Strict Standards: Non-static method Joomla\CMS\Application\SiteApplication::getMenu() should not be called statically, assuming $this from incompatible context in /htdocs/public/www/templates/as002034/params.php on line 11 Strict Standards: Non-static method Joomla\CMS\Application\CMSApplication::getMenu() should not be called statically, assuming $this from incompatible context in /htdocs/public/www/libraries/src/Application/SiteApplication.php on line 275 Strict Standards: Non-static method Joomla\CMS\Application\SiteApplication::getMenu() should not be called statically, assuming $this from incompatible context in /htdocs/public/www/templates/as002034/params.php on line 27 Strict Standards: Non-static method Joomla\CMS\Application\CMSApplication::getMenu() should not be called statically, assuming $this from incompatible context in /htdocs/public/www/libraries/src/Application/SiteApplication.php on line 275

La loro origine è antica e incerta e viene fatta risalire addirittura al periodo anteriore a Gorakhnath, universalmente riconosciuto come capostipite degli yogi, il quale sembra fosse vissuto tra la fine del 14° e l'inizio del 15° secolo. 

I Kanpata

In occidente, quando si parla di yogi, si tende normalmente a riferirsi al seguace dell'omonimo sistema filosofico, il quale si sottopone alle regole standardizzate di quella disciplina che, assieme ad uno stile di vita adeguato, porta all'acquisizione dei poteri [siddhi] ed alla liberazione [mukti] dalla ruota delle esistenze [samsara].

Nel paese d'elezione dello yoga - l'India, per l'appunto - le distinzioni, invece, sono molteplici ed ogni setta rivendica la propria supremazia sulla base delle origini più o meno arcaiche.

I Kanpata sono una sotto setta di asceti scivaiti, così chiamati per la loro usanza di incidere le orecchie e di inserire enormi orecchini nei fori.
La parola stessa deriva dai termine sanscrito Kan = orecchio e phata = forato.
L'indi moderno lo pronunzia kanfat, per l'abitudine, oramai generalizzata, di sostituire la pronuncia delle lettere "ph" - che in sanscrito corrispondono pressappoco ad una "p" aspirata - con il suono "f" che, invece, nella lingua sanscrita non esiste.

La loro origine è antica e incerta e viene fatta risalire addirittura al periodo anteriore a Gorakhnath, universalmente riconosciuto come capostipite degli yogi, il quale sembra fosse vissuto tra la fine del 14° e l'inizio del 15° secolo.
Questo, infatti, viene considerato dalla setta stessa come riorganizzatore della dottrina, discepolo di Matsyendranath il quale, a sua volta, fu allievo di Adinath, probabilmente il nome mistico di Shiva.

Per questo motivo, il loro comune soprannome è Nath - al maschile - mentre per le donne, che sono ammesse nell'ordine, è, ovviamente, Nathini.

Origine

Un pò di luce su questa origine può essere fatta dallo Hathayogapradipika[lett. "la piccola lanterna sullo hatha yoga] che viene considerato uno dei libri della setta, ed è normalmente conosciuto anche da chi pratica in occidente.
Il testo, infatti, inizia lodando Adinath [il maestro delle origini] ma riconoscendo al tempo stesso la superiorità del Raja Yoga:

"Sia gloria al santo Adinath che insegnò la scienza dello hatha yoga: essa risplende come una scala per colui che desidera salire ala sommità del Raja Yoga"

La stretta vicinanza del sistema Kanpatâ allo yoga, sia di Patanjali [Raja] che a quello delle Upanishad la si riscontra negli elementi che caratterizzano la prassi: chakra, nadi, mantra e pranayama.

  • Secondo la dottrina di questa setta, il prana risiede nella zona dell'ombelico ed è sostenuto dal vuoto [shunya]. 
  • A sua volta il prana vivifica il manas che si trova nella zona del cuore. 
  • Il manas è aperto all'influenza della luna [chandra] che risiede nel cielo.
  • Il prana stesso, invece, a quella del sole [surya] ed il vuoto a quella del tempo [kala].
  • Il suono, o parola, [Shabda] risiede nella forma [rupa].

Caratteristiche

I segueci della setta Kanphata non seguono le regole della divisione castale, né ostentano pregiudizi sui divieti normalmente imposti dai brahmani: mangiano carne, ad eccezione di quella di vacca e di maiale, indulgono nell'uso dell'alcool e dell'oppio.
Lasciano crescere unghie e capelli.

Il Kanphat yogi afferma di aver rinunciato al mondo, ma non raramente alcuni di loro portano avanti commerci su larga scala, mentre la loro fama è quella di militari esperti.

Altri, errando di villaggio in villaggio, spesso vivono dei proventi ricavati della loro arte di cantori di poemi e di inni religiosi.
Coloro che vivono elemosinando hanno il corpo ricoperto di ceneri, indossano una cintola di tessuto, un lenzuolo color giallo ocra ed un collarino fatto di fili di lana attorno al collo dove è appeso il naad, l'emblema fallico, che assieme alla caratteristica foggia delle orecchie, costituisce il carattere distintivo di questa setta shivaita.

Gli enormi orecchini sono generalmente fatti di agata, di corno o di cristallo e pesano poco meno di centro grammi.
La loro collocazione nelle orecchie rappresenta un vero e proprio atto di iniziazione:

il neofita, dopo essere stato rasato e coperto di ceneri, viene investito del tipico collarino fatto di fili di lana, al quale è appeso l'eblema fallico.
Per circa otto mesi dovrà servire il suo guru, seguendo una rigida condotta.
Dopo questo periodo viene ammesso alla foratura delle orecchie eseguita dal guru stesso, che il quel momento rappresenta Shiva Bhairava.
La fenditura è larga quasi due centimetri e mezzo, nella quale vengono inseriti provvisoriamente dei bastoncini di nim [usati spesso anche nella pulizia dei denti].
Quando i tessuti si sono ristabiliti, al neofita vengono conferiti gli orecchini e, per il suo nuovo "stato", riceve un altro nome che termina con la desinenza nath. A quel punto diviene uno yogi regolare.