la gestualità sacra
Probabilmente questo termine (pronuncia: mudràa) risale al periodo post vedico, dove nella letteratura sacra dell'India assume il significato di sigillo o, nel senso generale, di un marchio lasciato da un sigillo. Nei riti esoterici (ad es. nel Tantrismo) la parola "mudra" indica una particolare gestualità delle dita attraverso la quale il praticante garantisce la piena efficacia del rito stesso. Già nel periodo vedico, durante le esecuzioni rituali, i gesti - con i loro movimenti verticali - indicavano gli accenti delle parole del rito. Sin da allora, quindi, sembra essersi stabilita una precisa relazione tra mantra e mudra. Nell'esempio sopra riportato, la sequenza è composta da tre movimenti per assumere la mudra, alla quale è associato un mantra: Mudra: Sarva Yoni (Sarva= universale; Yoni= matrice, organo sessuale femminile)
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Possiamo suddividere le mudra in due categorie: la prima concernente l'aspetto metafisico delle cerimonie esoteriche, in cui la rapidità dell' esecuzione li rende impercettibili agli occhi dei presenti. La
loro esecuzione è sempre associata alla pronunzia ESATTA
di un mantra di difficile interpretazione. Alcuni di essi, ad
es., sono diretti a porre gli elementi soprannaturali sotto il
controllo del sadhaka per poter essere trasformati in agenti
benefici attraverso l'adorazione.
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