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 "E' una lunga tradizione, qui, comprare mogli...lo facciamo da tanto tempo. Non ci sono sufficienti ragazze nella nostra area e se un uomo è avanzato negli anni oppure disabile, che possibilità ha di avere una moglie? Noi otteniamo una moglie e queste povere ragazze ottengono cibo e una casa e le loro famiglie guadagnano un po' di soldi... il sistema ha funzionato perfettamente per tanti anni".
Parla Nasruddin, un trafficante. "Noi andiamo, incontriamo le ragazze e le selezioniamo. Un'adolescente vergine costa da 15.000 a 50.000 rupie a seconda delle necessità e dell'anzianità dell'acquirente. Il prezzo scende ad ogni rivendita, proprio come un qualsiasi bene di consumo!"

Tutto sembra rientrare nella normalità, quindi, almeno dal punto di vista dell'uomo. E che queste affermazioni abbiano un "vago sapore maschilista" è una questione che non sfiora nessuno; né il trafficante, né tanto meno gli acquirenti.
Ma dalle parole di Shaira, 40 anni, quest'economia di "libero mercato", che si vuol far passare come soluzione alla solitudine o alla vecchiaia, pesa sulle spalle di un retaggio culturale che è stato stravolto oramai da una certa consuetudine, che si tenta di spacciare per tradizione: "Mia zia materna mi vendette per 500 rupie ad un uomo nel villaggio di Pachanka che mi stuprò e percosse per un anno; fui rivenduta ad un altro che mi tenne per sei mesi. Ancora un ciclo di stupri e abusi, prima di essere rivenduta a Jamil. Sono nonna, oggi, e quando vedo i miei nipoti spendere 500 rupie in patatine e bevande non posso non pensare che questa fu la somma per la quale la mia fanciullezza, i miei sogni e la mia vita furono svenduti... Ho speso 3 lakh (trecentomila) rupie per la dote di mia figlia; lei non sarà mai una paro, ho pagato il prezzo della sua vita".

Dalle parole di Nasruddin - il trafficante, intervistato dal settimanale indiano The Week  sembra che tutto possa essere giustificato dalla "lunga tradizione" per cui l'etica, l'integrità, la rettitudine si ritraggono dinnanzi ad essa.
Fanno eco le parole di Shaira: "Ho speso 3 lakh (trecentomila) rupie per la dote di mia figlia...". La dote, un'altra piaga sociale nel sub continente indiano che miete quotidianamente vittime tra le giovani mogli in virtù di una pretesa tradizione per la quale, in definitiva, la donna è un "peso" il cui sgravio dev'essere rapportato a un inevitabile processo di monetizzazione. Abuso, violenza domestica, morti per dote sembrano essere in definitiva l'ultimo aspetto decadente di un'antica cultura la quale, seppur in termini assolutamente differenti, attribuiva all'uomo il riconoscimento di una superiorità morale e sociale.

Secondo i dati del National Crime Records Bureau, una donna muore ogni ora in India a causa del sistema della dote, per le richieste avanzate alla sua famiglia da parte dei suoceri. Crime against women.  
Si tratta di un'usanza per la quale la famiglia della ragazza deve consegnare una quantità quasi sempre esosa di denaro e doni alle nozze. Questo sistema è illegale (Dowry Prohibition Act, 1961)  e le pene sono severe, ma il numero di casi è in aumento in un paese che continua a cimentarsi con il tema della violenza contro le donne. La maggior parte delle vittime del sistema della dote muore nel modo più doloroso, quasi sempre bruciate dalla famiglia del marito. (Vedi servizio e video di Sky News).

Vi sono svariate ragioni per molestare una moglie, tra le quali la violenza domestica sulla quale ci soffermeremo più avanti. Nella maggior parte dei casi la donna più anziana della famiglia allargata - di solito la suocera - gioca un ruolo essenziale con la complicità molto spesso tacita e passiva del marito,  il quale si comporta come un muto spettatore, in barba a tutti gli obblighi matrimoniali.
Le richieste di denaro per dote si intensificano anche dopo le nozze e generalmente il padre e la famiglia della sposa non sono in grado, anche indebitandosi oltre misura, di far fronte a questo problema.
Il matrimonio diventa sempre più frequentemente  un affare commerciale, in mancanza del quale è privo di qualsiasi interesse.  Uno studio condotto negli stati del nord rivela che nella sola Delhi almeno il 95% delle persone ritiene che la dote sia un elemento determinante affinché un matrimonio venga preso in considerazione.
Il caso di Kurukshetra, sede di una piccola ma importante università si distingue in maniera diversificata. Dei trenta intervistati, ventisei frequentavano corsi successivi alla laurea e sembra che l'educazione abbia influenzato le loro attitudini. Mentre il 90% ammetteva nel loro matrimonio la funzione della dote, nella maggior parte dei casi questa non veniva richiesta. (Reicha Tanwar. DOWRY, the Nord indian perspective)

