Strict Standards: Non-static method Joomla\CMS\Application\SiteApplication::getMenu() should not be called statically, assuming $this from incompatible context in /htdocs/public/www/templates/as002034/params.php on line 11 Strict Standards: Non-static method Joomla\CMS\Application\CMSApplication::getMenu() should not be called statically, assuming $this from incompatible context in /htdocs/public/www/libraries/src/Application/SiteApplication.php on line 275 Strict Standards: Non-static method Joomla\CMS\Application\SiteApplication::getMenu() should not be called statically, assuming $this from incompatible context in /htdocs/public/www/templates/as002034/params.php on line 27 Strict Standards: Non-static method Joomla\CMS\Application\CMSApplication::getMenu() should not be called statically, assuming $this from incompatible context in /htdocs/public/www/libraries/src/Application/SiteApplication.php on line 275

Sezione II - Agni Brahmana

  Testo

 

  Commento

 1. Prima della creazione non esisteva nulla. Questo Universo si è sviluppato dalla morte e dalla fame, perché la fame è morte. Egli pensò: "Possa io avere il ricordo" e così creò il ricordo. Ed Egli, adorando Sé stesso, entrò in attività. E durante questa attività fu creata l'acqua. Pensò: "l'acqua è stata prodotta mentre ero in adorazione; perciò è questo il cosidetto fuoco (poiché esso ha la natura dello splendore e del piacere). Colui che così medita l'origine del fuoco, in verità per lui sopraggiunge la felicità.

 

 Prima della Creazione l'Universo è nella condizione non manifestata. Affinché un effetto possa manifestarsi, ha bisogno della sua causa. Anche la causa dell'Universo (il Principio) è, tuttavia, nella condizione non manifestata. Il totale vuoto di esistenza è, pertanto, la causa primaria dell'Esistenza o dell'Universo. L'autore lo paragona metaforicamente alla fame e alla morte. La fame è, nella sostanza, desiderio di esistenza, ma l'esistenza stessa non può che basarsi sulla morte. (Ci si nutre di cose che, pertanto, vengono a morire; se non ci si nutre, si muore a nostra volta). Ma la morte (che corrisponde all'assenza di vita nel suo aspetto manifesto) non è capace di pensare, a meno che non esista un'altra causa che abbia in sé la proprietà del pensiero e della volontà. E' l'aspetto del desiderio creativo e dell'attività. Questo desiderio spinge la morte a pensare: "possa io avere il ricordo". La nostra esistenza è tutta basata sulla capacità di ricordare; capacità dalla quale scaturiscono i nomi e le forme delle cose esistenti. Da qui la possiblità di classificare e distinguere che sono alla base dello sviluppo del pensiero.La vita appare, quindi, come prima manifestazione della volontà e dell'attività. 

L'attività per eccellenza (kriya), secondo questa forma di pensiero, è quella sacra, dell'adorazione (arc)Da tale attività scaturiscono due risultati:

  • La consapevolezza dell'attività del pensiero (o del ricordo) che è descritta come fuoco
  • La sensazione di felicità (kam) che scaturisce da tale atività e che viene descrita come acqua. La combinazione di queste due parole dà il termine arka 

  Testo

 

  Commento

2. Le acque, in verità, sono arka (splendore). Ciò che spumò dalle acque si solidificò. La massa solidificata divenne il Mondo. A causa di ciò Egli si affaticò ed il suo lustro e splendore si tramutarono in fuoco. [

 

L'acqua è assimilata allegoricamente al fuoco, perché ha in esso la sua origine. Essa rappresenta il sub strato di tutta la vita. Dall'acqua scaturisce la terra. Si tratta in realtà di una doppia creazione: quella, per così dire esteriore (fuoco, acqua, terra) e l'altra relativa al principio creatore: dalla fatica (=attività) nasce Agni.

Agni verrà associato a Prana, l'Energia vitale.

  Testo

 

  Commento

3. Egli divise sé stesso in un triplice sviluppo, essendo il sole al terzo posto rispetto al fuoco ed all'aria e l'aria come terza rispetto al fuoco ed al sole. Anche questo Prana divise sé stesso in tre aspetti. La direzione orientale è la testa. Nord-est e sud-est le braccia. La direzione occidentale, la coda. Nord-ovest e sud-ovest le cosce. Sud e Nord i fianchi. Il cielo il dorso e l'atmosfera il ventre. Questa terra il suo petto. Egli è sospeso sulle acque. Dovunque andrà, colui che così conosce, sempre avrà un ricovero. 
 
