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Charaka, il massimo esponente della medicina ayurvedica - ma come lui, tutti i filosofi indù - considera il purusha, l'essere vivente, così come l'Universo intero (Loka) delle entità composte sia dai panchamahabhuta (i cinque elementi della materia) che da Avyakta Brahma (l'anima di per sé) in maniera così inscindibile che non ci si meraviglierà se, ad esempio, il "male" sia fisico che spirituale viene curato con il pranayama. 

Il mito  

Una delle principali caratteristiche della società contemporanea risiede nella capacità - avendone raggiunto le possibilità scientifiche - di poter sondare gli strati più profondi della materia. La sperimentazione analitica, visto che, in definitiva, ha dato  i suoi frutti,  non ha tardato ad estendersi alla psiche umana riuscendo ad indagare nei recessi più nascosti dell'animo e  portando alla luce aspetti che mai si sarebbero potuti immaginare se non attingendo alle inesauribili fonti del mito.

 

Ma, mentre in un lontano passato questo rappresentava la dimensione mediante la quale l'uomo, in un paganesimo riconciliatore, poteva accostarsi ai principi universali che le religioni monoteistiche avrebbero successivamente  ridotto a pallida metafora di un giudice creatore - o, al bisogno, a quella di  una insondabile e impenetrabile ragione divina - oggi parlare di mito significa attingere unicamente ad una conoscenza libresca, acquisita probabilmente in un'età in cui meno che mai si sarebbe potuta generare come emblematica visione del mondo.

Charaka

Allorché la letteratura classica dello yoga tratta del male, allude implicitamente a quella condizione fisica che è, sì, fonte di disagio, di sofferenza e di distrazione, ma trattando il male fisico  alla medesima stregua di quello interiore  o spirituale, rivaluta il ruolo di redenzione del corpo anche attraverso la sua salute.

In linea di massima, così, l'uomo nasce perfetto perché espressione immediata della perfezione divina. Tale perfezione non è affermata in forza di una triste ipocrisia che  costringa ad affermare una cosa  e a predicarne il suo esatto contrario. Pensiamo al sacrificio delle membra di Purusha  dalle quali prende corpo la creazione. Pensiamo ai figli di Brama che nascono da un suo pensiero e che diverranno i Rishi, gli illuminati progenitori della specie umana.

Charaka, il massimo esponente della medicina ayurvedica - ma come lui, tutti i filosofi indù - considera il purusha, l'essere vivente, così come l'Universo intero (Loka) come entità composte sia dai panchamahabhuta (i cinque elementi della materia) che da Avyakta Brahma (l'anima di per sé) in maniera così inscindibile che non ci si meraviglierà se, ad esempio, il "male" sia fisico che spirituale viene curato con il pranayama.

 La sospensione del respiro

"Estraendo il prana dal respiro e conducendolo alla pancia, al mattino in Brahma muhurta (un'ora prima dell'alba) a mezzogiorno e al tramonto, e tenendolo alla punta del naso, all'ombelico ed agli alluci, l'uomo vivrà per cento anni superando tutte le malattie.

Trattenendolo alla punta del naso, il prana verrà messo sotto controllo; trattenendolo al centro dell'ombelico, verranno stornate tutte le malattie; confinandolo in fondo agli alluci, si otterrà lucentezza del corpo." (Darshanopanishad).

Qui è bene precisare che "Pranayama" non è tanto 'controllo di prana' (e, in via mediata, del respiro) come viene troppo spesso e in maniera forfettaria sancito, quanto la sospensione di prana (e del respiro) in virtù della composizione del termine sanscrito: Prana + Ayam (pausa).

Sospendere o interrompere il respiro, innanzi tutto, non è impresa comune che possa essere realizzata senza correre il rischio di rimanere soffocati. Questo presuppone una padronanza non comune dell'attività respiratoria da parte del praticante. Ma, soprattutto, i suoi effetti non tarderanno a farsi sentire anche a livello mentale in virtù dell'equazione  tutta panindiana   (le discipline moderne non hanno scoperto un bel niente!)  ATTIVITA' RESPIRATORIA=ATTIVITA' MENTALE.

Le varie Upanishad

"Nirodhah sarva vrittinam pranayamah" [il Pranayama è uno stato di cessazione di tutte le attività mentali]. Tejobindu Upanishad

E dalla salute mentale a quella spirituale, il passo è breve.

"Colui che beve costantemente aria, inalandola attraverso la lingua, questo yogin raggiungerà l'immunità da qualsiasi disturbo superando sete e fatica; colui che confina l'aria alla radice della lingua, avendola inalata per mezzo di essa, berrà il nettare dell'immortalità e potrà godere di ogni felicità; colui che dopo aver inalato aria attraverso Ida (collegata alla narice sinistra), la confina al centro delle sopracciglia, berrà puro nettare e sicuramente sarà immune da qualsiasi disturbo. Colui che confina l'aria inalata attraverso Ida o attraverso Pingala (collegata alla narice destra) al centro dell'ombelico, questi sarà abbandonato da qualsiasi malattia.

Se durante i tre Sandhya (alba, mezzogiorno, tramonto) per un mese intero avendo inalato l'aria per mezzo della lingua e bevuto il nettare poco a poco lo confina nell'ombelico, per lui tutti i disturbi derivanti dalla preponderanza di Vata e Pitta, sicuramente svaniranno". (Darshanopanishad)

Secondo la Yoga Sikhopanishad nella descrizione della Suryabedha kumbhaka [a grandi linee la ritenzione che consegue all'inspirazione attraverso la narice destra o Surya]    la pratica deve essere  fatta in un luogo isolato e solitario   dall'adepto temperato nel cibo, dalla disposizione d'animo risoluta, meditando sulla imperitura e più alta verità. Questo è l'unico metodo che può effettivamente curare i disturbi mondani della mente.

In definitiva, se alcuni studiosi hanno indirizzato le ricerche sullo yoga verso un sistema di medicina curativa, mentre la scuola tradizionale ritiene che esso sia principalmente una scienza spirituale, questo può voler significare due cose:

  • che esso non è rimasto una disciplina unificata ad esclusivo appannaggio di una classe di specialisti ma sta sempre più diventando oggetto di studio da parte delle più disparate discipline spesso e purtroppo, con una serie di pregiudizi;
  • che, tuttavia,  lo yoga costituisce una scienza così vasta da poter soddisfare l'interesse di una larga schiera di ricercatori