| Buddhi
Il corpo umano è la porta di accesso al
divino; idea, questa, tutta panindiana che si distacca nettamente
dalle concezioni monoteistiche le quali riconducono sistematicamente
a quel "vizio di sostanza" che si esprime con il concetto
di peccato originale.
La prima manifestazione dell'atman nell'essere umano è la
buddhi, la quale, di per sé, costituisce il principio dell'Intelletto
superiore.
René Guénon la chiamava "Intuizione
intellettuale" per
distinguerla da quell'intuizione che normalmente è espressione
di una capacità discorsiva e razionale dell'essere umano
nel quotidiano rapporto con la realtà.
La buddhi, invece, è il riflesso della luce dell'Essere
nella Manifestazione ed è proprio essa che forma l'elemento
trascendentale nell'uomo.
Non può avere, quindi, conoscenza dell'Io ed è al
di là delle sensazioni percepite dal corpo.
Si tratta, in sostanza, di una coscienza impersonale che crea i
concetti e le idee generali, il testimone interiore che è anche
giudice imparziale. |
Il
processo di apprendimento

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| Ahamkara
La coscienza individuale dell'uomo, invece, nasce
con quell'elemento che la dottrina chiama ahamkara, il quale consente
di ritenerci un individuo tra tanti, con una propria personalità.
E' proprio da questa distinta personalità che scaturisce
il desiderio o, meglio, la possibilità di attrarre o di
opporre, la volontà di conoscere e di essere conosciuto.
Questa separatività se, da un lato, permette all'uomo di
vivere nel Creato, dall'altro è la naturale sorgente del
dolore, della sofferenza psicologica di sentirsi "privato" del
possesso di ciò che non appartiene.
La sete che spinge a colmare il vuoto prodotto da "ciò che
non appartiene" porta alle continue esperienze della vita
e, dopo la morte, costringerà questo nucleo di esistenza
a rinascere.
E' con l'ahamkara che l'individuo costruisce la sua storia personale;
questo senso di soggettività lo conduce a sentirsi "differente" da
altri individui e quindi separato dal Tutto.
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I piani vibratori
L'essere umano è considerato come formato
da piani distinti di sostanza vibratoria, che la filosofia indù chiama
kosha, qualcosa di simile al termine occidentale "involucro".
Questi piani sono in numero di cinque e rappresentano l'inviluppo
del principio di coscienza in seno alla manifestazione. Il termine
viene così composto:
piano vibratorio + maya [che appare] + kosha [involucro]
Anna maya kosha
E' il piano materiale, (anna = skr. cibo) grossolano del
corpo umano, chiamato anche sthula sharira. Esso appare come risultato
dell'assimilazione degli alimenti [anna]. Sue caratteristiche sono
le sei urmi: fame, sete, dolore, ignoranza, decadenza, morte.
In sostanza, si tratta del piano con cui normalmente si esperisce
la realtà esterna e che tutti possono esperimentare, indipendentemente
dal grado di evoluzione spirituale od anche semplicemente intellettiva.
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| Manas
Il terzo elemento è il manas, la coscienza
discorsiva, formale, che comprende la ragione, la memoria e l'immaginazione.
E' l'unico elemento della struttura sottile dell'uomo che viene
riconosciuto dalla psicologia occidentale: la mente; per la filosofia
indiana, invece, essa è nient'altro che il senso interno,
analogo agli altri cinque: vista, udito, olfatto, gusto, tatto.
La sua funzione è quella di sorvegliare il flusso ininterrotto
di sensazioni che entrano nel corpo, di scegliere quelle che possono
interessare l'individuo e di fare il "punto della situazione" ad
ogni momento.
Attraverso la sua incessante attività stimola il senso dell'Io
(ahamkara) e questi attraverso il suo funzionamento, mette in movimento
la buddhi.
Il manas, quindi, è lo spirito empirico che raccoglie i
dati sensibili; l'ahamkara è l'Io pensante che misura l'interesse
personale e particolare e la buddhi è colei che giudica
e decide.
Spesso l'attvità di quest'ultima subisce l'interferenza
decisiva dell'Ego (ahamkara) il quale, così, dissimula e
confonde i dati dell'intelligenza propriamente detta.
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Prana,
mente, intelletto, estasi
Prana maya kosha
E' il piano vibratorio specifico di Prana, successivo in ordine
logico ad Anna maya kosha. L'aspetto vitale di un organismo che
si esprime attraverso l'energia; la forza vitale presente in
tutto il cosmo.
Il prana è essenziale al funzionamento della vita stessa
e la sua mancanza coincide con la morte dell'individuo.
Mano maya kosha Questo termine si riferisce al piano mentale, la coscienza mentale
per eccellenza, il dominio della mente umana con tutte le sue operazioni.
La sua funzione è ancora sottile e le relazioni del manas
con gli altri sensi sono di ordine vibratorio.
Secondo lo yoga, la sostaza mentale assume la forma esterna che
sta conoscendo (vedi Patanjali).
Questo concetto implica che l'individuo non può che avere
una sola immagine mentale alla volta e che l'intensità del
ricordo e quindi della comprensione deriva dal grado di attenzione
prestato a quella immagine.
Vijnana maya kosha
E' l'inviluppo della conoscenza individuale discorsiva, che riceve
direttamente la luce dalla buddhi. Siamo ancora nel piano formale
dell'individuo, dove si percepisce l'azione dell'ego. Questo piano è in
contatto con il mondo grossolano del cosmo e della materia, così come
la percepiamo per mezzo dei sensi.
Ananda maya kosha
Il piano della "felicità", informale e d'ordine
universale. In questo piano la luce del Brahman, attraverso la
buddhi, illumina direttamente la coscienza dell'essere umano che
la capta per intuizione spirituale e non per ragionamento mentale.
Si tratta dello stato spirituale più elevato che sia possibile
raggiungere attraverso lo yoga.
Questo inviluppo accompagna la coscienza nelle successive rinascite,
sino alla liberazione finale [mukti] nel quale l'atman individualizzato
ritorna all'Essere. |