Possiamo
essere asceti e uomini di mondo al tempo stesso:
asceti nella profondità della nostra anima, individui sociali nella comune
ricerca della verità.
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L'uomo del nostro tempo vive generalmente in
un ambiente ostile alla percezione profonda della realtà. Il corpo, il nostro organismo, non può più sottrarsi
a questo processo e così viene inesorabilmente impoverito
e limitato da una mentalità utilitaristica e ridotto a semplice
mezzo strumentale. Nella cultura indiana, la Creazione divina è chiamata lila, atto giocoso perché si sottrae al carattere obbligatorio del comportamenti "dovuti", perché nel gioco c'è la piena espressione della libertà, il massimo potere creativo. Questa parola può racchiudere in sé un vasto numero
di significati e di sfumature nell'ambito sociale, etico, morale
secondo visione e concetti strettamente personali.
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Ma mentre questo fenomeno nelle città indiane
sta disegnando un nuovo stile di comportamento che fino a non molti
anni fa era basato esclusivamente su una visione tradizionale della
vita, in Occidente la cultura indiana ha tutt'al più promosso
isolati movimenti mistici e religiosi, legati più che altro
al culto di qualche personalità dal forte carisma, più che
ad una generale visione dell'esistenza. Pertanto, anche se i presupposti, qualunque siano - desiderio
di trascendenza, evasione, cultura del corpo ecc.- potrebbero favorire
questo processo di scambio con l'altra cultura, di fatto esso si
limita ad isolati fenomeni i quali, peraltro, non sono nenche ben
visti da quanti non li condividono. Ecco allora la necessità di trovare, soprattutto da parte di chi insegna lo yoga, un linguaggio che sia coerente con la cultura alla quale si appartiene. Pertanto la prima libertà da conquistare dovrebbe essere quella dai pregiudizi e dai luoghi comuni che nel corso di troppi anni si sono andati stratificando. Il fascino della visione orientale, la ricchezza e ricercatezza
delle immagini iconografiche attraggono talmente la nostra fantasia
che il più delle volte si trasformano in una gabbia dorata,
limitando irreparabilmente la comprensione intima e profonda del
loro significato. Sosteneva Plutarco: "la mente non ha bisogno, come un vaso,
di essere riempita ma, piuttosto, come legna di una scintilla che
l'accenda e vi infonda l'impulso della ricerca ed un amore ardente
per la verità". |
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Ecco, allora, l'opportunità che lo yoga,
oggi, può darti: il recupero della libertà di cui
l'uomo attuale ha più bisogno che mai; un recupero attuato
giorno dopo giorno, nella quotidianità della vita, che prescinda
da troppo facili fughe dalla realtà, consapevoli del proprio
ruolo o, se preferiamo, del proprio karma, in una società la
quale si fonda, probabilmente, su valori che non amiamo troppo
ma con i quali, tuttavia, dobbiamo confrontarci ad ogni momento
della vita. L'insegnamento dello Yoga è nato, molto probabilmente,
sulla base di un rapporto strettamente personale tra maestro e
discepolo e con un intento di ricerca difficilmente sostenibile
nella società attuale. Un distacco che si è andato sempre più accentuando
anche per quell'inevitabile travaso della cultura che già dai
primi del Novecento era stato annunciato da pensatori come Evola
e Guénon. |
In una fredda giornata d'inverno un gruppo di porcospini si rifugia
in una grotta, e per proteggersi dal freddo si stringono vicini. |

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