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Gli asana, nello hatha yoga, possono contribuire a riequilibrare una temporanea alterazione dei dosha, tenendo presente che è la differente modalità di esecuzione, in particolare, a rendere le stesse posture adatte a Vata, Pitta e Kapha.

Se, ad esempio, una esasperazione di Vata conduce l'organismo psico-fisico ad una eccessiva dissipazione delle energie, una esecuzione particolarmente equilibrata degli asana contribuirà a ricondurre questo dosha nella condizione regolare. 
Così, al contrario, un temporaneo squilibrio di Kapha - che generalmente si manifesta come eccessivo torpore fisico ed inerzia mentale - sarà riequilibrato da una esecuzione abbastanza vigorosa. 

Sukhasana - Siddhasana - Padmasana

Sono tipiche posture meditative e, nell'ordine, presentano un crescente impegno delle articolazioni delle gambe. 
Se non si possiede una sufficiente scioltezza delle anche, delle ginocchia e delle caviglie, la loro esecuzione può produrre dolori agli arti inferiori ed essere addirittura proibitiva come nel caso della posizione del Loto (Padmasana). Forzare queste posizioni del corpo, senza averne le possibilità significa, tra l'altro, costringere la colonna vertebrale ad un atteggiamento innaturale e dannoso.

Il problema principale sta nella difficoltà a ruotare le gambe rispetto al bacino nella tipica posizione incrociata e, addirittura, a sollevarle rispetto al piano di appoggio degli ischi, come nella postura del Loto. 
Nei primi due asana si può ricorrere ad un espediente per aggirare l'ostacolo: sollevare il piano di appoggio del bacino rispetto alle gambe, poggiando gli ischi su un piccolo cuscino anziché sul pavimento. 
In tal caso la posizione a gambe incrociate risulterà meno difficoltosa e la colonna vertebrale potrà essere mantenuta sufficientemente diritta.

In queste posture la schiena va mantenuta completamente eretta. 
Succede spesso che tale esigenza venga abbandonata quando il tempo di mantenimento si protrae. 
Ciò è dovuto soprattutto all'indolenzimento dei muscoli che faticano a mantenere la posizione corretta. Occorre individuare l'elemento di sostegno della schiena: il bacino! 
E' da lì che parte il corretto allineamento della colonna e non, ad esempio, dalle spalle o dal dorso. 
Pertanto, quando si sta per assumere una postura meditativa seduta è necessario spingere leggermente il bacino (le creste iliache) in avanti in modo tale che tutta la pila delle vertebre sia orientata nella stessa direzione. 
A questo scopo ci torna utile, di nuovo, il nostro cuscino che verrà collocato non completamente sotto i glutei, ma appena "in pizzo".

       

 Sardulanasana - Matsyendrasana - Tadasana

Non ci soffermeremo a descriverle, in quanto sono normalmente conosciute da chi pratica lo yoga e, comunque, facilmente consultabili in tutti i manuali. 
Riteniamo invece più utile fornire particolari consigli per ciascuna di esse.
Sukhasana - Siddhasana - Padmasana
Sardulanasana
Il movimento del gatto. Facilmente eseguibile da chiunque, ha il pregio di sciogliere armoniosamente la colonna. 
La sua esecuzione piuttosto lenta lo rende adatto al nostro scopo: la concentrazione. 
Alcuni accorgimenti nella posizione a quattro zampe: si tende inavvertitamente a spostare il bacino indietro, quasi a sedersi. La colonna, allora, non è più allineata perpendicolarmente al peso di gravità e le vertebre non lavorano in maniera uniforme. Facciamo in modo che sia il bacino a guidare i movimenti: sia nell'incurvamento che nell'inarcamento della schiena. 
Visualizzeremo così l'onda uniforme nella mobilizzazione delle vertebre.

