I vari Yoga cristiani altro non sono se non tentativi
maldestri di raffazzonare tra loro aspetti di due ambiti diversi: quello religioso
e quello metafisico appartenenti, per giunta, a due forme tradizionali differenti:
quella orientale e quella occidentale.
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La popolarità che lo Yoga ha riscosso
in questi ultimi tempi, ha prodotto molto spesso alcuni tentativi
di adattamento alle differerenze culturali dei nostri paesi. La soluzione, di solito, è duplice: o si realizza una sorta di conversione alla nuova fede, oppure sarà lo yoga, con tutte le sue implicazioni filosofico - religiose ad essere adattato al proprio credo. Nel primo caso si rischia quasi sempre di collocarsi in una prospettiva
molto vaga e distorta, basandosi esclusivamente su concetti superficiali,
presi in prestito da una manualistica divulgativa e di scarso valore
culturale e interpretati, per di più, da una mentalità quale
quella occidentale, la quale riesce a fare anche dello "spirito" un
ulteriore bene di consumo. |
Nascono così i vari Yoga cristiani che altro non sono se non tentativi maldestri di raffazzonare tra loro aspetti di due ambiti diversi: quello religioso e quello metafisico appartenenti, per giunta, a due forme tradizionali differenti: quella orientale e quella occidentale. Tale tentativo, ovviamente, non potrà che aver luogo in presenza dei consueti garanti, oggi tanto cari all' informazione di massa: la morale (spesso utilizzata come sostituto dell'pocrisia), il sentimentalismo, l'emotività. In realtà questo errore nasce dalla convinzione che, essendo
lo Yoga un mezzo di realizzazione spirituale, esso possa essere "adattabile" alla
religione, costringendolo nel dominio della Fede, della Mistica,
delle buone azioni... elementi appartenenti alle forme religiose
contemporanee. Da questa parte c'è il traguardo della salvezza dell'anima,
la quale resterà pur sempre nel dominio della condizione
individuale - anche se in assenza del corpo - fino alla fine dei
tempi.
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Una tale "conversione" non può essere
altro che la semplice trasformazione della forma esteriore, indipendentemente
dal grado di sincerità con la quale viene realizzata. Ciò significa che due individui provenienti da tradizioni
religiose differenti anche se, apparentemente, può sembrare
che seguano gli stessi riti, in realtà partiranno da vedute
talmente distanti tra di loro che, molto spesso, possono anche
non aver niente in comune. Come conseguenza si arriva quasi sempre ad una realizzazione che
non oltrepassa il dominio emotivo, a meno di non saper operare
quella trasformazione che investe l'essere nella sua totalità,
ma non è impresa di comune portata. Bastò allora calzare semplicemente dei sandali, radersi
il capo, vestire la tonaca color zafferano, leggere i Sacri Testi
interpretandoli e ripetendone gli aforismi a mò di favoletta
per bambini con toni stucchevoli, per avere l'illusione di una
effimera felicità. Nella seconda ipotesi si ricerca invece, a tutti i costi, un adattamento
esteriore che possa far coincidere alcuni aspetti filosofici dello
Yoga con le proprie convinzioni religiose. |
Solamente similitudini Tale equivoco nasce, molto spesso, dalla interpretazione di alcuni riferimenti trovati nella letteratura patristica e relativi a pratiche come il controllo del respiro (nucleo centrale dello hatha yoga) per avviare stati nei quali la mente acquista una perfetta stabilità nell'idea di Dio, in quanto "...il respirare facilita la dispersione e la dissipazione dello spirito." [Cfr F.Poli: Yoga ed Esicasmo] Sembra che alcune scuole gnostiche fossero a conoscenza di questa disciplina e la utilizzassero, appunto, nelle loro pratiche di meditazione, proprio per quella stretta relazione che esiste tra la funzione respiratoria e lo stato mentale per cui associandola alla ripetizione incessante del nome divino si perveniva a quello stato mistico di cui abbiamo numerosi esempi nella tradizione cristiana. Ma pur sempre di stato mistico si trattava, ovvero di uno stato che conduce alla "visione divina", ma dove si è lungi dal concepire la possibilità dell'Identità Suprema (Samadhi). Tali pratiche sembrerebbero avere una comune origine e d'altronde, laddove si parte dalla modalità corporea per avviarsi verso stati superiori di realizzazione, è ovvio che i mezzi non possano che essere gli stessi, a qualsiasi civiltà appartengano. Ma la pretesa identificazione degli scopi e delle finalità è solo frutto di una interpretazione superficiale la quale, tra l'altro, impedisce una serena e seria valutazione del pensiero orientale. |
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