Dhyana ci conduce in una realtà che non ha
niente a che vedere con gli oggetti, le forme, i sentimenti con i quali ci
confrontiamo quotidianamente, perché questi sono - nell'ottica della
filosofia indiana - limitazioni, anche se temporanee, della nostra coscienza
che, di per sé, non è nè "buona", nè "cattiva",
nè "vile", nè "coraggiosa"...ma solo espressione
individuale di una coscienza universale, cosmica.
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La meditazione rappresenta indubbiamente uno
degli obiettivi principali cui mirano, prima o poi, coloro che
si incamminano sulla via dello yoga. Generalmente si considerano questi termini - la meditazione e
la concentrazione - come due differenti modi per esprimere uno
stesso concetto. Abbiamo posto il verbo al condizionale non per esprimerci in maniera
dubitativa rispetto ai sacrosanti enunciati di Patanjali, ma solo
per una realistica considerazione di certe possibilità che
difficilmente possono attuarsi in presenza di uno stile di vita
ed in un contesto, come il nostro, socialmente, culturalmente,
moralmente ed obiettivamente differente da quello nel quale, già allora,
la liberazione in vita era un evento raro e difficile da ottenere. |
Avviene quello che Patanjali descrive
come "illusione della coscienza": lo spettatore si identifica
con lo spettacolo e diviene egli stesso spettacolo. La più grossa limitazione dell'uomo moderno, causata appunto
da uno stile di vita che aderisce - non potendone, purtroppo, fare
a meno! - ad una serie di convenzioni dettate da una produttività indiscriminata,
da un efficientismo arido e cretino, da una ipocrita adesione a
troppi luoghi comuni, è la difficoltà a sottrarsi
a quei riflessi condizionati che una volta erano esclusiva caratteristica
degli animali. E' il silenzio "che rende saggi", perché muni
non vuol dire solamente 'colui che tace' ma anche 'colui che è saggio'
ed un esempio storico è Shakyamuni, il saggio del clan degli
Shakya, conosciuto come il Buddha. Nella concentrazione la mente recupera il pieno potere delle sue facoltà, andando oltre la visione formale e discorsiva della realtà indagata. Come dice la parola stessa, Dharana concentra il fascio di attenzione, così come farebbe una lente con i raggi del sole, aumentandone la potenza ed il calore. Punti di concentrazione possono essere una forma esterna - generalmente
più facile da mantenere - oppure interna, cioè pensata. |
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Pratyahara, Dharana, Dhyana sono quei percorsi
preliminari che, appunto, possono condurre allo stato di enstasi
definito dai testi come Samadhi. Dhyana ci conduce, quindi, in una realtà che non ha niente a che vedere con gli oggetti, le forme, i sentimenti con i quali ci confrontiamo quotidianamente, perché questi sono - nell'ottica della filosofia indiana - limitazioni, anche se temporanee, della nostra coscienza che, di per sé, non è nè "buona", nè "cattiva", nè "vile", nè "coraggiosa"...ma solo espressione individuale di una coscienza universale, cosmica. Possiamo ben immagianre come questo stato sia diametralmente opposto a quello nel quale ci tuffiamo tutti i giorni dove, se attuato, sarebbe interpretato come ottusa inerzia e pericoloso disnteresse al lavoro, alle relazioni sociali, agli affetti familiari... Ma la fuga dalla realtà, non è l'obiettivo cui tende
la meditazione. Anzi, i suoi frutti sono forieri di una più reale
e genuina interpretazione della vita di tutti i giorni, depurata
delle ansie, dei rancori, dei timori, della esuberanza di un eccessivo
coinvolgimento. Questo avviene perché i nostri sensi - nella fattispecie
l'udito - non può non percepire un evento esterno che, invece
di rimanere un puro e semplice fenomeno acustico, viene analizzato
ed interpretato dalla mente, sottraendosi così alla sperimentazione
in atto. |
Non siamo quindi consapevoli del preciso istante in cui la nostra
coscienza sta passando dalla concentrazione alla meditazione vera
e propria. Si potrebbe obiettare che, non possedendone un ricordo a livello di esperienza concreta, la meditazione a poco ci giova nella vita di tutti igiorni. Se non che la "coscienza" che esperimenta lo stato meditativo,
nella vita comune è come il corpo che si veste di abiti
che sono la nostra attività mentale, la vita emotiva, le
impressioni...
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