Fino a 50 anni fa il capitale in dote che la sposa normalmente portava poteva essere costituito da una bicicletta, una macchina da cucire, 21 o 51 capi di vestiti, un orologio da polso o una radio a transistor. Con il dilagare della spinta consumistica - alla quale l'India non si sottrae - le pretese hanno assunto proporzioni tali da non essere più commisurate alle possibilità economiche delle famiglie, il cui reddito medio rimane ancora molto basso, nonostante il miraggio del benessere tenda a far credere - o sognare - il contrario. Oggi si pretendono capi pregiati, una macchina di lusso, beni immobili, oro e gioielli, solo per citarne alcuni.
Come sostiene il Prof. M.N. Srinivas - sociologo e antropologo -  nell'opera "Dowry and Inheritance" edita dalla Prof.ssa Srimati Basu, il moderno concetto della dote a cui assistiamo oggi, è fondamentalmente il prodotto delle forze lasciate libere dalla dominazione britannica e cioè la monetizzazione dell'economia, l'educazione e l'apparire del settore organizzato."La pratica della dote nell'India moderna incarna il divario tra l' ideale e il reale . Stridhan o dakshina erano doni tradizionalmente offerti in occasione del matrimonio, al fine di garantire il benessere della sposa nella sua nuova casa . Nella sua forma moderna , tuttavia , la richiesta di dote ha portato le spose ad essere torturate e anche uccise . La socializzazione di giovani ragazze in deferenza ai suoceri e al marito ha dato vita a una 'cultura del silenzio' che le lascia esposte a molestie . Nonostante il contenzioso preventivo, la dote rimane un diffuso 'male sociale', l'indicatore di uno status sociale più comune, inquietante, sia tra le classi medie urbane colte che tra la popolazione povera della città e della campagna ... Dote è anche fare incursioni in comunità che non hanno seguito la pratica "tradizionale". Comprendere la tenacia della dote è un passo verso la fine di una pratica di sfruttamento." 


Srinivas rifiuta categoricamente la relazione tra il moderno concetto di dote e le antiche tradizioni dello stridhan e della dakshina"E' necessario ricordare che la dote rappresenta la sati  (Antico costume, in realtà seguito raramente, per il quale la novella vedova doveva seguire la morte del marito gettandosi sul rogo) del XX secolo" 

Nell'antica tradizione vedica - ed ancora oggi negli strati sociali allineati all'ortodossia religiosa - il vero e proprio regalo era la fanciulla, la quale veniva ritualmente ceduta al marito mediante la cerimonia definita Kanyadana; solamente le autorità costituite potevano effettuarlo: il padre e, in ordine discendente, il nonno, il fratello, una persona casta e la madre. (Rajbali Pandey. Hindu Samskaras - Socio religious Study of the Hindu Sacraments)

Kanyadan rappresenta l'aspetto religioso, la Dakshina l'aspetto mondano del regalo. Cedendo la fanciulla, la persona autorizzata proferisce le seguenti condizioni: "Nella realizzazione della Pietà, della Ricchezza e del Desiderio, lei non dovrà essere profanata". Per questo , lo sposo promette : "Io non la violerò". La stessa promessa è chiesto che venga ripetuta tre volte. Regali adeguati vengono consegnati insieme alla sposa, ad es. abiti, ornamenti, ecc. Secondo la religione indù, nessun sacrificio è completo senza il suo adeguato Dakshina. Così il matrimonio, che è considerato come una sorta di sacrificio, deve essere debitamente concluso con un Dakshina in forma di denaro e regali. 

Come la sposa vedica giungeva alla nuova casa su un cocchio o un carro disegnato con animali, trasportando con sé possedimenti preziosi, la scena è simile anche al giorno d'oggi. L'unica differenza è il mezzo di trasporto, che cambia nei vari stati dell'Unione. In quegli stati dove le reti stradarie e ferroviarie non sono molto sviluppate, è abbastanza comune osservare spose vestite in colori vivaci arrancare con veicoli dipinti, assieme ai loro bauli. In alcune parti dell'India si possono vedere addirittura  spose che portano con sé la loro dote consistente in armenti, come nei tempi antichi. 
Ma un dato di fatto va sottolineato, ad onore della tradizione, e cioè che i riferimenti del Dharmashastra  (lett. Libri della Legge. Raccolte di testi che trattano del diritto e del codice legale sia sotto il profilo laico, che religioso) indicano inequivocabilmente che la sposa mantiene il pieno diritto sopra lo stridhan, anche in caso di morte del marito. Questo ci fa capire a quale tipo di aberrazione il principio della dote sia andato incontro nell'epoca moderna.

"Paradossalmente la spinta della modernizzazione che è giunta con l'educazione moderna e la sensibilizzazione sociale, piuttosto che contenere il problema, lo ha aggravato ulteriormente. Ne è emerso una sorta di doppio standard: ogni persona istruita è pubblicamente critica rispetto alla pratica, ma al tempo stesso fervente credente" (Reicha Tanwar. DOWRY, The North Indian Perspective)
Questa esposizione prenderà ancora in esame un altro oscuro, spiacevole, sconfortante argomento: quello della violenza domestica che ancora oggi affligge non solo moltissime famiglie dell'Unione indiana ma, paradossalmente ed ancora di più, quelle immigrate negli U.S.A. Lo scopo, naturalmente, non è quello di mettere sotto il faro della riprovazione questa antica cultura ma, al contrario, di salvaguardarla da certo beffardo scetticismo che, difettando di conoscenze profonde e nutrendosi solo di spicciolo nozionismo, riesce a denigrare persino la sua ombra. La degenerazione incalza con l'avanzare dei tempi e non si riesce più a capire che ogni tanto un umile sguardo indietro può farci avanzare molto più rapidamente.

Continua - parte terza

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