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Vi sono due occasioni in cui Kundalini nella vita ordinaria si muove con velocità:

  1. Quando la cellula sessuale deve moltiplicarsi, sia per ricostruire tessuti dell'organismo, che per logorio o per trauma vengon distrutti, sua durante il coito;
  2. Quando si lavora intensamente con la mente. Quest'ultimo motivo è quello che fa sì che mentre le persone che sono state sveglie durante la vita si mantengono sveglie in tarda età, quelle che non hanno lavorato col cervello finiscono da vecchie a rappresentare quell'umanità a brandelli che si vede negli ospizi.

Se dal punto di vista del Raja Yoga si tratta di dirigere Kundalini in quel modo, dal nostro punto di vista lo scopo è molto più modesto. Si tratta appena appena di scuoterla un po senza "innalzarla". Oltre ai momenti indicati c'è un momento nella vita usuale in cui Kundalini si muove spontaneamente: durante il sonno.
Perciò si dice che quando Kundalini è sveglia noi dormiamo e quando noi siamo svegli dorme Kundalini.

Quando subentra lo stato di sonno, noi perdiamo coscienza e perciò non siamo in grado di sfruttare le grandi facoltà di percezione che in quel momento si presentano. Non c'è che una soluzione: portare la coscienza nello stato di sogno.
A ciò è stato dedicato il Pranayama.
Per fare questo bisognerà adottare una formula respiratoria speciale:  la respirazione progressiva.

Essa induce nell'organismo delle modificazioni analoghe a quelle del sonno, ma siccome è la coscienza che lo fa, ne consegue che la coscienza penetra desta nello stato di sogno. La respirazione progressiva si realizza mediante la formula 1-4-2.
Il ritmo respiratorio 1-2 è il ritmo respiratorio degli animali dormienti. Adottando questo ritmo si inducono nell'organismo le variazioni spiegate.
Inoltre si introduce un periodo di ritenzione quattro volte superiore a quello dell'inspirazione e due volte superiore all'espirazione da dedicare alla concentrazione.

Questa respirazione la si esegue in Siddhasana o qualunque altra posa comoda che consenta il massimo del distacco fisico. Se questo sarà assente la mancanza di ossigeno che si verrà a creare obbligherà a rompere i ritmi respiratori.
Rispetto al tempo esistono tre tipi di Pranayama misurati in base alle pulsazioni cardiache:

  • Adhama pranayama: 12-48-24 - Totale: 84 pulsazioni. Ritmo minimo
  • Madhiyama pranayama: 16-64-32 - Totale:112 pulsazioni. Ritmo medio
  • Uttama pranayama: 20-80-40 - Totale: 140 pulsazioni. Ritmo massimo.

(Ugo Plez - Yoga giorno per giorno)