L'idea dominante in tutte e due le tradizioni è
quella di un gesto della mano che serve sia a contraddistinguere le differenti
divinità, ciascuna esprimente una particolare caratteristica o "potenza",
sia a sigillare o "sugellare" - in senso esoterico - le formule magiche
o "mantra" proferiti durante il rito.
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Nella
tradizione estremo orientale troviamo il termine yin (Sino
- Giapponese= in, contraddistinto
dalla figura del titolo). L'idea dominante in tutte e due le tradizioni è, comunque, quella di un gesto della mano che serve sia a contraddistinguere le differenti divinità, ciascuna esprimente una particolare caratteristica o "potenza", sia a sigillare o "sugellare" - in senso esoterico - le formule magiche o "mantra" proferiti durante il rito. Nella
funzione esoterica, quindi, essa esprime in maniera assai esplicita
il modo di tenere le dita, equivalente ad un gesto mistico volto
a garantire l'efficacia stessa del rito. Nel noto mantra tibetano Om mani padme hum, che potrebbe essere tradotto nell'esclamazione: "Ah! Il gioiello nel Loto" e di cui André Van Lysebeth dà una interpretazione tantrica sostenendo che il diamante (vajra) è l'organo maschile; padme - il fiore di loto - simboleggia la yoni o l'organo femminile, per cui: "Om, il lingam nella yoni", ogni sillaba è identificata ad un colore, secondo lo schema seguente A loro volta, sillaba e colore sono rapportati al movimento delle dita che esprimono il mudra. In
tal modo la serie completa della mudra rituale deve, attraverso
un'azione sul sistema nervoso, produrre determinati effetti sia
sul livello psicologico che fisiologico. |
Alcune mudra appartenenti sia alla tradizione buddista che induista sono note come "mudra a mani giunte" in cui la loro posizione ricorda, orientativamente, lal nota mudra definita anjali (che, nel caso specifico, sono collocate al di sopra del capo). In questa serie il contatto dei palmi varia in rapporto alla forma particolare che si intende richiamare alla coscienza.
Hridaya. I palmi completamente uniti. Indica il cuore (hridaya) fermo e sincero.
Le dieci dita sono unite assieme, ma tra i palmi viene lasciato un piccolo spazio che rappresenta lo spazio del cuore svuotato delle passioni.
Puna. Simbolizza il fiore di loto che sta sbocciando. In questo mudra le dita sono unite, tranne: indice, medio anulare le quali sono leggermente separate indicando il progressivo dischiudersi del fiore.
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Alcune mudra più conosciute in Occidente
sono quelle generalmente praticate nelle scuole di yoga e che accompagnano
la meditazione del praticante. Abhayamudra [Semui - in]
Quella della mano destra è il gesto della preghiera, ma
anche quella di colui che impartisce benedizione e salvezza. Srimudra [kichijo in]
Questa mudra si assume unendo la punta del pollice con quella
dell'anulare. E' la mudra della buona fortuna e si assume con la
mano sinistra la quale rappresenta la concentrazione. Dhyanamudra [Jo - in]
E' il gesto che si assume durante la meditazione ed è intimamente connesso all'idea del samadhi, il completo riassorbimento del pensiero nell'oggetto di concentrazione sue varianti:
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Adhara. Il termine sanscrito indica il potere di sostenere, di fornire supporto. Le dita sono ricurve a formare una coppa ed il gesto indica l'atto di trattenere l'acqua.
Uttanaja. la mudra simbolizza la chiarezza e la mancanza di dissimulazione, così come la purezza è il simbolo del loto o del Dharma.
Kamala. Questo termine in sanscrito significa
fiore di loto. La forma simbolizza il fiore non ancora sbocciato.
Pranama. la mudra del rifugio. Le dita della mano destra sono intrecciate alla sommità con quelle della mano sinistra.
Viparita. Il termine sanscrito significa invertito, al contrario. Nel mudra la mano destra e la sinistra sono unite per i dorsi e le dieci dita sono intrecciate l'una con l'altra.
Viparyasta. Indica che le mani sono piazzate dorso
contro dorso, una sull'altra.
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