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A dispetto della sua forma che, al profano può apparire persino mostruosa, l'origine ed il significato di Ganesh rappresentano quanto di più umano vi possa essere, per lo meno in quei destini nei quali gli dei e le altre figure semi divine stravolgono, e il più delle volte, sconvolgono con leggiadra disinvoltura le leggi della natura umana.

Nato dal desiderio materno di generare; soppresso dal sentimento che, forse in quell'unica occasione, fa di un dio il più comune dei mortali, accecato da gelosia omicida; ricomposto per merito della idilliaca riconciliazione di due amanti, Ganesh sembra racchiudere nella sua storia l'eterno avvicendarsi degli eventi che scandiscono la precarietà della condizione umana.
 

La figura è descritta prevalentemente dalla letteratura puranica. La sua presenza fuori dell'India, tuttavia, sembra risalire ad un periodo anteriore all'anno 300 in numerose aree del Sud-est asiatico, con una popolarità inferiore rispetto a quella presente all'interno del pensiero religioso indù.
Il nome varia a seconda del contesto:

  • Vinayaka (colui che rimuove gli ostacoli)
  • Vigneshvara (Signore degli ostacoli)
  • Gajanana o Hastimukha (faccia di elefante)
  • Ekadanta (con una sola zanna)
  • Vakratunda (con la proboscide arrotondata)
  • Lambodara (dal grande ventre) ecc.

Ma il nome più noto e familiare anche a coloro che, stranieri, non condividono gli stessi sentimenti di devozione, è: Ganesha.


Ganesha e Ganapati hanno lo stesso significato: Signore delle schiere, ma mentre nel secondo le schiere sono quelle dei metri del RigVeda [2.23.1] (per cui viene assimilato a Brihaspati o Brahmanaspati), nel primo le schiere sono, effettivamente i Gana al servizio di Shiva, suo padre putativo.

Questo ultimo appellativo nasce quale "ricompensa" al torto subito.

L'origine puranica lo descrive come figlio di Parvati, nato dai rivoli di pelle della Dea la quale, abbandonata da Shiva - suo consorte - per uno dei suoi ritiri sul monte Kailash, decide di procreare unilateralmente.

Ganesha verrà posto a guardia della camera nuziale della madre per cui, al ritorno del Grande Asceta, non riconosciuto, gli verrà mozzata la testa dai Gana di Shiva stesso.
Conosciuta la drammatica realtà, il padre putativo cercherà di rimediare, attribuendogli la testa del primo essere che passerà di lì: un elefante, nominadolo, poi, capo dei Gana (Gana Isha). Così lo Shiva Purana.

Ma la storia di come Ganesh viene creato varia a seconda dei differenti Kalpa (cicli di esistenze).
Solamente in casi eccezionali è Shiva a creare Ganesh come, ad es., in Linga Purana [1.104-5] dove, dietro pressante insistenza di Ambika e degli altri dei, i quali vengono minacciati dai daitya, viene creato il condottiero dei Gana.
Oppure in Varaha Purana dove, sempre dietro insistenza degli dei, viene creato un essere dalle potenti risate di Shiva.
In generale, comunque, è Parvati che cerca di convincere Shiva ad avere un figlio da Lei. Ed a questo proposito il pensiero di Shiva è chiaro ed inequivocabile:

"Io non sono soggetto alla morte, per cui non ho necessità di un figlio, o Devi.
Quando non vi sono malattie, che bisogno c'è di prendere medicine?"

In realtà, secondo la tradizione indiana, i figli sono necessari alla esecuzione dei riti per il genitore defunto; Shiva non è un comune capo famiglia, Egli è immortale.

In Vamana Purana Shiva ricorda alla sua adorata consorte che Ganesh è esclusivamente suo figlio, tant'è che si chiama Vinayaka ossia Nayakena vina, creato senza l'intervento del marito.
Ma Vinayaka significa anche "colui che crea gli ostacoli" per cui Shiva, allietato dalla vista del divino pargolo, subito dopo affermerà:

"Vinayaka creerà migliaia di ostacoli sia agli dei che agli umani ed i mondi, 
sia mobili che immobili, saranno costretti ad adorarlo per propiziarsene il favore."vinayaka,