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La psicologia dell'abuso contro la donna è diventata  una piaga talmente vasta in questa  "società evoluta" che identificare le sue varie forme, segni e manifestazioni è oramai urgente per abbattere miti e idee sbagliate e chiarire la complessità del ciclo della violenza.
Le vittime non sono soltanto donne che hanno raggiunto un'età sufficiente per poter - qualora le circostanze familiari, sociali, religiose lo permettano - sottrarsi all'abuso, ma in maniera disumana investono anche fasce di età nei primi anni di vita. "Brutale, criminale, retrogrado" sono semplici aggettivi che non possono riassumere l'abuso che bambine di sei o sette anni ricevono in nome della religione e della tradizione. 

 

La popolarità che lo Yoga ha riscosso in questi ultimi tempi, ha prodotto molto spesso alcuni tentativi di adattamento alle differenze culturali dei nostri paesi.
Non sono stati solamente gli aspetti ginnico - sportivi che hanno cercato di integrarsi ad una disciplina che di sportivo non possiede proprio nulla, o all'indirizzo salutistico che ne ha fatto una ulteriore terapia alternativa. In queste nostre considerazioni ci riferiamo soprattutto alle metamorfosi che si verificano in presenza di alcuni aspetti speculativi di questa dottrina la quale, appartenendo ad una differente tradizione culturale, cozza inevitabilmente con le diverse convinzioni religiose.

La soluzione, di solito, è duplice: o si realizza una sorta di conversione alla nuova fede, oppure sarà lo yoga, con tutte le sue implicazioni filosofico - religiose ad essere adattato al proprio credo.

Nel primo caso si rischia quasi sempre di collocarsi in una prospettiva molto vaga e distorta, basandosi esclusivamente su concetti superficiali, presi in prestito da una manualistica divulgativa e di scarso valore culturale e interpretati, per di più, da una mentalità quale quella occidentale, la quale riesce a fare anche dello "spirito" un ulteriore bene di consumo.
Cambia il nome di Dio ed il modo di invocarlo, ma è veramente tutta qua la sostanza che diversifica due religioni?

Le facili conversioni

Una tale "conversione" non può essere altro che la semplice trasformazione della forma esteriore, indipendentemente dal grado di sincerità con la quale viene realizzata.
L'approccio, infatti, parte quasi sempre da una spinta emotiva e di semplice evasione.

Ciò significa che due individui provenienti da tradizioni religiose differenti anche se, apparentemente, può sembrare che seguano gli stessi riti, in realtà partiranno da vedute talmente distanti tra di loro che, molto spesso, possono anche non aver niente in comune.
Non a caso, in India, un uomo è indù solamente se nasce da una famiglia indù; le conversioni non sono che un mero fatto personale e non sono riconosciute nell'ambito della ortodossia bramanica.

Come conseguenza si arriva quasi sempre ad una realizzazione che non oltrepassa il dominio emotivo, a meno di non saper operare quella trasformazione che investe l'essere nella sua totalità, ma non è impresa di comune portata.
E' la scelta che, negli anni passati, fecero molti giovani occidentali i quali di fronte ad un mondo ormai sconsacrato, per fuggire allo stress psicologico che condiziona in maniera cruenta l'attività dell'io cosciente, si abbandonarono alla volontà di Guru improvvisati regredendo ad una condizione pre - personale.

Bastò allora calzare semplicemente dei sandali, radersi il capo, vestire la tonaca color zafferano, leggere i Sacri Testi interpretandoli e ripetendone gli aforismi a mò di favoletta per bambini con toni stucchevoli, per avere l'illusione di una effimera felicità. 
Ma, in tal caso, l'attività dell'Io cosciente è solo rimossa ed essendo ben lontani dalla severità dello Yoga la quale deve necessariamente portare alla depurazione di una certa istintività (spesso confusa con il concetto di naturalezza) oltre che della mediazione cerebrale (spesso confusa con il concetto di intelligenza) avviene prima o poi che questa "conversione" si traduca in una esplosione di emozioni isteriche.

Nella seconda ipotesi si ricerca invece, a tutti i costi, un adattamento esteriore che possa far coincidere alcuni aspetti filosofici dello Yoga con le proprie convinzioni religiose.

Lo Yoga cristiano

Nascono così i vari Yoga cristiani che altro non sono se non tentativi maldestri di raffazzonare tra loro aspetti di due ambiti diversi: quello religioso e quello metafisico appartenenti, per giunta, a due forme tradizionali differenti: quella orientale e quella occidentale.

Tale tentativo, ovviamente, non potrà che aver luogo in presenza dei consueti garanti, oggi tanto cari all' informazione di massa: la morale (spesso utilizzata come sostituto dell'pocrisia), il sentimentalismo, l'emotività.

In realtà questo errore nasce dalla convinzione che, essendo lo Yoga un mezzo di realizzazione spirituale, esso possa essere "adattabile" alla religione, costringendolo nel dominio della Fede, della Mistica, delle buone azioni... elementi appartenenti alle forme religiose contemporanee.
Ogni buon cristiano, se segue la sua religione, potrà salvarsi mediante la Grazia, ottenendo così il Paradiso; è il massimo a cui può aspirare.

Da questa parte c'è il traguardo della salvezza dell'anima, la quale resterà pur sempre nel dominio della condizione individuale - anche se in assenza del corpo - fino alla fine dei tempi.
Dall'altra c'è Moksha, la liberazione da tutti gli stati condizionati ed individuali, l'identificazione e la Reintegrazione con il Principio.

