| Jatakarma
E' la cerimonia
della nascita e viene eseguita prima che venga reciso
il cordone ombelicale. Le differenti fasi prendono il nome di:
·Medh janana o produzione dell'intelligenza.
Il padre porge al neonato del miele mescolato a ghi [burro chiarificato].
Alcune volte vengono aggiunti latte cagliato, riso, orzo. Gli ingredienti
propiziatori vengono offerti con questa formula sacra:
" Bhuh , io ti infondo: Bhuvah, io ti infondo: Svaha, io ti infondo: Bhur bhuvah
Svaha: ogni cosa io metto dentro di te ".
Questo è il momento rituale più importante perché è di
buon auspicio per il benessere intellettuale - prima ancora che materiale -
del fanciullo. Il ghi ed il miele, nella cultura indù, sono ritenuti
il cibo più puro.
Le Vyharithi [le enunciazioni proferite] sono altrettanto degne del più alto
rispetto in quanto si riferiscono al Gayatri mantra, l'invocazione alla luce,
sia materiale che intellettuale.
A questo punto, il padre sussurra all'orecchio del neonato il nome segreto,
pronunciando queste parole: "Tu sei il Veda!"
Questo nome segreto sarà conosciuto solamente dai genitori del fanciullo,
in quanto si ritiene che in mano ad eventuali nemici potrebbe essere oggetto
di pratiche magiche che nuocerebbero al suo possessore.
·Ayushya . Con questa fase si propizia al fanciullo
una lunga vita. Vicino all'ombelico o, semplicemente, accanto all'orecchio destro
il padre sussurra:
"Agni è longevo; attraverso gli alberi esso è longevo.
E' per questa longevità che io ti assicuro lunga vita. Soma è longevo;
attraverso le piante esso è longevo. Il Brahman è longevo;
attraverso l'ambrosia esso è longevo. I Rishi sono longevi;
attraverso le osservanze essi sono longevi. Il Sacrificio è longevo;
attraverso il fuoco sacrificale esso è longevo. L'Oceano è longevo;
attraverso i fiumi esso è longevo. E' per questa longevità che
io ti assicuro lunga vita " .
E così tutte le possibili circostanze
vengono citate in questo modo dinanzi al fanciullo.
Rivolto alla moglie, il coniuge recita in suo onore i versi seguenti: "Tu sei
Ida, la figlia di Mitra e Varuna. Tu, donna forte, hai dato alla vita un fanciullo
pieno di forza. Che tu sia benedetta da una forte progenie, tu che hai benedetto
noi con un figlio vigoroso" . Il cordone ombelicale viene tagliato, il neonato
lavato ed affidato alle cure della madre. |
Upanayana
Senza questo samskara, nessuno può definire sé stesso "due volte
nato" [dwija]. Essa rappresenta un vero e proprio lasciapassare all'accesso
allo studio della vasta letteratura religiosa indù.
Questa trasformazione della personalità dell'individuo potrebbe essere
paragonata, mutatis mutandis, al battesimo cristiano. Il concetto dell' upanayana
ha subito molti cambiamenti nel corso del tempo, ma il significato principale è quello
dell'iniziazione di uno studente da parte del suo maestro, alla conoscenza
sacra.
Solo gli appartenenti alle prime tre caste possono ricevere questo sacramento
in età variabile: un bramano tra otto anni e sedici; uno kshatrya tra
undici e ventidue; un vaishya tra dodici e ventiquattro.
La ricerca del maestro è particolarmente accurata in quanto lo scopo
principale di questo sacramento è la formazione della conoscenza e del
carattere dello studente.
La cerimonia viene eseguita, naturalmente, in un periodo astrologico favorevole,
generalmente quando il sole si trova nell'emisfero nord; nel caso di un vaishya
anche se questo si trova nell'emisfero sud.
Un bramano la celebra durante la primavera; la moderazione di questa stagione
simboleggia quella del carattere dell'iniziato.
Uno kshatrya in estate, dove il caldo rappresenta il fervore del suo carattere.
Un vaishya in autunno, quando la vita commerciale riprendeva, anticamente,
al termine della stagione delle piogge.
Il giorno prima della cerimonia vengono eseguiti svariati riti, tra cui quello
di Ganesha.
