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"per la linfa della vita mentre facciamo il primo passo; per il potere della vita mentre facciamo il secondo passo; per la ricchezza abbondante mentre facciamo il terzo passo; per la felicità mentre facciamo il quarto passo; per i figli, mentre insieme rinnoviamo il quinto passo; per una lunga vita mentre facciamo il sesto passo insieme; sii tu la mia compagna per la vita, mentre facciamo il settimo passo".

 

Vivaha, il matrimonio indù, rappresenta la tappa più importante della vita, sia per lo sviluppo della personalità individuale che per la continuità della famiglia la quale, secondo una visione tradizionale, è ancora considerata la prima istituzione sociale.
Gli stessi dei del pantheon indù, mentre rappresentano i due aspetti maschile e femminile di uno stesso principio, sono sempre rappresentati con la sposa accanto; Shiva non è mai solo nel tempio:Parvati l' accompagna sempre.
Molto spesso sotto la stessa forma si trova in lui un aspetto di dualità, metà uomo e metà donna. Questa particolare rappresentazione è conosciuta con il nome di Ardhanarishwara, cioè il suo doppio aspetto. 

Indubbiamente l' istituzione del matrimonio in India conserva ancora il suo carattere sacro nonostante si assista, nelle grandi città industrializzate ad un lento ma progressivo ridimensionamento dell 'antica concezione della famiglia in cui nuovi problemi e nuovi ritmi di vita non coincidono più con quelli della grande famiglia rurale.
Si tenga presente, comunque, che ancora generalmente l' indù "ama chi sposa" contrariamente a quanto avviene in occidente dove si sposa chi già si ama. 

La famiglia indù, tuttavia, era e continua ad essere la grande famiglia congiunta; vale a dire che sotto lo stesso tetto o gruppi di tetti vivono fratelli, zii, cugini e nipoti il cui patrimonio, inalienabile, è proprietà di tutti.

Anche se queste grandi famiglie sotto l' impulso di nuove esigenze tendono ora a frazionarsi, nelle questioni importanti come quelle matrimoniali, occorre ancora consultare tutti e pervenire ad un accordo unanime prima di prendere una decisione finale riguardante la scelta degli sposi: i tutori della gioventù da maritare giocano un ruolo ancora importante.
Si ritiene, infatti, che il giovane non abbia ancora raggiunto la maturità necessaria per scegliere il suo compagno della vita; questa importante scelta, quindi, incombe sui genitori e l' accettazione da parte dei fanciulli rappresenta una tradizione osservata sistematicamente.

In realtà la scelta è il risultato di una alleanza di famiglie le cui trattative sono sempre lunghe e complicate.

Il legame tradizionale indù, proprio per il suo carattere sacro, è sempre stato considerato indissolubile, anche nel caso in cui non sia stato consumato.
Il ricorso al divorzio, infatti, ora ammesso anche dalla legislazione indiana in casi molto limitati, è sempre considerato come il riconoscimento di una disfatta per l' individuo: i disaccordi sono considerati nè più nè meno che alla stregua di fallimenti. 

L' ordine sociale indù si è complicato di altri tratti che originariamente non erano in rapporto con la casta; si tratta delle istituzioni chiamate Gotra e Pravara che esistevano alla fine del periodo vedico e che il brahmano ortodosso continua a considerare importanti.

Gotra, designa una stirpe esogama all 'interno di una stessa casta i cui membri si considerano discendenti di uno stesso antenato mitico.
Il matrimonio, quindi, sarà celebrato tra due giovani appartenenti alla stessa casta, anche se spesso i parenti della donna mirano a far unire la fanciulla con un giovane appartenente alla sotto casta superiore (procedimento conosciuto con il termine anuloma); raramente a quella inferiore (pratiloma).
L' unione, tuttavia, non avverrà mai all 'interno dello stesso Gotra.

