
La figura è descritta prevalentemente dalla letteratura puranica. La sua presenza
fuori dell'India, tuttavia, sembra risalire ad un periodo anteriore all'anno
300 in numerose aree del Sud-est asiatico, con una popolarità inferiore rispetto
a quella presente all'interno del pensiero religioso indù.
Il nome varia a seconda del contesto:
Ma il nome più noto e familiare anche a coloro che, stranieri, non condividono
gli stessi sentimenti di devozione, è: Ganesha.
Ganesha e Ganapati hanno lo stesso significato: Signore delle schiere,
ma mentre nel secondo le schiere sono quelle dei metri del RigVeda [2.23.1]
(per cui viene assimilato a Brihaspati o Brahmanaspati), nel primo le schiere
sono, effettivamente i Gana al servizio di Shiva, suo padre putativo.
Questo ultimo appellativo nasce quale "ricompensa" al torto subito.
L'origine
puranica lo descrive come figlio di Parvati, nato dai rivoli di pelle
della Dea la quale, abbandonata da Shiva - suo consorte - per uno dei suoi ritiri
sul monte Kailash, decide di procreare unilateralmente.
Ganesha verrà posto a guardia della camera nuziale della madre per cui, al ritorno
del Grande Asceta, non riconosciuto, gli verrà mozzata la testa dai Gana di
Shiva stesso.
Conosciuta la drammatica realtà, il padre putativo cercherà di rimediare, attribuendogli
la testa del primo essere che passerà di lì: un elefante, nominadolo, poi, capo
dei Gana (Gana Isha). Così lo Shiva Purana.
Ma la storia di come Ganesh viene creato varia a seconda dei differenti Kalpa
(cicli di esistenze).
Solamente in casi eccezionali è Shiva a creare Ganesh come, ad es., in Linga
Purana [1.104-5] dove, dietro pressante insistenza di Ambika e degli altri dei,
i quali vengono minacciati dai daitya, viene creato il condottiero dei
Gana.
Oppure in Varaha Purana dove, sempre dietro insistenza degli dei, viene creato
un essere dalle potenti risate di Shiva.
In generale, comunque, è Parvati che cerca di convincere Shiva ad avere un figlio
da Lei. Ed a questo proposito il pensiero di Shiva è chiaro ed inequivocabile:
"Io
non sono soggetto alla morte, per cui non ho necessità di un figlio, o Devi.
Quando non vi sono malattie, che bisogno c'è di prendere medicine?"
In realtà, secondo la tradizione indiana, i figli sono necessari alla esecuzione
dei riti per il genitore defunto; Shiva non è un comune capo famiglia, Egli
è immortale.
In Vamana Purana Shiva ricorda alla sua adorata consorte che Ganesh è
esclusivamente suo figlio, tant'è che si chiama Vinayaka
ossia Nayakena vina, creato senza l'intervento del marito.
Ma Vinayaka significa anche "colui che crea gli ostacoli" per cui Shiva, allietato
dalla vista del divino pargolo, subito dopo affermerà:
"Vinayaka
creerà migliaia di ostacoli sia agli dei che agli umani ed i mondi,
sia mobili che immobili, saranno costretti ad adorarlo per propiziarsene il
favore."
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