L'asana non rappresenta un semplice atteggiamento
profano, ma occorre capire il senso del gesto, il suo significato simbolico
rituale, fino a concepire il proprio corpo come l'immagine di un aspetto
divino.
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Tutta la pratica dello yoga mira ad un progressivo
isolamento inteso nel senso più vasto. L'asana stesso non rappresenta un semplice atteggiamento profano,
ma occorre capire il senso del gesto, il suo significato simbolico
rituale, fino a concepire il proprio corpo come l'immagine di un
aspetto divino. Anche il pranayama stesso, inteso come controllo del Prana avrà la
funzione di contenere, di ordinare questo potenziale la cui chiusura
avviene simbolicamente attraverso il mudra, letteralmente "il
sigillo". |
La caratteristica principale di un
asana è quella della stabilità, data non dal semplice
appoggio ma dalla presenza di un equilibrio. La ricerca dell'equilibrio in piedi, in modo particolare, sarà data
dal rilascio di tutti i blocchi che creano uno sbilanciamento dell'asse
del corpo e quindi uno spostamento del baricentro. Dalla stabilità della base deriva la leggerezza e da questa il mantenimento di una respirazione tranquilla. Nelle posizioni rovesciate (sarvangasana, shirshasana, ecc) si
presenta in modo particolare la necessità di preparare adeguatamente
la base di sostegno. La preparazione, quindi, sarà rivolta verso il tratto alto
della colonna vertebrale con adeguati esercizi per il collo che
riconducano ad un normale assetto del tratto specifico e conferiscano
un maggior grado di robustezza.
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Anzi, simili pratiche, se rendono vano tutto ciò che può essere stato creato con la seduta, possono condurre il praticante a stati caotici e disgreganti della personalità stessa: vale a dire che il processo di "aggregazione" della personalità che lo yoga ha operato, viene distrutto con la successiva disgregazione ad opera di un "rilassamento" arbitrario. Invece, attraverso lo yoga nidra, con l'uso di mandala appropriati i quali rappresentano simbolicamente parti del cosmo e le forze in esso operanti, è possibile favorire una sublimazione di quel potenziale creato che conduca ad uno stato di super lucidità, anziché cadere in quello stato di offuscamento a cui il normale rilassamento conduce. L'errore più frequente, quando ci si appresta ad assumere una postura è quello di lasciar assorbire la mente soprattutto dal movimento, in particolare quando si esegua una preliminare fase dinamica, invece di soffermarsi dapprima su quaegli aspetti che costituiscono, appunto, la "preparazione" stessa dell'asana. Tali sono la localizzazione del corpo in quel preciso momento,
intesa sia come collocazione nello spazio che come "presenza" dovuta
al processo di interiorizzazione. Tutti questi processi di orientamento della coscienza saranno, naturalmente, sottolineati dal naturale ritmo respiratorio dal quale nasce l'asana e lo mantiene per tutta la durata. |
Prendiamo, ad esempio, la postura denominata shirshasana,
una meta ambita da tutti coloro che praticano hatha yoga. Lo stesso lavoro deve essere rivolto alla muscolatura posteriore
del corpo, in particolare della schiena determinando, questa, lo
specifico assetto nella posizione rovesciata. Questo esercizio prevalentemente fisico, dovrebbe essere associato
a quello psicologico, abituando progressivamente l'allievo alla
nuova condizione. E' da sconsigliare, quindi, l'ausilio di un sostegno - come la
parete - che sostituirebbe negativamente una progressiva presa
di coscienza della posizione rovesciata e del suo equilibrio.
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