Ritorna l'associazione tra il Principio assoluto (Prajapati), la Morte, Prana ed il cavallo sacrificale. Tutti e quattro esprimono il senso del sacrificio iniziale. L'Ashvamedha era, in realtà, il sacrificio cruento del cavallo; la Upanishad interiorizza il significato del sacrficio e dello smembramento con la meditazione (...colui che così conosce...).

La triplice divisione è relativa ai principi che sono alla base dell'esistenza e della vita: il sole, l'aria, il fuoco. Così anche il prana divise sé stesso in un triplice sviluppo: Vita nel sole, Vita nel fuoco, Vita nell'aria.

Colui che così conosce (cioè che l'intero universo altri non è che il corpo del Principio universale) troverà un sicuro rifugio ovunque egli vada. [Si intenda anche in senso metaforico, come rifugio dell'anima].

  Testo

 

  Commento

4. Egli desiderò:"Possa io avere un corpo". E avendo ciò desiderato, divenne l'unione tra la parola ed il pensiero. Il principio che era lì presente diventò samvatsara, l'anno. Prima di lui non esisteva l'anno, ed egli eresse questo principio ad un anno. Dopo questo periodo creò sé stesso. Quando nacque, Morte spalancò le sue fauci per divorarlo ed Egli emise un suono: bhan. Questo suono, in realtà, divenne la parola.
 
Questo secondo processo di creazione non riguarda, come può sembrare a prima vista, il corpo materiale in sé (d'altronde la creazione è già stata avviata, come descritto dai mantra precedenti) ma gli strumenti che consentono di realizzare la presenza di un corpo. In sostanza, quest'ultimo dovrà poter essere oggettivato. Pertanto, la seconda creazione si riferisce alla parola: vak.

Vak è il mezzo, lo strumento dell'espressione, in quanto è il pensiero espresso dal suono. Per mezzo di essa, il Pricipio è capace di esprimere e, quindi, di conoscere la sua stessa esistenza. Prima dell'esistenza della parola, i pensieri debbono essere stati infiniti nella loro natura. E' la parola che, proprio per la sua specifica funzione, fraziona un pensiero per farlo divenire intelligibile, creando così delle unità di tempo. Nasce il fattore tempo, al quale si attribuisce convenzionalmente, ciò che noi chiamiamo un anno.

La creazione del fattore tempo, rende così intelligibile il concetto della nascita (tutto ciò che esiste deve pur avere una origine, un inizio) la quale per l'Essere avviene dopo un anno. Alla nascita il neonato è minacciato dalla Morte. In realtà ogni forma di vita presuppone come sua origine una non esistenzaantecedente ed una non esistenza finale (o successiva, per la teoria del Samsara, il ciclo delle rinascite).

  Testo

 

  Commento

5. Ed Egli così pensò: "Se lo uccido, ne ricaverò un pasto esiguo". Attraverso tale riflessione, mediante la parola ed il pensiero creò tutto ciò che esiste: il RigVeda, lo YajurVeda, il SamaVeda, i metri, il sacrificio, gli uomini e gli animali. Qualunque cosa creò, tutto si risolse di mangiare. Perché la Morte, in realtà, fagogita tutto; è perciò che viene chiamata aditi. Colui che così conosce, di tutto si può nutrire, ogni cosa diventa il suo cibo.
 
La creazione, in questa fase, concerne solamente il principio vitale (il neonato) e non ancora le entità create. Cibandosene, la Morte ne ricaverebbe un pasto misero. In realtà il neonato rappresenta cibo e, ancora di più, il produttore di cibo. L'Universo intero è cibo per la Morte. 

Attraverso il potere della volontà  e della conoscenza  essa crea (o manifesta sé stessa) Rig, Yajur e Sama Veda (la triplice scrittura o Rivelazione) i sette metri poetici  i sacrifici, gli uomini e gli animali.

La morte viene chiamata Aditi (l'origine) perché è da essa che scaturiscono tutte le forme 

Il mantra termina con il consueto invito alla meditazione.

