| Sukhasana
- Siddhasana - Padmasana
La
pratica dovrebbe essere svolta con particolare interiorizzazione
e concentrazione, tanto da produrre ciò che, nella lingua
sanscrita, viene chiamato tapas (calore interiore).
Vanno scelte in modo particolare, le posture di equilibrio.
Non ci soffermeremo a descriverle, in quanto sono normalmente conosciute
da chi pratica lo yoga e, comunque, facilmente consultabili in tutti i manuali.
Riteniamo invece più utile fornire particolari consigli per ciascuna
di esse.
Sukhasana
- Siddhasana - Padmasana
Sono
tipiche posture meditative e, nell'ordine, presentano un crescente
impegno delle articolazioni delle gambe.
Se non si possiede una sufficiente scioltezza delle anche, delle
ginocchia e delle caviglie, la loro esecuzione può produrre dolori agli arti inferiori
ed essere addirittura proibitiva come nel caso della posizione del Loto (Padmasana).
Forzare queste posizioni del corpo, senza averne le possibilità significa,
tra l'altro, costringere la colonna vertebrale ad un atteggiamento innaturale
e dannoso.
Il
problema principale sta nella difficoltà a ruotare le
gambe rispetto al bacino nella tipica posizione incrociata e,
addirittura, a sollevarle rispetto al piano di appoggio degli
ischi, come nella postura del Loto.
Nei primi due asana si può ricorrere ad un espediente per aggirare l'ostacolo:
sollevare il piano di appoggio del bacino rispetto alle gambe, poggiando gli
ischi su un piccolo cuscino anziché sul pavimento.
In tal caso la posizione a gambe incrociate risulterà meno difficoltosa
e la colonna vertebrale potrà essere mantenuta sufficientemente diritta.
In queste posture la schiena va mantenuta completamente eretta.
Succede spesso che tale esigenza venga abbandonata quando il tempo di mantenimento
si protrae.
Ciò è dovuto soprattutto all'indolenzimento dei muscoli che faticano
a mantenere la posizione corretta. Occorre individuare l'elemento di sostegno
della schiena: il bacino!
E' da lì che parte il corretto allineamento della colonna e non, ad
esempio, dalle spalle o dal dorso.
Pertanto, quando si sta per assumere una postura meditativa seduta è necessario
spingere leggermente il bacino (le creste iliache) in avanti in modo tale che
tutta la pila delle vertebre sia orientata nella stessa direzione.
A questo scopo ci torna utile, di nuovo, il nostro cuscino che verrà collocato non
completamente sotto i glutei, ma appena "in pizzo".
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Sardulanasana
- Matsyendrasana - Tadasana
Il
movimento del gatto. Facilmente eseguibile da chiunque, ha
il pregio di sciogliere armoniosamente la colonna.
La sua esecuzione piuttosto lenta lo rende adatto al nostro scopo: la concentrazione.
Alcuni accorgimenti nella posizione a quattro zampe: si tende inavvertitamente
a spostare il bacino indietro, quasi a sedersi. La colonna, allora, non è più allineata
perpendicolarmente al peso di gravità e le vertebre non lavorano in
maniera uniforme. Facciamo in modo che sia il bacino a guidare i movimenti:
sia nell'incurvamento che nell'inarcamento della schiena.
Visualizzeremo così l'onda uniforme nella mobilizzazione delle vertebre.
Particolarmente
utile alla struttura della colonna e delle anche.
Il tipo Vata soffre di problemi alle articolazioni (è una
caratteristica della secchezza dell'elemento Aria).
Vi sono differenti esecuzioni di questo asana, dalla più semplice
a quella più complessa.
Riteniamo sia fondamentale il ruolo svolto dal braccio collocato dietro la
schiena nella fase di rotazione del tronco.
In effetti l'appoggio e la spinta della mano a terra, proprio dietro il bacino,
assicura il corretto allineamento della colonna, impedendo il suo incurvamento.
Attenzione ad allineare alla stessa verticalità della colonna anche
il collo, mantenendo il mento leggermente abbassato, sulla spalla.
E'
una facile postura di equilibrio su appoggio bipodale. Alcuni
autori danno particolare importanza alla messa in tensione
di tutti i muscoli del corpo al fine di garantire un totale
allineamento della struttura ossea.
