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foto di Mariella Di Ruscio
                                                                                                                                                          (Copyright © Mariella Di Ruscio)

 India... è terra delle forti emozioni, di contrasti e paradossi, dell'amore per la vita e dell'indifferenza per la morte, dell'ammirazione e dello sdegno, dove coesistono - per lo più in pace - differenti culture religiose, dove in un'estensione di circa tre milioni e trecento mila chilometri quadrati gli uomini non possono conoscere tutte le 30 lingue e i 2000 dialetti  eppure si capiscono, comunicano con la stessa facilità di chi vive in uno sperduto minuscolo villaggio di una manciata di anime. 
L'Occidente se ne ricorda solo quando questo paese  balza nelle cronache quotidiane per avvenimenti non proprio edificanti che spronano a stigmatizzare con sdegno e riprovazione, come se invece noi vivessimo in una società ideale, "La Città del Sole" di Tommaso Campanella.

Nello scorso Settembre il settimanale indiano The Week pubblicava un articolo intitolato, appunto, "A Thousand sordid deceptions"  (The Week - Journalism with a human touch. 28 Settembre 2014):Sposa è una parola abusata nello stato dell'Haryana. Le donne degli stati dell'est sono svendute qui come mogli..." 
L'argomento ci tocca im modo particolare, proprio in un momento in cui l'Occidente si sta mobilitando per fronteggiare e combattere su tutti i fronti, sociale, etico, politico prevaricazioni, violenze e abusi contro la donna. Nei soli Stati Uniti una donna viene vittimizzata ogni 12 secondi; su scala internazionale l'India si trova al terzo posto nell'abuso sulle donne; "ogni minuto una donna viene battuta, una morte per dote avviene ogni 77 minuti e un atto di crudeltà contro di essa è segnalato ogni nove minuti" Kiran Bed 

 

 Jamila (seduta sulla brandina) sessantenne, la più cara in questa zona, fu barattata con una vacca. Proveniente dalla regione dell'Assam, è la più anziana tra le molki (termine colloquiale per indicare donne vendute da altri stati)  Venduta tre volte, ha ricevuto abusi non solo dagli acquirenti ma anche dai mezzani. La prima volta 37 anni fa, ora vive con il suo terzo marito, un conducente di ciclo-risciò e sette figli.
Mewat, questa regione situata nello stato di Haryana, ha un rapporto maschi-femmine di 1000/907 per cui le mogli scarseggiano e vengono richieste in prevalenza tra musulmane del'Assam, West Bengal, Jharkhand, Bihar e Odisha. 
La maggior parte di loro vengono vendute in età tra i 12 e 21 anni ed entrano a far parte del "mercato dell'usato" fino all'età di 32. In un rapporto dello scorso anno sul traffico umano, la United Nations Office on Drugs and Crime  rivela che in uno studio condotto su 10.000 famiglie nello stato dell'Haryana, 9000 donne sono state acquistate da altri stati.

Sanjida (a destra) 25 anni, ne aveva solamente 11  quando uno "zio" nel suo villaggio in Assam la incastrò proponendole di farle visitare il Red Fort di Delhi. "Fui venduta a un uomo di 30 anni... aveva sei figli ottenuti con le precedenti mogli. Fui violentata, battuta, abusata e messa a sgobbare a casa e nelle fattorie in modo che mio marito potesse recuperare i soldi che aveva pagato per me. Credo che li recuperasse in un anno, dopodiché mi vendette ad un altro uomo nel villaggio di Hatim." 
Dopo cinque mesi è stata rivenduta a un uomo di 52 anni. "Questa volta, però, ho conosciuto il prezzo della mia vendita: 30.000 rupie"  [Una rupia = 1 centesimo di €]
L'ha tenuta per un anno e poi l'ha cacciata. Una vecchia donna le ha dato  cibo e riparo per rivenderla a Mubeen (nome islamico). "Non so se sono stata fortunata per la quarta volta, dal momento che sto con lui da 13 anni e ho quattro figli..."
 
Casi come quelli di Jamila e Sanjita ve ne sono a migliaia in India. Nello stato di Madhya Pradesh ragazze provenienti da caste basse vengono vendute come mogli a bramini e a giainisti negli stati di Uttar Pradesh, Rajasthan e Gujarat, dopo essere state addestrate alle nuove usanze dagli acquirenti.