  Testo

 

  Commento

6. Così desiderò: "Possa io eseguire il sacrficio con grande sacrificio". A causa di ciò si affaticò, quindi il suo lustro ed il suo vigore si esurirono. I soffi vitali, in realtà, sono gloria e vigore (del corpo). Così dopo la dipartita dei prana, il corpo cominciò a crescere. Ma la sua mente, in realtà, era nel corpo.
 
Lo schema della Creazione è stato delineato: dai Veda fino agli animali; cioè dalla conoscenza fino all'ignoranza (avidya).  Ora si trata di eseguire il sacrificio del cavallo (asvamedha) che la Upanishad interiorizza in senso simbolico.

All'inizio della Creazione, l'uomo nasce come soggetto di conoscenza; alla sua natura appartiene l'istinto della ricerca della Realtà ultima delle cose; il presente mantra ed i successivi esprimono questo concetto in termini di sacrificio.

Anticamente il sacrificio del cavallo veniva rivolto dal sovrano alla divintà. La bestia veniva purficata per mezzo di atti rituali e quindi lasciata libera per un anno. Allo stesso modo l'anima dell'individuo deve purificare sé stessa al fine di realizzare lo scopo finale: l'ultima Realtà.

Indubbiamente il compito non è da poco. Questo impegno morale può causare l'indebolimento dell'organismo, che il mantra indica come la dipartita dei soffi vitali (prana). A causa di ciò il corpo si gonfia (asva).

Qui riveste un ruolo importante il gioco di parole impiegato: asva significa anche cavallo (un veicolo). Il corpo di un individuo è il veicolo dell'anima, in sostanza il suo cavallo. Nel processo di purificazione, l'anima dovrà sacrificare il suo cavallo (il corpo o la materialità).

  Testo

 

  Commento

7. Quindi desiderò: Possa questo (mio corpo) divenire adatto al sacrificio. Possa io essere incarnato attraverso esso. Siccome si gonfiò, fu conosciuto come cavallo e questo divenne adatto al sacrficio. Perciò questa, in realtà, è l'origine dall'asvamedha, il sacrificio del cavallo. Colui che conosce ciò, conosce l'asvamedha. Lasciandolo libero per un anno, meditò si ciò. Dopo un anno, egli sacrificò il cavallo per sé stesso, assegnando gli altri animali agli dei. E' perciò che coloro (che eseguono sacrifici) sacrificano a Prajapati il cavallo santificato, il quale è dedicato a tuti gli dei. Ciò che emette calore  questo è in realtà asvamedha. L'anno è il suo corpo. Il fuoco terrestre è arka. Questi mondi  sono il suo corpo. Questi due  sono arka e asvamedha. Entrambi, nuovamente, sono in realtà la stessa divinità: Morte. Colui che così conosce, conquista ulteriormente la morte. La morte non lo possiede. La morte diviene il suo sé. Egli diventa uno con questi dei.
 
Questo lungo mantra chiude la seconda sezione - Agni brahmana - del primo libro - Madhu Kanda -, il libro del miele.

Si noterà immediatamente una apparente contraddizione: l'incertezza del soggetto. Le prime battute lo identificano al cavallo sacrficale; poi esso diventa Morte, la condizione di non esistenza che precede l'esistenza e, successiamente, Prajapati, il primo essere, il macrantropo, progenitore di tutti gli esseri.L'evoluzione della scena condurrebbe di nuovo ad identificare quest'ultimo - Prajapati - al primo sacrificio e, quindi, al cavallo. In sostanza, il soggetto trascolora in figure successive che sembrano soddisfare sia l'interpretazione logica [la non esistenza deve logicamente precedere l'esistenza] sia l'antica tradizione regale dell'asvamedha [attraverso la quale il Re rinasceva per i suoi sudditi - ma anche per i suoi nemici - novello sovrano] sia l'interpretazione mitica [Pajapati è il progenitore di tutti gli esseri].

Il sacrificio del cavallo, per la sua importanza, viene paragonato al sole che risplendendo, illumina tutte le cose. Arka è identificato al fuoco per i motivi esposti nei mantra precedenti. Il fuoco denota il sacrificio ed il sole il risultato del sacrificio. Quest'ultima assimilazione verrà meglio compresa più avanti, quando commenteremo il mantra relativo al destino post mortem dell'uomo.