Ma non basta! Si confrontano gli oroscopi dei giovani sposi, si tiene in considerazione la loro età, le loro inclinazioni, i relativi caratteri; si verifica la posizione degli astri al momento della loro nascita in quanto questa determina le loro affettivita coniugali.

Dopo tante scelte e tanti accomodamenti i riti pre nuziali si svolgono senza interruzione durante svariati giorni nelle case delle due famiglie.
Le spese, a volte molto onerose, delle cerimonie incombono sulla famiglia della sposa ed assieme alla dote, ora proibita dalle legge, possono comportare gravosi indebitamenti per la stessa famiglia.

Se le famiglie che stanno per imparentarsi vivono nei villaggi, tutto il villaggio vive l' atmosfera festosa. I muri esterni delle case vengono piacevolmente decorati con disegni rappresentanti soggetti convenzionali (divinità ecc.) i motivi simbolici dello swastika, della Om, elefanti, cavalli, cammelli ornati di piante e di fiori.
Canti popolari, suoni di flauti, cimbali e tamburi accompagnano i percorsi dello sposo e della sposa in processione da un tempio all 'altro; felicità nella futura vita coniugale, prosperità spirituale e materiale son i temi principali delle preghiere.
Gli uomini, in genere, sono impegnati a ricevere doni per i loro figli. Diversi ornamenti d' oro e d' argento, sari e camicie per la sposa, un abito matrimoniale per lo sposo, un servizio completo di utensili per la casa, il letto per la coppia, una macchina da cucire per la sposa, una bicicletta od uno scooter per lo sposo; tutto ciò rappresenta l' essenziale dei doni offerti dal padre della sposa.

 

Il giorno delle nozze lo sposo, seguito dalla schiera dei parenti ed amici, viene ricevuto sulla soglia di casa dal futuro suocero che a titolo di buon augurio gli offre una bevanda a base di latte e miele: madhuparka, mentre la futura suocera lo riceve sulla porta con un vassoio sul quale sono sistemate lampade ad olio, fili di erba verde, riso non decorticato, pasta di curcuma, polvere di colore rosso.

Nell 'ora astrologicamente propizia gli sposi vengono condotti nel padiglione appositamente eretto nel cortile interno della casa, sedendosi dietro una tenda.
Mentre un brahmano recita versi sacri la tenda viene alzata e gli sposi appaiono, vedendosi spesso per la prima volta. 
Quindi il padre della sposa avanza e dona solennemente sua figlia al giovane il quale promettera di rispettare i tre scopi della vita coniugale: amore, ricchezza e piacere.

Quindi la sposa viene condotta per mano attorno al fuoco sacro; i loro abiti sono annodati come simbolo di unione fisica e spirituale. Si procede alla cerimonia dei sette passi, descritta a lato.

Il giorno seguente, la coppia ora sposata secondo i riti, torna alla casa dello sposo. La sera essi contemplano la stella polare, simbolo di stabilità e fedeltà. Durante tre o quattro notti la coppia si astiene da rapporti, dopo di che lo sposo adempira ad un rito al fine di favorire il concepimento e finalmente il matrimonio verrà consumato.

...io prendo la tua mano nella mia, chiedendo felicità
...ti chiedo di vivere con me come tuo consorte fino a quando raggiungeremo insieme la vecchiaia...

E' questa, probabilmente, la fase più nota di tutta la complessa cerimonia nuziale.
Il rito a cui si riferisce viene denominato Brahma, osservato anticamente solo dalla casta brahmana ed ora esteso anche ad altri strati sociali.

Originariamente esistevano altre forme rituali, sempre riferite a differenti divinità o ad esseri soprannaturali tra cui: Daiva, Arsha, Prajapatya generalmente approvate e permesse a brahmani.

Le altre, attualmente desuete o raramente seguite, erano la conseguenza delle circostanze che causavano il matrimonio:

Gandarva consisteva nella semplice unione tra un uomo ed una donna

Asura, per acquisto della sposa

Rakshasa, che avveniva per ratto della fanciulla

Paisaca, una sorta di matrimonio "riparatore".