Un'
esistenza è solamente una particolare "sezione" di
una serie composta da pensieri, sensazioni, decisioni (i samskara)
ed elementi materiali (il corpo).
Questa serie non possiede, in senso assoluto, un vero e proprio inizio; essa
si nutre dei frutti di un certo numero di atti (karma) realizzati sotto condizioni
disparate, e l' esperienza di questi atti costituisce l' esistenza stessa.
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Il principio attorno al quale ruota la dottrina di nascita e morte è che: esistono dei piani gerarchici di esistenza, strettamente legati al livello morale di condotta. Da un semplicistico e sbrigativo punto di vista, questo potrebbe
rappresentare l' ultima soluzione all' enigma della diversità della
condizione umana, riducendo il suo ruolo a semplice rivincita
sociale dell' ingiustizia. Questo termine che significa, essenzialmente, atto,
originariamente fu considerato solo di natura liturgica e rituale,
ma ha finito poi per classificare l' intero comportamento umano. Quando un essere muore, un altro nasce ed eredita il suo karma; ciò che trasmigra, quindi, non è la persona, così come la intendiamo comunemente, bensì il suo karma. |
Il
Purusha Il buddismo sostiene di no: tutto è impermanente! La cultura vedica, origine e sostegno dell' induismo attuale sostiene
che dietro l' impermanenza della materia (prakriti) infinita e
multiforme, la quale solamente muore e rinasce,
esiste eternamente l'anima, il Purusha. Quindi, tante anime, infiniti purusha, velati eternamente dalla materia che si aggrega, si plasma, si disgrega e si dissolve, per aggregarsi di nuovo dando così sostegno a ciò che noi chiamiamo vita, sino a quando il karma verrà estinto totalmente, sino a quando tutti gli abiti dismessi non verranno più rimpiazzati. Questo è il progetto attorno al quale ruota quasi tutta la filosofia, la religione e la mistica indiana. |
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Un' esistenza, quindi, è solamente una particolare "sezione" di
una serie composta da pensieri, sensazioni, decisioni (i samskara)
ed elementi materiali (il corpo). Allorquando tale esistenza "muore" (per mancato sostegno di una struttura fisica) vi saranno certamente alcuni atti (vecchi e nuovi) che debbono ancora essere "consumati". La serie, pertanto, passa ad un 'altra esistenza e vive
una nuova "sezione" di vita sotto condizioni differenti,
solo perché essa implica una "retribuzione". Così come un vitello, mescolato a migliaia di vacche, quando è giunto il momento della poppata riconosce, tra tante, la mammella che gli appartiene - quella della madre - altrettanto, la retribuzione dei miei atti mi ritroverà "scientificamente" nella esistenza successiva. Ciò che nasce e ciò che muore, quindi, è solamente un aggregato di elementi impermanenti, transitori, di cui alcuni soggetti alla logorazione del tempo (come il corpo fisico), altri, di natura psicologica (i samskara) costituiscono la spinta a realizzare un nuovo aggregato che sarà la base di una esistenza successiva. Il nuovo essere, pertanto, è ciò che i suoi atti hanno prodotto: tutte le esperienze piacevoli e spiacevoli alle quali sarà sottoposto, sono semplicemente la retribuzione degli atti. In tale prospettiva non esiste un agente che nasce e muore:
non esistono che gli atti ed i loro frutti. |
Destino e libero arbitrio si intrecciano nella cultura brahmanica,
perchè accanto alla libertà umana gli antichi collocarono
il destino: daiva (dal termine deva). "Ogni atto cattivo è nero; quello buono in relazione
alle sfere più alte è bianco; l' atto buono in relazione
alle sfere del desiderio è bianco e nero perché,
essendo fragile, è costantemente mischiato al male. Un atto è, quindi, un 'azione che può essere "moralmente" qualificata, indifferentemente dalla sua "origine" volitiva (chetana), mentale o spirituale (manasa) e dal prodotto della sua attuazione. Ma finché non vi è volontà e deliberazione,
nessuno di essi può essere imputato per una futura retribuzione. |
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