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E' fuor di dubbio che l'India merita pienamente l'appellativo di "patria delle religioni" che le è comunemente conferito: sul suo suolo, infatti, convivono più o meno pacificamente, ma di solito in perfetta armonia, le religioni più diverse; non solo quelle che hanno avuto origine nella "terra dei Bharata", come le religioni del cosiddetto "induismo", e poi il buddhismo, il giainismo, il sikhismo,  o sikh-pant, ma anche quelle che vi sono state introdotte dall'esterno, come l'ebraismo, il cristianesimo, l'islam e lo zoroastrismo, per non ricordare che le maggiori.
Se è vero che l'India autentica non corrisponde sempre a quell'immagine di modello di spiritualità che ce ne siamo costruiti in Occidente, giacché la violenza (specialmente nei confronti dei più deboli, come donne e bambini) si manifesta un po' ovunque, la corruzione addirittura dilaga, l'indifferenza per gli altri e la superstizione sono spesso norma di vita - tuttavia l'impressione più forte che si prova il quel paese, soprattutto nei luoghi in cui è più viva la cultura tradizionale, continua a rimanere quella di un'India religiosa.

Si tratta di una religiosità che si fonda specialmente sul rispetto per tutto ciò che è o è ritenuto "sacro" nelle sue diverse manifestazioni. Esse sono così numerose sul suolo di quella terra considerata da sempre come una sorta di palcoscenico delle umane azioni (karma-bhumi) che ogni cosa sembra essere "sacra", dal suolo che si calpesta alle montagne (miticamente considerate come assi del mondo, immagini aniconiche di Shiva o "forme immobili" di Vishnu, dai laghi e dagli stagni ai fiumi, dalle confluenze ai guadi, dal mare che circonda la terra, che non è lecito solcare e che nasconde intangibili tesori, agli alberi (come il maestoso ashvattha pipala - in hindi pipal, o meglio pipal-ji in segno di rispetto), dalle più svariate specie di animali (non solo, quindi, le fin troppo famose "vacche sacre", ma anche uccelli, alligatori, tartarughe, topi, serpenti...) alle pietre (come certi sassi arrotondati e ovali che costituiscono l'immagine di Shiva), o anche ai fossili, come le ammoniti del villaggio di Salagrama, sul fiume Gandaki, che sono considerate in simbolo di Vishnu, perché simili nella forma al disco (cakra) che è a sua volta immagine del sole e arma terribile del dio.

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Una delle poche nozioni diffuse anche a livello popolare riguardo all'India è che la società indiana si fonda sul principio della casta e che questo fatto costituisce  una delle "piaghe" della realtà socio-culturale indiana. Naturalmente questo è il punto di vista di una cultura - quella europea, o greco-romana-cristiana, che molto approssimativamente si suol denominare "occidentale" - la quale fonda la propria dottrina sociale sul principio irrinunciabile dell'uguaglianza fra tutti gli uomini; dal punto di vista hindu, al contrario, gli uomini non sono uguali fra loro

La società indiana è organizzata in modo rigorosamente gerarchico sulla base della maggiore o minore "purezza" rituale dei diversi gruppi umani, come ha ampiamente dimostrato in un pregevole saggio Louis Dumont [1] e con riferimento a una serie di tabù che riguardano soprattutto il matrimonio e la commensalità.

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In tutte le pratiche rituali occupa un posto di primo piano il fuoco, che viene ravvivato con oblazioni di burro fuso ed è non soltanto simbolo del sole, ma anche il purificatore che, dopo la morte, libera il corpo sottile dal corpo fisico; altrettanto indispensabile è l'acqua, che serve per il bagno rituale e per le diverse aspersioni, ma è utilizzata anche come offerta, per esempio, nei riti in onore degli antenati; la si deve toccare prima di ogni forma di culto come simbolo del bagno di purificazione e la si deve sorseggiare durante i riti.
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Gli orari sono stabiliti con precisione: il culto mattutino deve essere praticato al sorgere del sole (a partire da 24 minuti prima a 24 minuti dopo), quello centrale prima delle 12 e quello serale al tramonto, con la medesima oscillazione di tempo del mattino. Il bagno rituale non si compie solo nell'acqua, ma è di sette tipi, compreso quello nel "fuoco", eseguito con le ceneri sacre. 

1.
L. Dumont, Homo hierarchicus. Il sistema delle caste e le sue applicazioni, Adelphi Edizioni Milano 1991, specie alle pp. 129 ss.