oltre la fisiologia del respiro
Nelle
discipline sportive, nella ginnastica siamo abituati a considerare
l'atto respiratorio nelle due fasi principali: inspiro ed
espiro. Sono i due eventi sottoposti allo stimolo del centro respiratorio
ed ai quali spesso attribuiamo il ruolo di "sostegno" in
particolari condizioni psicologiche: l'inspiro sembra alimentare un
impegno sia fisico che mentale, mentre l'espiro ha la facoltà di
alleggerire, ad esempio, uno stato ansioso.
In
realtà esiste una terza fase di cui normalmente non abbiamo coscienza,
una fase sospensiva che normalmente dura un tempo "trascurabile" nel
passagio dall'inspiro all'espiro e viceversa, mentre
possiede una durata considerevolmente maggiore in particolari
momenti di tensione: ci ritroviamo, in sostanza, a trattenere il
respiro quando gli eventi ci sovrastano.
Il pranayama utilizza, nelle sue tecniche, anche
le fasi di sospensione dilatandone il tempo relativo. Abbiamo quindi, nell'ordine
logico:
Il termine
Kumbha, in sanscrito, significa recipiente, contenitore per cui viene
spontaneo, in questo contesto, pensare al contenitore dei nostri polmoni
che, una volta sono pieni e l'altra vuoti.
Nulla da eccepire, se non
che, nello yoga, non è l'evento fisico a svolgere un ruolo determinante,
bensì la condizione - diciamo così - psicologica. Avremo
così, per lo meno, due "contenitori": quello dei polmoni (cioè del
respiro fisiologico) e quello della mente, tra i quali deve esserci,
naturalmente, qualche relazione.
E' la premessa sulla quale poggia la meditazione: la mente condiziona il
respiro ed il respiro influenza la mente.
Abbiamo volutamente utilizzato due espressioni differenti. In primo luogo perchè i
processi mentali sono più difficili da "recuperare" e quindi svolgono
un vero e proprio condizionamento nella reazione agli stimoli emotivi. Chi
non ha mai verificato quanto difficile sia trattenere la reazione del pianto,
il quale si manifesta mediante la rottura di un normale atto respiratorio?
In secondo luogo, sostenere che il respiro "condizioni" la mente significherebbe,
implicitamente, imporre dei limiti allo sviluppo dello stato meditativo. Il
ritmo respiratorio del pranayama, in realtà favorisce una sorta di "fascinazione" sulla
mente, la quale può affrancarsi così dalla verbalizzazione intrinseca
dei pensieri, producendo uno stato di coscienza che non risponde più alla
logica discorsiva alla quale siamo costantemente sottoposti.
In realtà tutte le nostre esperienze e le conseguenti risposte che si
traducono in comportamenti specifici, soggiacciono ad una logica "sintattica" secondo
lo schema: soggetto -> predicato -> complemento. E' la visione e l'interpretazione
ordinaria della realtà che si basa sulle consuete certezze, molte delle
quali hanno finito per produrre altrettante convenzioni.
Questo filtro è talmente radicato nella nostra coscienza quotidiana
che al di fuori delle sue maglie c'è l'assurdo, la pazzia o...la meditazione.
Ma questo è un altro discorso!
Via della Rocca,26 Monterotondo (RM) Tel. 069065868
- 3383690616