Una pratica religiosa che in India ancora oggi sfida
il corso del tempo è quella del sacrificio cruento in onore a
Durga. Visitando il tempio ci si può trovare improvvisamente richiamati
dalle urla strazianti di un animale al quale stanno mozzando la testa
dinnanzi allo sguardo... (compiaciuto?) degli astanti - grandi e piccoli
- oltre, naturalmente, a quello della dea cui il sacrificio è diretto!
L'impressione della carne, si sa, prevale su tutto: sul rispetto per
le altrui tradizioni, sull'acculturamento...ecc. per cui il primo istinto
che ti assale è quello di stigmatizzare il fatto.
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Il confronto tra differenti culture, favorito
da un turismo di massa sempre più in espansione, sta producendo
un fenomeno di globalizzazione che tende ad appiattire le diversità culturali
- a volte sostanziali - con le quali un popolo normalmente si caratterizza
rispetto ad un altro. |
Probabilmente, nell'antichità, a questa
divinità furono dedicati cruenti sacrifici umani. Bana,
un poeta vissuto nel settimo secolo, al quale si deve un inno alla
dea: Chandisataka, allude anche a sacrifici umani. L'origine si trova nel Devimahatmya, un episodio del Markandeya
Purana, e racconta la vittoria della dea sulle forze del male (Asura).
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Una pratica religiosa che in India ancora oggi
sfida il corso del tempo è quella del sacrificio cruento (attenzione, scene cruenti) in onore a Durga. Visitando il tempio ci si può trovare
improvvisamente richiamati dalle urla strazianti di un animale
al quale stanno mozzando la testa dinnanzi allo sguardo... (compiaciuto?)
degli astanti - grandi e piccoli - oltre, naturalmente, a quello
della dea cui il sacrificio è diretto! Durga, l'inaccessibile. Una delle figure più note e popolari
del panteon induista è considerata la consorte di Shiva
- quindi Signora della distruzione - e viene generalmente descritta
dalle numerose fonti testuali in forma terribile e con un temperamento
irascibile. I moderni artigiani dellIndia - sembrerebbe quasi ad
onta e a dispetto delle sublimi espressioni dell'arte pittorica
e scultorea create dai loro avi - riescono, pur di vendere, a farne
delle riproduzioni talmente banali e ridicole che il turista ignaro
ed ignorante non sa neanche minimamente cosa sta comperando. |
Riportiamo l'inno di Arjuna alla dea
Durga, descritto nel Mahabharata, il grande poema epico dell'India,
nel quale risultano vari epiteti attribuiti alla dea. Rispetto a te, Siddhasenàni (generalessa dei Siddha) la nobile, colei che abita sul monte Mandara, Kumàri, Kali, Kàpali, Kàpila, Krishnapìngala. Onore a Bhadrakàli; onore a te. Mahakàli; salute a te Chàndi, Chànda; salute a te o Tàrini (colei che libera) o Varavàrnini (dai colori meravigliosi); o fortunata Katyàyani, o Kàrali, o Vijàya, o Jàya (vittoria) che porti la coda del pavone come stendardo, adornata di gioielli, armata di lance, della spada e dello scudo, sorella più giovane del signore delle pastorelle (Krishna) figlia maggiore nata nella famiglia del mandriano Nanda, deliziata del sangue di Mahisha, Kausikì, vestita di abiti gialli, tu che ridi sonoramente, dalla bocca di lupo; onore a te che ti delizi nella battaglia, o Uma, Shakàmbari, tu bianca (Sveta) tu nera (Krishna) o distruttrice di Kaitabha. Rispetto a te o Hiranyàkshi (dorata), Virupàkshi
(distorta), Dhumràkshi (dagli occhi neri), o Vedàsruti
(tradizione dei Veda) la più pura, fervida Jatavedasi (aspetto
femminile di Agni) che risiedi perpetuamente vicino a Jambu [un
appellativo di Shiva]. Tu sei Jàmbhani (la distruttrice) Mòhini (la fascinosa)
Maya (l'illusione) Hri (l'aurora) Sri (la Dea) Sàndhya (il
passaggio tra le fasi del giorno e della notte), la luminosa, Savitrì,
la madre, Tusti (la soddisfazione) Pusti (la pinguedine) Dhriti
(la fedeltà) Dipti (la luice) accrescitrice del sole e della
luna; il potere dei potenti in battaglia; tutto ciò sei
tu per i Siddha e per coloro che desiderano diventarlo. |

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