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Le posture adatte alla tipologia Kapha ed in particolar modo la loro modalità di esecuzione tendono a riequilibrare la tendenza di questo dosha all'inerzia eccessiva. Gli asana, quindi, andrebbero praticati con intensità e ripetuti più volte in maniera dinamica. 

Bhujangasana - Danurasana - Shalabhasana - Ushtrasana 

Bhujangasana 
E' la postura del "cobra". Vi sono differenti modalità di esecuzione: dalla più semplice, adatta a chi la assume per la prima volta, alla variante più intensa che presuppone una certa predisposizione della colonna. Da tener presente che questo asana (come tutti quelli che comportano una estensione pronunciata della schiena) tendono ad esaurire l'azione quasi esclusivamente sul tratto lombare. Questa circostanza andrebbe accuratamente evitata cercando invece di distribuire l'azione più che altro sul tratto dorsale della colonna. A questo scopo può essere utile mantenere una certa tensione dei muscoli addominali e concentrare l'attenzione sul respiro costale, accentuandone la dinamica (si consideri che i polmoni sono un punto debole del soggetto kapha). La schiena nella fase finale dell'asana, va assolutamente mantenuta rilassata, affidando il sostegno esclusivamente alle braccia.

 

Dhanurasana 
Postura dell' "arco". Anche questo asana può lavorare sulla colonna più o meno intensamente, a seconda della variante assunta. La meno impegnativa lascia le ginocchia a terra, limitandosi al trascinamento della schiena attraverso l'azione di spinta delle gambe. La variante più intensa prevede il distacco delle ginocchia dal pavimento che, insieme ad una forte estensione della schiena producono la forma dell' "arco" in tensione. Riteniamo utile suggerire due consigli:
limitare l'azione di spinta più o meno intensa alle gambe: la schiena dovrebbe essere trascinata passivamente;
specialmente all'inizio cautelarsi da una eccessiva pressione intraddominale. In sostanza la postura, di per sé, causa una notevole pressione sullo stomaco e sul ventre. Se la si esegue durante la fase inspiratoria, la discesa del diaframma accentua notevolmente tale pressione, con il rischio di favorire un'ernia inguinale soprattutto nei soggetti predisposti. Questa spiacevole conseguenza potrebbe essere scongiurata eseguendo la dinamica durante la fase espiratoria. Tale circostanza, tra l'altro, crea maggiore sostegno alla zona lombare.

 

Shalabhasana (postura della "locusta") 
Valgono le stesse raccomandazioni. In questo caso il ventre probabilmente non è a terra, ma si trova ugualmente in forte tensione. Si tratta di una notevole posizione di sforzo. Se vogliamo attenuare tale impegno muscolare lasciando inalterati gli effetti dell'asana, possiamo scegliere di collocare le mani, a dita intrecciate, sotto il pube anziché allineare le braccia ai lati del tronco

 

Ushtrasana (postura del "cammello") 
Se la schiena è troppo rigida, questo asana diventa una vera e propria sofferenza. Notare, comunque, che non sono solamente la rigidità della colonna e del cingolo scapolare a rendere difficoltosa la postura ma anche un eccessivo accorciamento dei muscoli psoas che impediscono l'estensione del bacino sul femore. Conviene "preperare" l'asana classico con la variante che prevede la posizione prona, la gamba flessa fino a portare il tallone sul gluteo, la presa della caviglia con la mano dello stesso lato, la trazione della gamba verso l'alto del corpo fino a distaccare la coscia dal pavimento, mantenendo l'inguine incollato a terra. E' una buona esperienza per scoprire quanto il nostro psoas sia corto!

 

Noterete che abbiamo suggerito solamente asana che "lavorano" all'indietro. E' impensabile che una seduta completa sia composta solamente da un unico genere di posture. Sta al praticante integrare con le opportune compensazioni: piegamenti in avanti e torsioni.