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La popolarità che lo Yoga ha riscosso in questi ultimi tempi, ha prodotto molto spesso alcuni tentativi di adattamento alle differenze culturali dei nostri paesi.
Non sono stati solamente gli aspetti ginnico - sportivi che hanno cercato di integrarsi ad una disciplina che di sportivo non possiede proprio nulla, o all'indirizzo salutistico che ne ha fatto una ulteriore terapia alternativa. In queste nostre considerazioni ci riferiamo soprattutto alle metamorfosi che si verificano in presenza di alcuni aspetti speculativi di questa dottrina la quale, appartenendo ad una differente tradizione culturale, cozza inevitabilmente con le diverse convinzioni religiose.

La soluzione, di solito, è duplice: o si realizza una sorta di conversione alla nuova fede, oppure sarà lo yoga, con tutte le sue implicazioni filosofico - religiose ad essere adattato al proprio credo.

Nel primo caso si rischia quasi sempre di collocarsi in una prospettiva molto vaga e distorta, basandosi esclusivamente su concetti superficiali, presi in prestito da una manualistica divulgativa e di scarso valore culturale e interpretati, per di più, da una mentalità quale quella occidentale, la quale riesce a fare anche dello "spirito" un ulteriore bene di consumo.
Cambia il nome di Dio ed il modo di invocarlo, ma è veramente tutta qua la sostanza che diversifica due religioni?

Le facili conversioni

Una tale "conversione" non può essere altro che la semplice trasformazione della forma esteriore, indipendentemente dal grado di sincerità con la quale viene realizzata.
L'approccio, infatti, parte quasi sempre da una spinta emotiva e di semplice evasione.

Ciò significa che due individui provenienti da tradizioni religiose differenti anche se, apparentemente, può sembrare che seguano gli stessi riti, in realtà partiranno da vedute talmente distanti tra di loro che, molto spesso, possono anche non aver niente in comune.
Non a caso, in India, un uomo è indù solamente se nasce da una famiglia indù; le conversioni non sono che un mero fatto personale e non sono riconosciute nell'ambito della ortodossia bramanica.

Come conseguenza si arriva quasi sempre ad una realizzazione che non oltrepassa il dominio emotivo, a meno di non saper operare quella trasformazione che investe l'essere nella sua totalità, ma non è impresa di comune portata.
E' la scelta che, negli anni passati, fecero molti giovani occidentali i quali di fronte ad un mondo ormai sconsacrato, per fuggire allo stress psicologico che condiziona in maniera cruenta l'attività dell'io cosciente, si abbandonarono alla volontà di Guru improvvisati regredendo ad una condizione pre - personale.

Bastò allora calzare semplicemente dei sandali, radersi il capo, vestire la tonaca color zafferano, leggere i Sacri Testi interpretandoli e ripetendone gli aforismi a mò di favoletta per bambini con toni stucchevoli, per avere l'illusione di una effimera felicità. 
Ma, in tal caso, l'attività dell'Io cosciente è solo rimossa ed essendo ben lontani dalla severità dello Yoga la quale deve necessariamente portare alla depurazione di una certa istintività (spesso confusa con il concetto di naturalezza) oltre che della mediazione cerebrale (spesso confusa con il concetto di intelligenza) avviene prima o poi che questa "conversione" si traduca in una esplosione di emozioni isteriche.

Nella seconda ipotesi si ricerca invece, a tutti i costi, un adattamento esteriore che possa far coincidere alcuni aspetti filosofici dello Yoga con le proprie convinzioni religiose.

Lo Yoga cristiano

Nascono così i vari Yoga cristiani che altro non sono se non tentativi maldestri di raffazzonare tra loro aspetti di due ambiti diversi: quello religioso e quello metafisico appartenenti, per giunta, a due forme tradizionali differenti: quella orientale e quella occidentale.

Tale tentativo, ovviamente, non potrà che aver luogo in presenza dei consueti garanti, oggi tanto cari all' informazione di massa: la morale (spesso utilizzata come sostituto dell'pocrisia), il sentimentalismo, l'emotività.

In realtà questo errore nasce dalla convinzione che, essendo lo Yoga un mezzo di realizzazione spirituale, esso possa essere "adattabile" alla religione, costringendolo nel dominio della Fede, della Mistica, delle buone azioni... elementi appartenenti alle forme religiose contemporanee.
Ogni buon cristiano, se segue la sua religione, potrà salvarsi mediante la Grazia, ottenendo così il Paradiso; è il massimo a cui può aspirare.

Da questa parte c'è il traguardo della salvezza dell'anima, la quale resterà pur sempre nel dominio della condizione individuale - anche se in assenza del corpo - fino alla fine dei tempi.
Dall'altra c'è Moksha, la liberazione da tutti gli stati condizionati ed individuali, l'identificazione e la Reintegrazione con il Principio.

Solo similitudini

Tale equivoco nasce, molto spesso, dalla interpretazione di alcuni riferimenti trovati nella letteratura patristica e relativi a pratiche come il controllo del respiro (nucleo centrale dello hatha yoga) per avviare stati nei quali la mente acquista una perfetta stabilità nell'idea di Dio, in quanto "...il respirare facilita la dispersione e la dissipazione dello spirito." [Cfr F.Poli: Yoga ed Esicasmo]

Sembra che alcune scuole gnostiche fossero a conoscenza di questa disciplina e la utilizzassero, appunto, nelle loro pratiche di meditazione, proprio per quella stretta relazione che esiste tra la funzione respiratoria e lo stato mentale per cui associandola alla ripetizione incessante del nome divino si perveniva a quello stato mistico di cui abbiamo numerosi esempi nella tradizione cristiana.

Ma pur sempre di stato mistico si trattava, ovvero di uno stato che conduce alla "visione divina", ma dove si è lungi dal concepire la possibilità dell'Identità Suprema (Samadhi).

Tali pratiche sembrerebbero avere una comune origine e d'altronde, laddove si parte dalla modalità corporea per avviarsi verso stati superiori di realizzazione, è ovvio che i mezzi non possano che essere gli stessi, a qualsiasi civiltà appartengano.

Ma la pretesa identificazione degli scopi e delle finalità è solo frutto di una interpretazione superficiale la quale, tra l'altro, impedisce una serena e seria valutazione del pensiero orientale.

Mandala per la meditazione

Mandala per la meditazione

Una sequenza di mandala in dissolvenza, che unitamente ai mantra di sottofondo può costituire un valido strumento di meditazione. E' consigliabile la visione a pieno schermo. Tenere gli occhi fissi al centro del mandala e lo sguardo rilassato.