Riteniamo, dal nostro punto di vista che, una volta che sia
assicurato l'allineamento del bacino rispetto alla colonna,
mediante una leggera retroversione (il che si ottiene facendo
rientrare la pancia) tutto il resto del corpo debba essere
mantenuto abbastanza fluido. Tadasana è, infatti, una posizione
che si presta ad una meravigliosa interpretazione simbolica - non dimenticate
che questo è un importante elemento nello hatha yoga.
La totale verticalità della posizione del corpo, il suo rapporto assiale rispetto
alle altre dimensioni dello spazio suggeriscono il senso della centralità.
L'immancabile sensazione della crescita verso l'alto, sia della struttura
articolare che della respirazione contribuiscono - assieme ad altri elementi
dipendenti dalla sensibilità del praticante o dall'insegnante che
guida la pratica - a favorire una buona interiorizzazione; cosa che verrebbe
ostacolata dalla spasmodica ricerca delle tensioni muscolari. E' solamente
il nostro punto di vista!
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Vajrasana
- Pavanamuktasana
Altra
postura meditativa. Questo asana ha il pregio di consentire
un naturale allineamento della colonna senza grandi sforzi
e ciò è dovuto al leggero orientamento anteriore
del bacino. Per un principiante, comunque, anche in questo
caso possono esservi delle difficoltà: il classico dolore,
spesso assolutamente insopportabile, alle caviglie ed ai piedi,
oppure alle ginocchia.
Ci torna nuovamente utile il nostro prezioso cuscino.
Se il problema maggiore sono le caviglie, le quali sono costrette dal peso
del tronco ad una forte estensione, questo andrà collocato sotto i
piedi, in modo tale che lo spessore soffice possa attenuare l'eccessiva estensione.
Se il problema, invece, sono le ginocchia - costrette ad una forte flessione
- esso andrà collocato tra i talloni ed i glutei, in modo da attenuarlo.
Se il problema riguarda ambedue i casi... bhè... vedete voi!
Letteralmente,
come la maggior parte di voi saprà, questa parola significa: asana
che libera il vento. Di quale vento si tratti, è facilmente
intuibile. Una conseguenza di Vata in eccesso è,
appunto, l'eccessiva presenza di gas intestinale. L'asana può essere
intensificato cingendo le gambe non all'altezza delle ginocchia,
bensì in una collocazione più vicina alle caviglie.
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Vrikshasana
- Sirshasana
Postura
dell'Albero. E' tra le classiche e più semplici posture
di equilibrio. Richiede, naturalmente, molta concentrazione,
dato che l'assetto del corpo è su una sola gamba.
In un principiante spesso favorisce più una condizione
di nervosismo che di vera e propria interiorizzazione.
Occorre, quindi, tener presente che la struttura del corpo
non è stata
concepita dalla natura per stare su un solo piede, ma la sua stabilità deriva
da un appoggio bipodalico. Di conseguenza vengono disturbate tutte quelle
funzioni che fanno capo al sistema vegetativo, come la respirazione.
Occorre prestare particolare attenzione al ritmo respiratorio, cercando di
mantenerlo il più regolare possibile. Sarà di grande aiuto
focalizzare un punto visivo sul pavimento, a qualche centimetro di distanza
e mantenerlo come ancoraggio per tutta l'esecuzione.
Postura
sulla testa. Tra le posizioni di equilibrio è sicuramente
la più difficoltosa.
L'insegnamento andrebbe fatto personalmente, soprattutto per coloro che hanno
qualche problema al tratto cervicale della colonna.
Se il praticante ad esempio pesa sessanta chili, quasi tutti e sessanta se
li troverà sulle vertebre cervicali! Vanno quindi sciolti e potenziati
i muscoli del collo, ancor prima di accingersi ad eseguire questo asana.
Per quanto concerne l'equilibrio, alcuni autori consigliano di aiutarsi col
sostegno di una parete. E' sicuramente una scorciatoia che aiuta a raggiungere
una certa stabilità, ma prima o poi giungerà il momento in
cui occorre staccarsi dal muro ed allora, spesso, occorre ricominciare tutto
da capo!
Sarebbe preferibile cimentarsi sin dall'inizio nella ricerca dell'equilibrio.
Da tener presente anche il notevole flusso di sangue che improvvisamente
- per chi non è avvezzo - giunge alla testa a causa del peso di gravità.
Cautela!
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