Durante la notte al candidato viene richiesto l'assoluto silenzio,
mentre al mattino successivo esso resta insieme alla madre, consumando un pasto
insieme. Segue il rito della tonsura [ Shuddakarana ] e quello del bagno.
Quindi il fanciullo viene condotto dinanzi al suo futuro maestro spirituale
[acharya] annunciando la volontà di diventare un brahmacharin. Accettandolo,
l'acharya gli offre vesti nuove con questi versi:
"Come Brihaspati offrì le vesti dell'immortalità a
Indra,
così io le porgo a te per la ricerca della lunga vita,
della forza e dello splendore" .
Viene quindi legata una fascia all'altezza della vita e quindi indossato l'oggetto
più sacro e significativo di questo sacramento: un cordone di cotone,
lo Yajnopavita .
Il cotone è indicato per il bramano, mentre sono previsti la lana per
lo kshatrya ed il lino per i vaishya. Lo yajnopavita che lo studente indosserà è filato
da una vergine bramana e intrecciato da un bramano.
E' formato da tre corde
che rappresentano i tre guna, realtà, passione ed oscurità dai
quali evolve l'universo, ma ricorda al tempo stesso i tre debiti che l'uomo
deve pagare agli antichi saggi, agli antenati e a gli dei. I tre fili sono
legati insieme da un nodo, chiamato "Brahma granthi" il quale
simboleggia Brahma, Vishnu e Shiva.
Gli altri nodi indicano i vari "Pravara" , clan familiari. Un brahmacharin
può indossare solamente un sacro cordone, mentre un grihasta - capo
famiglia - uno per sé ed uno per sua moglie. Il modo di indossare dipende
dalla circostanza:
- Upaviti , durante una cerimonia auspiziosa: dalla
spalla sinistra al fianco destro;
- Prachinaviti , in occasione di una circostanza sfavorevole: dalla spalla
destra al fianco sinistro;
- Niviti , attorcigliato al collo, a mò di ghirlanda.
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| Namakarana
E' l'attribuzione
del nome Sin dalle origini, controversa è stata la teoria
della composizione del nome.
Alcuni autori sostengono che per il
maschio esso debba essere composto da due o quattro sillabe le
quali debbono iniziare con una consonante, debbono contenere una
semivocale e terminare con una vocale lunga. Secondo altri non
c'è un numero limitato di sillabe.
Il nome attribuito ad una ragazza deve contenere un numero dispari di sillabe
e terminare con una "a" od una "i" lunghe. Manu [Manavadharmashastra] sostiene: " deve
essere facile da pronunciare, il suono non aspro, di chiaro significato, affascinante,
auspizioso, terminante con una vocale lunga.
Non deve essere simile al nome di
una costellazione, di un albero, di un fiume, di una montagna, di un uccello,
di un servo, di un demone" .
Lo stato sociale dell'individuo rappresenta un fattore determinante
nella composizione del nome: "Il nome di un bramano deve essere auspizioso, quello di uno kshatrya
deve suggerire potenza, quello di un vaishya ricchezza e quello di uno shudra
obbedienza" [Manu]
Il nome è quadruplice e deriva: dall'asterismo lunare [nakshatra] sotto
il quale il fanciullo è nato; dalla divinità del mese; dalla divinità familiare;
dall'uso popolare.
Vi sono differenti opinioni nell'identificazione del giorno nel quale celebrare
il rito:
- al decimo, dodicesimo, centesimo giorno dalla nascita o prima dello scadere
dell'anno;
-
al decimo, dodicesimo, tredicesimo, sedicesimo,
diciannovesimo, trentaduesimo giorno dalla nascita. In questo
caso prevale la necessità di celebrare
il namakarana solo dopo aver celebrato quei riti [differenti per le varie
caste] di purificazione della casa a seguito dell'impurità derivante
dalla nascita stessa.
La madre dopo aver bagnato il capo del fanciullo con acqua pura,
lo porge al padre il quale sussurra all'orecchio:
"Tu sei il devoto della divinità familiare, per cui il tuo nome è.;
tu sei nato in questa famiglia, nel mese di., per cui il tuo nome è.
tu sei nato sotto la costellazione di., per cui il tuo nome è.
il tuo nome comune è." |
Antyesthi
L'indù considera
la cremazione come assolutamente necessaria per il benessere
dell'anima del defunto, ad eccezione dei fanciulli sotto i due
anni che sono puri e senza peccato e dei Sadhu che si suppone
abbiano raggiunto un alto livello di realizzazione.
