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Il sacrificio della Creazione

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Svarga-kamo yajeta

Nella produzione filosofica indiana, ad iniziare dai Veda fino ad arrivare alle Upanishad, la creazione è sempre stata il frutto di un sacrificio che il mito descrive come lo smembramento di un essere divino, dalle cui parti vengono generati i mondi.

Sin dalle origini, quindi, il sacrificio è il pilastro del sistema religioso vedico e le descrizioni dei riti sacrificali rappresentano una parte sostanziale dei testi sacri.

Una ingiunzione vedica fa del sacrificio la imprescindibile condizione per ottenere la salvezza: "svarga-kamo yajeta", colui che desidera il paradiso deve sacrificare.
Il bramano, in particolare, enfatizza l'importanza del sacrificio che mantiene l'ordine dell'Universo e concede forza agli dei.

Questa cosmologia presuppone, quindi, una sostanziale riflessione del piano divino su quello umano; una sorta di specularità che conduce al confronto tra "macrocosmo" e "microcosmo".

 

 

 

sri yantra

 

Il sacrificio

Ma dove ritroviamo, in tale contesto, l'eco del "sacrificio" iniziale?
La graduale "condensazione" della sostanza primordiale [Prakriti] implica, dal punto di vista della coscienza creativa, una involuzione o, meglio, una crescente rinuncia al totale spiegamento dell'Essere.

Quando l'elemento terra [Prithvi] è creato (l'ultimo stadio attraverso i vari passaggi: aria, fuoco, acqua) Shakti ha sacrificato sé stessa al limite massimo; non le resta altro da fare; il suo potere creativo ha raggiunto la fine.

Nella sua ultima emanazione, l'elemento terra, essa giace arrotolata e dorme.
Questo aspetto ultimo della Shakti è Kundalini.
La forma è quella di un serpente. Nell'iconografia e nella letteratura religiosa il serpente è ampiamente rappresentato. La sua adorazione non appare nel RigVeda, ma nello YajurVeda esso è un vero e proprio elemento religioso.

Nei più tardi Samhita i serpenti costituivano una vera e propria classe di esseri divini, mentre la figura di Rahu (il nodo lunare nord, nell'astrologia indiana) il demone dell'eclissi è, nel credo moderno, un serpente.

 

Shabda Brahman

Tale idea è il fondamento di tutta la letteratura tantrica del medio evo indiano, dove si ribadisce che nulla esiste nell'Universo [macrocosmo] che non sia presente nell'uomo [microcosmo].
Il creatore di entrambi è Shabda-Brahman.

Shabda è un fenomeno sonoro; il termine "shabda kosha" [lett. l'involucro del suono] è usato per indicare un vocabolario, un dizionario, un glossario di termini.
Ma nel tantra, noi parliamo di Brahman nella sua funzione di "parola divina".
Il potere creativo di Shabda - Brahman [che è il sostanziale potere della parola] viene chiamato Maha Kundali nel macrocosmo e Kundalini nel microcosmo.

Questo aspetto dello Shabda- Brahman è, nella filosofia tantrica, la madre divina dell'Universo: Maha Shakti o Maha Devi.

Dietro la creazione c'è la "coscienza", la più vasta coscienza che esista, chiamata  Cit o Samvit, ovvero "ciò in cui tutte le cose sono trovate o conosciute, e ciò che si trova e si conosce in tutte le cose".

Lo Shabda-Brahman è anche conosciuto con il nome di Shiva.
Esso è l'aspetto immutabile della coscienza, mentre Shakti ne rappresenta il lato attivo, dinamico.
E' essa che ha creato i cinque elementi della materia, dal più fine [Akasha] a quello più denso [Prithvi].

 

 

kundalini

 

Migrazione della Shakti

Rimane una serie intera di altri aspetti della Shakti, ancora attivi, che in qualche modo tiene animati i precedenti passaggi nel cammino verso "l'elemento terra".
Così nel corpo umano, come nel cosmo, sono attive innumerevoli shakti le quali non sono altro che forme di manifestazione della Shakti primordiale.

I sei centri [chakra] sono da considerare come i principali passaggi nella sua migrazione dal Paradiso alla Terra.

Il "loto dai mille petali" è la regione della pura, non offuscata coscienza e perciò il regno di Shiva , ma è anche la dimora natale di Shakti.
Gli svariati "mondi" o livelli di coscienza che sono situati nel macrocosmo, così come nel microcosmo, debbono la loro esistenza solamente al fatto che Shiva e Shakti, visti sotto un certo profilo, non sono più una entità unica, bensì sono separati l'uno dall'altra.

Questo è il risultato della "migrazione" della Shakti fuori della sua "casa spirituale", verso la regione terrestre della materia densa.
Tale allontanamento porta con sé anche il graduale velamento della coscienza genuina, primordiale; ed è perciò che Kundalini shakti è anche chiamata Maya shakti, la coscienza velata o Illusione.

Lo yogi cerca di oltrepassare questa illusione in tutti i suoi illimitati effetti.
Egli desidera nuovamente incorporare la sua coscienza individuale nella universale coscienza divina; operare cioè quella azione di "rimpatrio" nella casa spirituale temporaneamente abbandonata per l'avventura del mondo.

 

 

img Awakening Shakti Part2

 

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