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La psicologia dell'abuso contro la donna è diventata  una piaga talmente vasta in questa  "società evoluta" che identificare le sue varie forme, segni e manifestazioni è oramai urgente per abbattere miti e idee sbagliate e chiarire la complessità del ciclo della violenza.
Le vittime non sono soltanto donne che hanno raggiunto un'età sufficiente per poter - qualora le circostanze familiari, sociali, religiose lo permettano - sottrarsi all'abuso, ma in maniera disumana investono anche fasce di età nei primi anni di vita. "Brutale, criminale, retrogrado" sono semplici aggettivi che non possono riassumere l'abuso che bambine di sei o sette anni ricevono in nome della religione e della tradizione. 


"Mamma mi legò una benda davanti agli occhi. La prima cosa che sentii fu la mia carne tagliata via... percepivo il rasoio segare avanti e indietro la mia pelle..."  Waris Dirie - "Desert Flower". 
L' FGM (Female Genital Mutilation) è simile ad un monologo della vagina, appena udibile e raramente ascoltato; vigliaccamente trincerato dietro il migliaio di sordidi inganni.
"Mia madre mi assicurò che solamente una piccolissima parte al di sopra del mio clitoride sarebbe stata tagliata e non avrei avuto bisogno di anestesia... ma io provai dolore! Mi disse che sarebbe stato benefico per me e necessario per la nostra tradizione..."
Sono le parole di Arefa Johari, 28 anni, residente a Mumbai la quale, ovviamente, non aveva letto l'autobiografia di Waris Dirie.
L' FGM, conosciuta come "circoncisione femminile", secondo l'Organizzazione Mondiale della Sanità, include procedure che comportano la parziale o totale rimozione dei genitali esterni della  donna per ragioni completamente estranee a motivi di salute.

Una recente statistica dell'UNICEF riporta che circa 130 milioni di ragazze e donne adulte hanno subito l'FGM in 29 paesi dove la pratica è diffusa; su almeno 30 milioni incombe il rischio di essere mutilate entro i 15 anni. La maggior parte vive in paesi africani, ma la pratica è diffusa largamente anche in India, Pakistan, Indonesia, Malesia e alcuni paesi del Medio Oriente.
E' in testa l'Indonesia con il 100% delle ragazze mutilate, alla quale seguono Somalia, Gibuti e Guinea con il 98%. Sebbene 21 di questi paesi abbiano emesso un qualche tipo di legge contro l' FGM, solamente 8 hanno visto la condanna di circoncisori - normalmente praticone, senza il minimo di cultura medica -  e dottori.
Non vi sono specifiche leggi in India, ma questa pratica rientra tra le violazioni del Codice Penale indiano e del "Protection of children from sexual offences Act" del 2012. 
Tra gli strati della popolazione che pratica questo tipo di mutilazione è ritenuto che l'FGM riduca il desiderio sessuale nella donna, il che sarà una garanzia che non interverranno rapporti sessuali prematrimoniali e scongiurerà il pericolo dell'infedeltà. Dove vige questa convenzione sociale e culturale, molte famiglie la praticano per paura di essere emarginate.
"Sono molte le giustificazioni addotte per rendere accettabile la mutilazione genitale femminile: essere ben viste dall'altro sesso e sposarsi; andare incontro ai desideri dell'uomo, che preferisce come moglie una ragazza vergine; tenere sotto controllo il desiderio sessuale della ragazza e impedire che possa mettere in pericolo l'onore della famiglia; "pulire" una parte del corpo della donna considerata impura e sporca; rendere la donna più bella; rimuovere una parte maschile del corpo, la clitoride, impropriamente posta sul corpo femminile e far diventare la bambina una vera donna; il terrore che la clitoride possa crescere e diventare un pene..." 

Questa pratica, che risulta essere anticamente praticata dai fenici, etiopi ed egiziani, nel mondo islamico è stata devastante. Si dice che Maometto ordinasse di non rimuovere nulla dal corpo della donna usando l'espressione "Om - Attiya" (Diminuisci ma non distruggere) ma anche che tale pratica sia prescritta in alcune hadit del profeta, il quale avrebbe detto a un'operatrice intenta a praticare l'intervento a una bambina: "taglia ma non distruggere".

La mutilazione che si pratica in India - chiamata khatna - è del tipo 1 ed è ancora prevalente tra le comunità Dawoodi Bhoras, una sotto-setta dei musulmani sciiti. Questa comunità comprende circa 500 mila componenti sparpagliati negli stati del Maharashtra, Gijarat e Rajasthan; circa il 90% delle donne Bohri sono sottoposte al rituale arcaico. 
Khatna viene generalmente imposta all'età di 6 o 7 anni, età in cui una donna "è abbastanza cresciuta per ricordare quello che ha subito e sufficientemente giovane per non potersi ribellare" Priya Goswami - Regista del documentario A Pinch of Skin  http://www.pandolin.com/documentary-talk-priya-goswami-pinch-skin/ 

La fanciulla viene portata nel luogo in cui le sarà praticato il khatna con l'inganno di comprarle un gelato o di portarla ad una festa di compleanno. Dalla testimonianza della Dr.sa Farida Calcuttawala, vittima della mutilazione e condotta dalla zia sul luogo dell'intervento: "Pensavo che qualcosa di bello stesse per succedere. Mi disse che stavamo semplicemente uscendo..." Fu condotta all'interno di una casa sudicia in un affollato quartiere Bohri e le fu dato qualcosa da mangiare e, dopo, una vecchia donna grassa la tagliò. "...poi qualcuno improvvisamente mi spinse dentro... fu orribile".

 

La mutilazione costituisce un trauma a vari livelli: essa avviene in un periodo della crescita molto delicato per il costituirsi della personalità, quindi i suoi effetti sono profondi e praticamente irreversibili. Le bambine infatti devono restare legate e immobili per giorni (essenzialmente da sole) in preda alle loro sensazioni e alle immagini terrificanti che accompagnano l'atto violento, senza la possibilità di elaborare il dolore attraverso il sostegno di un adulto, che anzi in genere esorta assolutamente a inibire qualsiasi manifestazione. I segni del dramma restano inesorabilmente nell'inconscio , con gravi conseguenze nella crescita emotiva. Durante la "cerimonia" le bambine non devono neanche gridare o piangere perché questo viene considerato una vergogna. Il senso di sottomissione  che ha accompagnato tutta la procedura segna irreparabilmente l'autostima di quasi tutte le donne e sancisce la loro sottomissione all'uomo.  
Prima ancora di costituire una violenza di carattere sociale, etnico o religioso, queste brutalità sono fondamentalmente una violenza domestica proprio perché perpetrate con l'inganno da parte della famiglia. Con l'ultima parte di questo articolo - centrato essenzialmente sulla violenza domestica - concluderemo l'argomento. 

"Libertà e amore vanno di pari passo" Jiddu Krishnamurti

 

Parte quarta (fine)