Dove la prima donna, Eva, ha diritto ad esistere solo in quanto costola del primo uomo, Adamo! 
Dove in presenza del parto come fatto biologico impossibile da confutare ( a meno che non si  voglia ricorrere a quei parti frutto della fantasia creativa di altre lontane culture, dove Brama partorisce la figlia dalla propria mente - ma questo sarebbe un artificio pericoloso per l'integrità della religione!)  si ricorre alla nascita del Salvatore da una donna vergine, inseminata dallo Spirito, riscattando - solo strumentalmente - l'impurità e peccaminosità del sesso femminile!

L'inferiorizzazione della donna, avviene quotidianamente, sotto gli occhi di tutti, solo che si riesca per un attimo ad essere obbiettivi e sinceri con sé stessi. Nonostante la pretesa raffinatezza e sofisticatezza della cultura moderna, si continuano regolarmente ad usare espressioni offensive per il sesso femminile come normale intercalare nel discorso. Persino le apparenti brave persone, gli uomini più docili e disponibili non riescono a rinunciare a quella superiorità malamente travestita da nauseante bonomia quando si trovano ad interagire con una donna... è perché dopo 4000 anni, il maschilismo fa parte del loro corredo genetico, una componente inseparabile del corpo umano maschile come lo sono i globuli rossi e le piatrine!

Sesso: la donna vaginale e la donna clitoridea.

"Godendo di un piacere come risposta al piacere dell'uomo la donna perde sé stessa come essere autonomo, esalta la complementarità al maschio, trova in lui la sua motivazione di esistenza"
La funzione del piacere nella donna è stato da sempre collegato alla procreazione, ignorando volutamente che mentre il primo esprime una funzione biologica fondamentale dell'individuo (la stessa identica funzione presente nell'uomo) raggiungibile per mezzo di un organo, la clitoride, la seconda ha lo scopo di garantire la continuazione della specie.