Prof. Federico Tugnoli
Dagli anni in cui scriveva André Van Lysebeth è stata pubblicata
una miriade di libri sullo yoga, quasi tutti cercando di interpretarne
i risvolti a livello psicologico e limitandosi sostanzialmente, per il
pranayama, a quelle nozioni che rappresentano il minimo corredo di conoscenze
per un praticante medio.
Questo fenomeno, come sostiene il Prof. Federico Tugnoli nel suo libro: "Respirazione" edito
nel 1981 dalla Società Stampa Sportiva, “...risponde forse
a una domanda che, mentre aumenta in estensione, sempre meno pretende in
profondità e chiarezza” .
Ci piace citare anche questo autore il quale in un'opera non espressamente dedicata allo yoga ed alle sue tecniche, riesce ad esprimere in maniera asciutta e concisa concetti che difficilmente sono stati espressi, senza dover ricorrere ai fronzoli della consueta interpretazione mistico-esoterica:
“ ... Volendo esprimerci con quella dolce schizofrenia di cui
noi occidentali siamo accusati (perché ci piace considerare separatamente
la psiche e il soma), abbiamo immaginato lo schema qui a lato riprodotto,
con cui intendiamo manifestare il concetto seguente: nelle tecniche dello
Yoga vi sono prescrizioni somatiche i cui effetti sono diretti sia al
soma che alla psiche, strettamente legate a prescrizioni mentali i cui
effetti sono diretti sia alla psiche che al soma.
Ne consegue, ad esempio, che eliminare un gesto simbolico che a noi sembra
incomprensibile o plateale, o un atto concentrativo, o una interiorizzazione
distruge completamente qualsiasi esercizio yogico, che viene a trasformarsi
in un esercizio somatico privo di particolare valore.” [op. cit.
cap. 19 - Yoga]
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Se questo è vero, come giustamente sostiene il prof. Tugnoli, per quegli elementi che vanno sotto il nome di "mantra", "mudra" ecc. figuriamoci per il ruolo insostituibile che gioca il respiro e quindi il pranayama, nell'acquisizione di particolari stati di coscienza che lo yoga si propone di realizzare!
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