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Oltre venti giorni di continui spostamenti per i vari stati dell'India del nord, ad una temperatura quasi costante di 45 gradi cominciano a farsi sentire. Arrivare a Khajuraho nella zona dei templi significa immergersi improvvisamente in un'oasi di pace lasciando alle spalle la stanchezza, il traffico congestionato, i rumori costanti del clacson... "blow horn"!
Ma la prova non è  finita... la resistenza deve ancora dimostrare a sé stessa il suo potere. 
Torno in questo luogo probabilmente per la quarta volta nel giro degli ultimi vent'anni, i cancelli d'ingresso sono là davanti, ma siamo ancora al di qua e ti senti improvvisamente come un trancio di carne appeso in una bancarella e assalito senza pietà da sciami di mosche.  Statuine stilizzate di Gandhi, foto e opuscoli del posto, il Kama Sutra, ti vengono sbattuti con arrogante insistenza sotto il muso... simboli di cui l'India moderna va fiera... proud India!
E già... il Kama Sutra! Come si fa a visitare Khajuraho senza comprare il libricino del Kama sutra? Perché quando sarai di nuovo a casa e descriverai la tua visita a Khajuraho amici e conoscenti ti guarderanno sogghignando e ammiccando, anche se non sono mai stati in India: Khajuraho...i templi erotici...il kamasutra...

I primi missionari cristiani che visitarono l'India uccisero la fine e aristocratica cultura di questo paese, continuando l'opera di distruzione iniziata dalle orde islamiche già dagli inizi dell'anno mille. 
L'Abate J. A. Dubois - solo per citarne uno - agli inizi del diciannovesimo secolo nella sua opera "Hindu Manners, Customs and Ceremonies" parlava di "simboli osceni" e "insulti alla decenza".
Il turismo moderno continua quest'opera. I Tour operator, probabilmente all'altezza di un viaggio a Vienna, Varsavia o alle Seychelles, sono invece assolutamente inadeguati a fornire una corretta informazione sulla cultura indiana, che non può basarsi su letture superficiali e affrettate, improntate ad un incarico di lavoro. E così, come tanti altri luoghi comuni che riguardano l'India, Khajuraho è il tempio dell'erotismo e soprattutto del Tantra! 


Kandariya Mahadeo - Khajuraho

 

Il Tantra è diventato la parola d'ordine, la scorciatoia per l'evasione di un pubblico occidentale annoiato, assetato di esperienze estreme, il quale attribuisce a un particolarissimo e difficile filone dell'antica cultura medievale indiana un ruolo assolutamente estraneo  e irrispettoso. Gli stessi praticanti indiani e guru  dell'India moderna  prendono le idee sul "Tantra moderno" dagli stessi "studiosi" occidentali e li rivendono ai discepoli europei e americani assetati di iniziazione ai misteri esoterici del'est. Il business  è business!
Oggi Assi Ghat, a Varanasi, è frequentato da un certo numero di californiani, francesi e italiani in particolare, mascherati da specialisti tantrici che vendono ritiri e workshop in  "Tantric Sex"  e molti altri tipi di pratica ibrida.
Ne ho incrociato qualcuno, quest'anno, passeggiando lungo il ghat, di questi "visi pallidi" che si aggirava agghindato in abito arancione, portando il 'tridente di Shiva' come si porterebbe il cartellino di riconoscimento di un supermercato.
La letteratura indiana medievale, già a quell'epoca,  possedeva un termine per gli imprenditori di questo tipo, che miravano ad un determinato segmento della popolazione nella commercializzazione di un prodotto oggi noto come "Sesso tantrico". Esso era "impostori".

 

Ciò che oggi l'Occidente sa del Tantra è già una "estetizzazione" operata, nell'undicesimo secolo, da studiosi all'interno di circoli Kashmiri hindu, guidati dal celebrato teologo Abhinavagupta, dei rituali sessuali dei Kaula
Questi teorici, il cui target era probabilmente composto da conformisti capifamiglia, sublimò la ragion d'essere di questa pratica - la produzione di potenti, trasformativi fluidi sessuali - in semplici sottoprodotti per un "più alto scopo" e cioè la coltivazione di un divino stato di coscienza analogo all'estasi sperimentata durante l'orgasmo.
Sia quel che sia - e l'argomento è di difficile approccio - si rimaneva, comunque, all'interno di una "sessualizzazione del rito". Oggi, nel moderno Sesso Tantrico di matrice New Age, avviene esattamente l'opposto: una "ritualizzazione del sesso". C'è una bella differenza!


Khajuraho. Esterno di un tempio 

Sento quasi un "senso di rimorso" nel riportare certi dati riguardanti i templi di Khajuraho... e cioè che le sculture riproducenti scene cosiddette di sesso (maithuna) sono appena il 10% di tutta la produzione scultorea che arricchisce le pareti esterne. Come a voler privare questo luogo della sua oramai consolidata - anche se superficiale - notorietà. Ma  questa è la realtà! 
Il resto raffigura la quotidianità dell'indiano di quel tempo: donne che si truccano, musici, ceramisti, contadini... oltre a formose ninfe celesti in atteggiamento tribhanga (la classica posa formante tre angoli nel corpo).  E queste scene mondane, insieme a quelle riproducenti gli accoppiamenti, sono a una certa distanza dalle divinità insediate nel "sancta sanctorum"  del tempio stesso. 
Se si vuol leggere un significato, dovremmo piuttosto ritrovarlo nell'implicito invito rivolto al fedele, che si accingeva ad entrare nella parte più interna della divinità (garbha griha), di spogliarsi di tutte le sovrastrutture della vita mondana ed entrare nudo e purificato al cospetto del sovrumano.
Dovremmo invece apprezzare queste opere d'arte solo perché costituiscono probabilmente una delle poche testimonianze  dell'arte architettonica di quell'epoca in quanto i templi, costruiti tra l'anno 950 e 1050, scamparono alla furia iconoclasta delle orde musulmane che distrussero regolarmente tutti gli antichi monumenti in India, costruendovi sopra delle moschee.

Si salvarono solo perché la dinastia Chandela, regnante in quell'epoca, era in declino e quindi fuori delle mire della conquista islamica, la quale si preoccupava di abbattere ogni forma autoctona di cultura, per poter pienamente assoggettare le popolazioni. Praticamente una svista!


Linga, presente nel garba griya del tempio Kandariya Mahadeo

 

Intervista di Radio Radio al Centro Yoga Paramarta

Se desideri ascoltare la versione integrale della intervista

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