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La cultura e l'esperienza amorosa dell'India classifica circa trecentosessanta tipi di raffinate emozioni del cuore ma, tutte queste,  si possono ricondurre a  due fondamentali categorie: Bhaava e Rasa
Le disposizioni emotive permanenti e le emozioni transitorie che non sono sviluppate in sentimenti estetici (rasa) sono chiamate bhaava.

La disposizione emotiva permanente dell'amore (rati) per gli dèi, saggi, guide spirituali, figli ecc.  è chiamata bhaava, perché non si sviluppa nel sentimento estetico (rasa).
Così la disposizione emotiva permanente dell'amore, che è completamente sviluppata in sentimento erotico, non è considerata bhaava.
Le disposizioni emotive permanenti di gioia, dolore, rabbia, paura, disgusto, meraviglia e anche l'energia, che non sono evocate da causa determinante indipendente di altre emozioni sono invece considerate bhaava.

ll sentimento erotico si basa sulla disposizione emozionale permanente (sthaayibhaava) del sesso-amore (rati). Bharatamuni asserisce  che il sentimento erotico viene confrontato con ciò che è puro, santo e luminoso nel mondo. E' la natura per eccellenza di una giovane coppia, la sua causa determinante .
Abhinavagupta osserva che l''amore sessuale (rati), che è alla base del sentimento erotico, non è l'emozione transitoria della lussuria, ma la disposizione emotiva permanente d'amore che persiste fino a che non culmina in un'esperienza completamente gioiosa .
Un giovane e una giovane donna amorevole sono la causa determinante di base (aalambana vibhaava) del sentimento erotico.

Un'altra donna o una prostituta  non potrebbero esserne la causa determinante. 
La luna, la pasta di sandalo, la stagione primaverile, giardini ornamentali, il ronzio delle api, ecc , sono solo le cause eccitanti (uddiipana vibhaava) del sentimento erotico .
Guardare il volto della persona amata, percepire le sue qualità, la contrazione delle sopracciglia , gli sguardi obliqui ecc.  sono invece la causa scatenante (anubhaava) del sentimento erotico.
Tutte le altre emozioni e gli stati transitori (tranne la ferocia , l'indolenza, il disgusto e la morte come condizione) sono  solamente suoi stati accessori.

Alcuni autori come Ramachandra e Gunachandra insistono nel sostenere che il godimento (sambhoga) avviene, come tale, nella forma del vedere, del toccarsi reciprocamente, da parte di una coppia  attaccata, la quale provi reciproco amore profondo, per cui il sentimento di unione può essere evocato solo se nella giovane coppia si ricambia l'amore per l'altro. 
Non si può essere eccitati se entrambi non sono profondamente attaccati e desiderosi di unione con l'altro. 
In tal caso, la loro dipendenza dagli altri può accrescere la condizione della loro unione e generare inoltre il sentimento di privazione.

Il sentimento di unione e il sentimento di privazione sono considerati nella natura stessa del sentimento erotico.
Non sono due varietà del sentimento dell'amore, in quanto anche nel sentimento dell'unione potrebbe esistere il sentimento di privazione ed anche in quello di privazione può esistere il  sentimento di unione nell'immaginazione.

Il sentimento erotico è, dunque, caratterizzato da una combinazione di entrambi.
Quando uno dei due amanti sia separato dall'altro, consapevole della sua morte, e crede che quella persona in qualche modo potrà essere riportata in vita per mezzo della grazia divina, l'emozione corrispondente non è altro che l'erotico sentimento di privazione (vipralambha), simile al sentimento di privazione dovuto alla separazione in vita, in quanto la causa determinante di tale emozione non è distrutta completamente.

Questa emozione non è il sentimento patetico che i buddisti definiscono karuna (compassione), in quanto qui non c'è dolore ma amore, appunto. Non è un sentimento di separazione o di privazione basato sull'amore. Si tratta di un puro sentimento erotico nel quale l'amore è l'emozione dominante, la quale è solo intensificata dall'emozione sussidiaria del dolore.
Una classificazione come questa impone una doverosa trattazione tra sentimento ed emozione. Cosa che ci riproponiamo di fare in un prossimo articolo.