A costoro viene riservata la sepoltura, così come alle donne defunte
in stato di gravidanza. Coloro che muoiono di malattia epidemica vengono, generalmente,
lasciati decomporre nelle acque, in quanto si ritiene che gli spiriti maligni
che hanno provocano questo male si infurierebbero se il corpo della loro vittima
venisse bruciato.
La cerimonia della cremazione viene chiamata Aurdhvadaihika
- kriya, "la cerimonia
che libera l'anima dal corpo" per il suo viaggio verso il mondo dell'aldilà.
Finché questa non viene celebrata si ritiene che l'anima continui ad
indugiare nella sua ultima abitazione aggirandosi sconsolato come fantasma
[Preta]
Anche questo rito - come d'altronde tutti gli altri descritti - è molto
complesso; ne riportiamo i passaggi principali.
Quando un indù sente che la morte è prossima, invita parenti
ed amici per rivolgere loro le ultime amichevoli parole facendo regali ai bramani
presenti.
Tra questi il dono di una vacca è il più ragguardevole. Essa
viene chiamata Vaitarani e si ritiene sia la conduttrice
del defunto nel mondo degli inferi.
Nell'antichità essa veniva chiamata Anustarani e veniva
sacrificata sul rogo funebre insieme al corpo del defunto [costume che in seguito è stato
abbandonato, per la proibizione di uccidere vacche] o lasciata libera di vagare
per il campo crematorio.
Il giaciglio dove viene disteso il moribondo è sistemato in prossimità dei
tre fuochi sacri o accanto al fuoco domestico, con il capo rivolto verso sud,
il regno dei morti [Yama].
Accanto ad esso vengono recitati versi tratti dalla Bhagavad Gita e dal Ramayana.
Quando il decesso è avvenuto i parenti lasciano scolare nella bocca
del defunto alcune gocce d'acqua ed inseriscono poche foglie di Tulsi, il basilico
sacro.
Anticamente veniva costruita una lettiga con il legno di "udambara" [ficus
glemarata] sopra la quale veniva posta una pelle di antilope nera con i peli
rivolti verso il basso. Sopra di esso si disponeva il cadavere.
Attualmente la lettiga è costruita con il legno di bambù senza
collocarvi sopra la pelle animale.
Un figlio, un fratello o un qualsiasi altro parente o, in assenza, chiunque
voglia assumersi il compito, si avvicina al corpo per togliere il vecchio abito
e vestirlo con un nuovo:
"Abbandona gli abiti che hai indossato fino ad
ora; ricorda i sacrifici Ishta e Purta che tu hai celebrato, il
cibo che hai offerto ai brahmani e i dono che hai offerto ai tuoi
amici" .
Il corpo viene quindi coperto con un panno integro e non scolorito, con frange
ad entrambi i lati.
Il corteo funebre è aperto generalmente dal figlio maggiore, seguito
dalla lettiga portata a spalla [in tempi attuali non è raro vedere il
corpo trasportato su un carretto di metallo]; seguono i parenti e amici del
defunto. L'ordine del corteo, composto solo da maschi, è in base all'età:
i più anziani davanti.
Durante il tragitto vengono ripetuti mantra ad alta voce da tutti i partecipanti.
Giunti al campo crematorio, in prossimità di un corso d'acqua, occorre
scegliere il terreno per sistemare la pira.
Il tipo di legno usato - generalmente
costoso; da qualche anno sono stati costruiti dal Governo crematori funzionanti
ad elettricità - la grandezza e l'orientamento della pira e tutti gli
altri procedimenti relativi, sono assolutamente regolati dai sacri testi e
mai lasciati alla discrezione dei parenti od amici.
Seguono gli atti della purificazione pareggiando le unghie, i capelli ed immergendo
il corpo nell'acqua.
Pronto per essere deposto sulla pira, i fili che legavano i pollici vengono
sciolti; le corde che tenevano la lettiga vengono tagliate; la lettiga lanciata
in acqua oppure posta sopra la pira.
Viene attizzato il fuoco con questa invocazione:
"Possa l'organo della vista procedere verso il
sole; possa il respiro fondersi nell'atmosfera; possa tu procedere,
secondo le tue virtù, verso il cielo, nella terra o nella
regione delle acque, qualunque luogo sia benefico" . |