Pranayama, scienza del ritmo, si avvale del respiro, ossia
di quel processo vitale che nell'uomo può assumere diversi "modi",
così come nei suoni diverse sono le tonalità; ciò che
varia è la frequenza: è proprio variando questa frequenza che
possiamo sintonizzarci sui ritmi cosmici rintracciabili anche nella fisiologia
dell'uomo.
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Tra i meriti che lo Yoga può vantare va
senza dubbio considerato il ripristino della corretta respirazione
nel recupero dell'equilibrio psico-fisico. Quasi sempre ci si confronta con una respirazione troppo corta
che non riesce quasi mai a “coprire” la tipica lentezza
di una dinamica inserita nella pratica degli asana. Sarebbe bene a questo punto fare un pò di chiarezza, soprattutto
sui concetti che ruotano attorno al respiro ed al pranayama. Abbiamo parlato di ritmi, il che sgombera il
campo da qualsiasi dubbio: il pranayama non si fonda su una maggiore
assunzione di aria e, quindi, di ossigeno nei polmoni così come
la bella musica non si riduce al volume dei suoni che la compongono. Viene comunemente definito “energia” ma questa parola
inquinata com'è, in occidente, dal concetto di natura industriale
e tecnologica non rende troppo bene l'idea. |
"Ed ora che l'asana è stabile lo yogin, signore di sé stesso, assumendo una alimentazione adeguata, deve consacrarsi al pranayama, secondo la via insegnata dal Guru". In questo verso dell'Hatha Pradipika sono presenti tutte le condizioni attraverso cui l'adepto può attuare quel rito che il commentatore definisce sacro, in quanto rappresenta la chiave per accedere nello stato che trascende l'ordinaria esperienza di veglia, consentendo allo spirito di ritrarsi colà dove l'atto è magia e non viceversa. All'epoca in cui l'opera fu redatta le condizioni fisiche dell'uomo
erano probabilmente più integre rispetto ai giorni nostri
perché, a quanto pare, progresso, benessere e comodità hanno
anche significato degenerazione e "perdita di stato". Pranayama, scienza del ritmo, si avvale del respiro, ossia di
quel processo vitale che nell'uomo può assumere diversi "modi",
così come nei suoni diverse sono le tonalità; ciò che
varia è la frequenza: è proprio variando questa frequenza
che possiamo sintonizzarci sui ritmi cosmici rintracciabili anche
nella fisiologia dell'uomo. Un atto respiratorio si compone, come sappiamo, di due fasi: Inspiro,
Espiro. |
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Una cellula del nostro tessuto, nell'arco della sua breve vita
respira e probabilmente, dal suo punto di vista, non deve far altro. Brahma (siamo in piena cultura indiana!) anche
esso respira, ma il suo inspiro ed espiro altro non sono se non
l'emissione ed il riassorbimento ciclico degli Universi (le cellule...?)
e probabilmente dal suo punto di vista - perdonateci l'audacia!
- la funzione principale dell'uomo non è tanto il respiro, quanto quella di consentire
Kalpa & Pralaya (cioè emanazione e riassorbimento dei
mondi). Il comune denominatore è un rapporto ritmico che produce una dimensione stabilita dalla frequenza: più alta nella cellula, incommensurabilmente più bassa in Brahma. An significa respirare; pranayama è l'equilibrio del respiro o, meglio, dell'Esistenza Universale. Attraverso esso si prospetta allo yogi l'unificazione di tutti gli stati di coscienza, ossia l'allargamernto della personalità culminante in quello stato di estasi che i testi classici chiamano samadhi. Sapevate che il pranayama... fa parte della ritualità quotidiana di un indù,
sia che egli pratichi o no lo yoga? Vyahriti - 21 sillabe
Gayatri - 24 sillabe Tat / Sa-vi-tur / Va-re-ny-am / Bhar-go / De-va-sya / dhi ma-hi / dhi-yo / yo nah / pra-cho-da-yat. Shira - 15 sillabe Ap-o / jyo-ti / ra-so / 'mri-tam / Brah-ma / Bhur / Bhu - vas / Svar Om. |
Le fasi
del respiro
Nelle discipline sportive, nella ginnastica siamo abituati a considerare l'atto respiratorio nelle due fasi principali: inspiro ed espiro. Sono i due eventi sottoposti allo stimolo del centro respiratorio ed ai quali spesso attribuiamo il ruolo di “sostegno” in particolari condizioni psicologiche: l'inspiro sembra alimentare un impegno sia fisico che mentale, mentre l'espiro ha la facoltà di alleggerire, ad esempio, uno stato ansioso. In realtà esiste una terza fase di cui normalmente non abbiamo coscienza, una fase sospensiva che normalmente dura un tempo “trascurabile” nel passagio dall'inspiro all'espiro e viceversa, mentre possiede una durata considerevolmente maggiore in particolari momenti di tensione: ci ritroviamo, in sostanza, a trattenere il respiro quando gli eventi ci sovrastano. Il pranayama utilizza, nelle sue tecniche, anche le fasi di sospensione dilatandone il tempo relativo. Abbiamo quindi, nell'ordine logico:
Il termine Kumbha, in sanscrito, significa recipiente, contenitore per cui viene spontaneo, in questo contesto, pensare al contenitore dei nostri polmoni che, una volta sono pieni e l'altra vuoti. Nulla da eccepire, se non che, nello yoga, non è l'evento fisico a svolgere un ruolo determinante, bensì la condizione - diciamo così - psicologica. Avremo così, per lo meno, due “contenitori”: quello dei polmoni (cioè del respiro fisiologico) e quello della mente, tra i quali deve esserci, naturalmente, qualche relazione. E' la premessa sulla quale poggia la meditazione: la mente condiziona
il respiro ed il respiro influenza la mente. Chi non ha mai verificato quanto difficile sia trattenere la reazione del pianto, il quale si manifesta mediante la rottura di un normale atto respiratorio? In secondo luogo, sostenere che il respiro “condizioni” la mente significherebbe, implicitamente, imporre dei limiti allo sviluppo dello stato meditativo. Il ritmo respiratorio del pranayama, in realtà favorisce una sorta di “fascinazione” sulla mente, la quale può affrancarsi così dalla verbalizzazione intrinseca dei pensieri, producendo uno stato di coscienza che non risponde più alla logica discorsiva alla quale siamo costantemente sottoposti. In realtà tutte le nostre esperienze e le conseguenti risposte che si traducono in comportamenti specifici, soggiacciono ad una logica “sintattica” secondo lo schema: soggetto -> predicato -> complemento. E' la visione e l'interpretazione ordinaria della realtà che si basa sulle consuete certezze, molte delle quali hanno finito per produrre altrettante convenzioni. Questo filtro è talmente radicato nella nostra coscienza quotidiana che al di fuori delle sue maglie c'è l'assurdo, la pazzia o...la meditazione. Ma questo è un altro discorso! |
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