Ad eccezione delle scuole materialiste dei Charvaka, tutti i sistemi filosofici indù accettano la possibilità di poter sviluppare una percezione sovrannaturale, naturalmente con le differenze tipiche di ciascun pensiero .
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Tutta la produzione filosofica sullo Yoga ruota attorno al concetto
di retta conoscenza. Il termine sanscrito che definisce la parola "percezione" è pratiaksha [da prati = (andare) verso, e aksha =occhio] e si riferisce strettamente alla percezione diretta o conoscenza che proviene dagli organi di senso (indryia). In un senso più generale, essa include:
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Questi gradi sovranormali di percezione vanno al di là del comune senso percettivo. Non dipendono, ovviamente, dal comune organo di senso e trascendono le categorie di tempo, spazio e causalità. Ad eccezione delle scuole materialiste dei Charvaka , tutti i sistemi filosofici indù accettano la possibilità di tale percezione sovrannaturale, naturalmente con le differenze tipiche di ciascun pensiero . La dimostrazione di una simile percezione è rintracciata nella chiaroveggenza, chiaroudienza, aumento della sensibilià agli stimoli nervosi della visione, udito e tatto (iperestesia), telepatia e numerosi altri poteri conosciuti come siddhi . Spesso viene fatta una distinzione tra i poteri degli yogi e quella
dei rishi. La percezione yogica può essere acquistata tramite la meditazione, mentre la conoscenza dei rishi veniva sviluppata tramite le austerità (tapas).
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Il senso percettivo dipende da una relazione chiamata sannikarsha : una sorta di comunione dinamica tra l'organo di senso e l'oggetto percepito. Questa relazione è estremamente sottile
e complessa ed è l'oggetto di discussione di una importante
scuola di pensiero (darshana): il Nyaya - Vaisheshika.
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Esiste, infine, una forma più alta di percezione, chiamata Ishvara pratiaksha , la "percezione divina" ovvero la conoscenza che Dio ha sulle cose del mondo. La cultura indù ha da sempre speculato sulla natura divina e sugli attributi della divina conoscenza, ritenendo che questi debbano essere "appresi" qualora si vogliano penetrare i misteri dell'universo. Una parte del bagliore
istantaneo con il quale il divino conosce tutte le cose, può trovarsi
come riflesso nell'uomo. |

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