 
 

 

Ardha Matsyendrasana
Particolarmente utile alla struttura della colonna e delle anche. 
Il tipo Vata soffre di problemi alle articolazioni (è una caratteristica della secchezza dell'elemento Aria). 
Vi sono differenti esecuzioni di questo asana, dalla più semplice a quella più complessa. 
Riteniamo sia fondamentale il ruolo svolto dal braccio collocato dietro la schiena nella fase di rotazione del tronco. 
In effetti l'appoggio e la spinta della mano a terra, proprio dietro il bacino, assicura il corretto allineamento della colonna, impedendo il suo incurvamento. 
Attenzione ad allineare alla stessa verticalità della colonna anche il collo, mantenendo il mento leggermente abbassato, sulla spalla.

 

 

Tadasana

La pratica dovrebbe essere svolta con particolare interiorizzazione e concentrazione, tanto da produrre ciò che, nella lingua sanscrita, viene chiamato tapas (calore interiore). 
Vanno scelte in modo particolare, le posture di equilibrio. 
E' una facile postura di equilibrio su appoggio bipodale. Alcuni autori danno particolare importanza alla messa in tensione di tutti i muscoli del corpo al fine di garantire un totale allineamento della struttura ossea. 
Riteniamo, dal nostro punto di vista che, una volta che sia assicurato l'allineamento del bacino rispetto alla colonna, mediante una leggera retroversione (il che si ottiene facendo rientrare la pancia) tutto il resto del corpo debba essere mantenuto abbastanza fluido. Tadasana è, infatti, una posizione che si presta ad una meravigliosa interpretazione simbolica - non dimenticate che questo è un importante elemento nello hatha yoga.
La totale verticalità della posizione del corpo, il suo rapporto assiale rispetto alle altre dimensioni dello spazio suggeriscono il senso della centralità. L'immancabile sensazione della crescita verso l'alto, sia della struttura articolare che della respirazione contribuiscono - assieme ad altri elementi dipendenti dalla sensibilità del praticante o dall'insegnante che guida la pratica - a favorire una buona interiorizzazione; cosa che verrebbe ostacolata dalla spasmodica ricerca delle tensioni muscolari. E' solamente il nostro punto di vista!

 

 

Vrikshasana
Postura dell'Albero. E' tra le classiche e più semplici posture di equilibrio. Richiede, naturalmente, molta concentrazione, dato che l'assetto del corpo è su una sola gamba. 
In un principiante spesso favorisce più una condizione di nervosismo che di vera e propria interiorizzazione. 
Occorre, quindi, tener presente che la struttura del corpo non è stata concepita dalla natura per stare su un solo piede, ma la sua stabilità deriva da un appoggio bipodalico. Di conseguenza vengono disturbate tutte quelle funzioni che fanno capo al sistema vegetativo, come la respirazione. Occorre prestare particolare attenzione al ritmo respiratorio, cercando di mantenerlo il più regolare possibile. Sarà di grande aiuto focalizzare un punto visivo sul pavimento, a qualche centimetro di distanza e mantenerlo come ancoraggio per tutta l'esecuzione

 

Shirshasana.
Postura sulla testa. Tra le posizioni di equilibrio è sicuramente la più difficoltosa. 
L'insegnamento andrebbe fatto personalmente, soprattutto per coloro che hanno qualche problema al tratto cervicale della colonna. 
Se il praticante ad esempio pesa sessanta chili, quasi tutti e sessanta se li troverà sulle vertebre cervicali! Vanno quindi sciolti e potenziati i muscoli del collo, ancor prima di accingersi ad eseguire questo asana. 
Per quanto concerne l'equilibrio, alcuni autori consigliano di aiutarsi col sostegno di una parete. E' sicuramente una scorciatoia che aiuta a raggiungere una certa stabilità, ma prima o poi giungerà il momento in cui occorre staccarsi dal muro ed allora, spesso, occorre ricominciare tutto da capo!
Sarebbe preferibile cimentarsi sin dall'inizio nella ricerca dell'equilibrio. 
Da tener presente anche il notevole flusso di sangue che improvvisamente - per chi non è avvezzo - giunge alla testa a causa del peso di gravità. Cautela!