Ma quello che colpisce e sul quale dovremmo riflettere per ricavarne una logica - o qualcosa di simile - è l'affermazione fatta da Sanjita dopo le innumerevoli sofferenze, abusi e violenze subiti già dall'età di 11 anni: "Non so se sono stata fortunata per la quarta volta, dal momento che sto con lui da 13 anni e ho quattro figli..." E come lei sicuramente altre migliaia di ragazze.
Che ci sia un certo fatalismo all'interno della cultura indiana è fuor di dubbio, ma questo non può esaurire la questione ed allora, probabilmente, occorre scavare più a fondo nelle radici di un sistema che da secoli regola in questo paese i rapporti sociali, religiosi, etici e familiari.
Tali rapporti, se non regolati, sono comunque ampiamente influenzati dal testo sacro più venerato e vetusto dell'India: il Manava Dharma Shastra altresì noto come Leggi di Manu.

Probabilmente concepito tra il V e il II secolo a.C. si tratta di un'opera monumentale di 2684 versi raggruppati in 12 capitoli. Di esso Nietzsche scrisse: "Stabilire un codice al modo di Manu, significa concedere da quel momento a un popolo la capacità di diventare maestro, di diventare perfetto - di aspirare all'arte suprema della vita. A tale scopo deve essere reso incosciente: tale è il fine di ogni santa menzogna". (F. Nietzsche, L'Anticristo). Il Testo regola il modo in cui un re giusto deve governare e punire i trasgressori, i corretti rapporti sociali tra uomini e donne appartenenti a caste diverse, nonché tra moglie e marito sotto il tetto coniugale; nascita, morte e tasse; cosmogonia, Karma e rinascita; pratiche rituali; errore e riabilitazione e redenzione, nonché aspetti della vita quotidiana quali la procedura per dirimere gli incidenti stradali e le dispute fra barcaioli, o la penitenza per scorrettezze di natura sessuale con la moglie del proprio maestro. (Le Leggi di Manu. A cura di Wendy Doniger - Ed. Adelphi)

Tra tutti gli argomenti trattati da Manu, il più controverso è quello che si riferisce alle donne: "non badano all'aspetto fisico, né danno importanza all'età; "Un uomo!" dicono, e fanno l'amore con lui, bello o brutto che sia. Poiché rincorrono gli uomini come prostitute, poiché sono volubili e per natura non si affezionano, queste donne sono infedeli al marito anche quando sono protette con zelo. Sapendo che tale è la loro peculiare natura, quale nacque al momento della creazione operata dal Signore delle creature, un uomo deve sforzarsi in tutti i modi di proteggerle. Il letto e il seggio, gioielli, concupiscenza, ira, disonestà, un'indole malevola e una cattiva condotta sono ciò che Manu assegnò alle donne." (Manu, IX, 14-17 )

Ma più avanti si legge ancora: "Non esiste differenza alcuna tra le dee della fortuna che vivono nelle case e le donne che sono i lumi delle loro case, degne di riverenza e assai benedette a motivo della loro progenie. La moglie è ciò su cui visibilmente si regge la procreazione dei figli, la loro cura quando sono nati e la normale attività quotidiana. I figli, l'adempimento dei doveri, l'obbedienza e il sommo piacere sessuale dipendono dalla moglie, e così anche il cielo, per sé e per gli antenati". (Ibid 26-27)

E Nietzsche sembra riprendere con la stessa tenerezza l'argomento: "Non conosco alcun libro dove siano state dette sulla donna tante cose dolci e buone come nel Codice di Manu: quegli antichi vegliardi e santi hanno un modo d'essere gentile verso le donne che forse è insuperato. 'La bocca di una donna - si legge a un certo memento - il seno di una fanciulla, la preghiera di un bimbo, il fumo del sacrificio sono sempre puri'. E un altro passo: 'Non esiste nulla di più puro della luce del sole, dell'ombra di una vacca, dell'aria, dell'acqua, del fuoco e del respiro di una fanciulla. Tutte le aperture del corpo al di sopra  dell'ombelico sono pure, quelle sotto l'ombelico sono impure. Soltanto nella fanciulla l'intero corpo è puro." (Nietzsche, L'Anticristo)

Naturalmente tutti questi versi non possono essere presi letteralmente perché in tal caso vi sarebbe una palese contraddizione con quanto viene affermato prima. In tutti i testi dell'India antica è necessaria un'opera di interpretazione che va bel al di là della semplice traduzione letterale, altrimenti la loro lettura non è altro che un altro mezzo fuorviante che allontana dalla loro  comprensione. Comunque sia - e tornando al tema principale della nostra discussione - sarà bene prendere in considerazione qualche altro argomento per tentare di capire - si badi bene, non giustificare - certi avvenimenti che riguardano attentati all'etica contro le donne, come l'abuso, la prevaricazione, la violenza domestica. E' quanto ci proponiamo di fare nella seconda parte di questo articolo. 

Continua - seconda parte

 

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