Solo similitudini

Tale equivoco nasce, molto spesso, dalla interpretazione di alcuni riferimenti trovati nella letteratura patristica e relativi a pratiche come il controllo del respiro (nucleo centrale dello hatha yoga) per avviare stati nei quali la mente acquista una perfetta stabilità nell'idea di Dio, in quanto "...il respirare facilita la dispersione e la dissipazione dello spirito." [Cfr F.Poli: Yoga ed Esicasmo]

Sembra che alcune scuole gnostiche fossero a conoscenza di questa disciplina e la utilizzassero, appunto, nelle loro pratiche di meditazione, proprio per quella stretta relazione che esiste tra la funzione respiratoria e lo stato mentale per cui associandola alla ripetizione incessante del nome divino si perveniva a quello stato mistico di cui abbiamo numerosi esempi nella tradizione cristiana.

Ma pur sempre di stato mistico si trattava, ovvero di uno stato che conduce alla "visione divina", ma dove si è lungi dal concepire la possibilità dell'Identità Suprema (Samadhi).

Tali pratiche sembrerebbero avere una comune origine e d'altronde, laddove si parte dalla modalità corporea per avviarsi verso stati superiori di realizzazione, è ovvio che i mezzi non possano che essere gli stessi, a qualsiasi civiltà appartengano.

Ma la pretesa identificazione degli scopi e delle finalità è solo frutto di una interpretazione superficiale la quale, tra l'altro, impedisce una serena e seria valutazione del pensiero orientale.

Occuparsi del corpo non significa solo curarne l'aspetto esteriore, migliorare la sua performance, arricchirne l'efficienza attraverso la giusta alimentazione anche attraverso l'uso di integratori, com'è oramai di moda nella società attuale. E' necessario assicurarsi che tutti i processi fisiologici funzionino nel modo giusto; prendere cioè in considerazione l'importante attività di sgombero dei rifiuti e delle tossine, soprattutto in un'epoca in cu la sovra alimentazione e l'uso sempre più frequente di cibi raffinati è diventato la regola.

La dinamica

Shankprakshalan, questa pratica che potremmo chiamare il lavaggio della conchiglia riguarda la pulizia del canale digerente e del colon mediante il transito di acqua salata. 
La metafora si riferisce a questa parte del corpo, dove l'acqua scende come in una conchiglia che, in India, viene lavata prima di adoperarla per scopi rituali. 
Bere, a digiuno, parecchi bicchieri di acqua tiepida e salata non è certamente una prospettiva allettante, ma se si riesce a portare a termine l'intero procedimento, la fatica - non solamente psicologica - sarà sicuramente compensata. 
La pratica prende due o tre ore di tempo e, soprattutto la prima volta, non possiamo avere la certezza che riesca a puntino. Per qusto motivo è consigliabile essere seguiti da qualcuno che già ne abbia fatta l'esperienza. 
L'acqua che ingeriamo, infatti, non deve essere assorbita per osmosi e quindi eliminata sotto forma di urina, bensì deve essere digerita, seguendo il transito del canale alimentare, quindi espulsa dall'ano. I movimenti che vengono eseguiti durante le "bevute", infatti, hanno il preciso compito di aprire il piloro e far transitare il liquido. 
Sarebbe opportuno, un giorno prima, cibarsi esclusivamente di alimenti semiliquidi e predisporre l'organismo per una facile evacuazione. 
Le prugne cotte sono un lassativo ideale, quando non si disponga di polvere ayurvedica, il triphala

La Tecnica 

  • Ingerire velocemente DUE bicchieri di acqua ed eseguire la sequenza dei movimenti, ripetuti per DIECI volte ciascuno;
  • bere di nuovo e ripetere l'intera sequenza; ripetere questo procedimento per 6 - 7 volte, quindi andare alla toilette, anche se non si sente lo stimolo. Non indugiare troppo seduti;
  • continuando, alternare due bicchieri di acqua e una intera sequenza di movimenti, sino a che l'acqua non esca dall'ano sufficientemente chiara. 

Dato che la pratica può risultare lunga e faticosa, è consigliabile assumere sin dall'inizio un atteggiamento positivo e, qualora non si riesca a portarla a termine, è consigliabile interromperla provocando il rigetto del liquido dalla gola. In questo modo evitiamo di assimilare una eccessiva percentuale di sale che potrebbe sovraccaricare la funzione renale.
Vengono utilizzati 8 - 10  litri di acqua tiepida alla quale verrà sciolto sale da cucina nella misura di un cucchiaio scarso per ogni litro. Alcuni utilizzano del brodo vegetale, ma date le quantità prescritte, è probabile che risulti psicologicamente più faticoso che non bere semplice acqua leggermente salata.

 

La sequenza dei movimenti: 

1 mov.

Movimento di stiramento: favorisce la discesa dell'acqua dallo stomaco al colon. Inspirando, sollevarsi sulla punta dei piedi alzando le braccia e stirando il tronco. Espirando, cadere pesantemente sui talloni rilassando le braccia e le spalle.

 

Conclusione 

E' probabile che verso la fine l'acqua continui a transitare senza più bisogno di eseguire i movimenti. Per interrompere il flusso, occorre bere almeno due bicchieri di acqua non salata.
Assumere alimenti non oltre le tre ore successive, prediligendo riso stracotto con molto burro o ghi per lubrificare nuovamente le pareti intestinali. Riposare per tutto il resto della giornata.
I giorni successivi evitare di assumere alimenti acidi ed integrali. Riprendere la consueta alimentazione in maniera graduale.
Questa radicale pulizia dell'intestino andrebbe ripetuta almeno due volte l'anno. Sconsigliato in caso di ulcera peptica e duodenale, pressione arteriosa alta  

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