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Lo spiritualismo dell'India

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Le possibilità e le speranze dell'uomo, chiamate anche "divina provvidenza" giacciono alla radice di tutto ciò che si verifica negli affari quotidiani.
Entrambe sono, in un certo senso, la stessa cosa, in quanto si riferiscono a quella fondamentale ignoranza che determina la situazione della struttura e della condizione umana.
Sacralizzare il secolare è sempre stato il tentativo di tutte le religioni mondiali, e la "spiritualità" indiana, in questo, sembra particolarmente adatta a suscitare sia violenta antipatia, che fervente entusiasmo.

Raramente essa genera un atteggiamento che cerca di presentarla e valutarla con freddezza e calma, senza emozioni positive o negative.
Tra le idee che sono considerate - anche se erroneamente - fatti indubitabili della filosofia indiana, una di queste è la scontata spiritualità o, per dirla nella sua giusta accezione, la Bhakti.

Chi non ripete a memoria che la filosofia indiana è spirituale?

Innanzitutto dovremmo porci la domanda sul significato di spiritualità. 
Il termine, nel contesto ontologico, significa che la natura della realtà ultima è ritenuta essere uguale o simile a quella della mente o dello spirito.

Certamente è vero che la maggior parte delle scuole della filosofia indiana riconosca la realtà ultima dello spirito in qualche forma, ma riconosce anche la realtà ultima della materia, in qualche forma.
I Jaina, il sistema del Vaisheika e il Samkhya, per non parlare dei Charvaka (materialisti atei) per fare un esempio, concordano su questa veduta.

Ma qui c'e un' enfasi sulla intellettualità che generalmente sembra essere perduta nella emotività anti - intellettuale, che è così spesso associata alla Bhakti, ovvero alla corrente devozionale.

Esiste un elemento intellettuale all' interno della devozione, o non è questo un controsenso? In fin dei conti, i miti in tutte le tradizioni sono sempre stati travestiti da fatti.

Prendiamo ad esempio le Gopi, le pastorelle che, nel mito, adoravano e amavano (anche in senso carnale) il dio Krishna.
Dopo tutto, quando Krishna lasciò Vrindavan, dove viveva insieme alle sue devote, per andar a combattere la guerra in favore del Dharma (la legge morale), queste neanche si sognarono di seguirlo!

Era forse perché le pastorelle non amavano Krishna, bensì erano innamorate della LORO emozione, suscitata dall' amore che provavano per lui?

Non è una questione di lana caprina, bensì una importante riflessione intellettuale, la quale è assente negli slanci devozionali, come quello del cosiddetto tipico spiritualismo indiano, concetto - tra l'altro - creato solo dalla visione occidentale e spacciato come unica visione della cultura dell'India.

Quindi, anche semplicemente per affermare qualcosa che è palesemente davanti al tuo naso, devi spesso discutere a lungo su ogni sorta di nozioni infondate e fuorvianti sulla filosofia di questo Paese in quanto queste nozioni, nella maggior parte dei casi, non sono altro che il deposito intellettuale flottante di indiani educati alla maniera occidentale.

Per chi non lo sapesse, oramai l'indiano viene educato secondo il sistema occidentale (con tutte le sue implicazioni) a partire dalla prima infanzia, poi al college, fino all'università in quanto si ritiene, oramai anche nell’India moderna, che solo l'Occidente può indirizzare verso la giusta conoscenza. E l’Occidente ha sempre disegnato la vita intellettuale, morale, persino sociale dell’India come intrisa di spiritualismo ignorando quel suo profondo retaggio filosofico che, al confronto, fa impallidire i nostri massimi sistemi filosofici.

Dati questi malintesi, che non sono altro che esempi di una banalità a volte disarmante, qualsiasi dichiarazione, anche semplice, su ciò che la tradizione filosofica indiana effettivamente è, corre il rischio di essere facilmente respinta come una forma di distorsione, motivata da incalzante materialismo.

Il fatto è che l'occidentale "medio" interessato all'aspetto mistico dell'india - e in questa categoria includo tutte quelle persone che si sono imparentate con un'informazione di massa, nata dapprima da sporadici viaggetti in India, alimentata da letture di manualetti che riempiono le bancarelle dei mercatini dell'usato, e consolidata dalla figura di personaggi equivoci, i quali impartiscono benedizioni e mantra a sempliciotti e creduloni, facendo loro cambiare il nome occidentale, quello che  hanno dato loro mamma e papà , in un altro improbabile, lunghissimo, indecifrabile dalla maggior parte delle persone - questo occidentale ha finito per dar vita ad una realtà che costituisce oramai una buona fetta di mercato attraverso la "costruzione" di altrettanti carismi a buon mercato.

Non ci vuole poi molto ad individuarle queste persone. 
Facebook, ad esempio, è oramai il luogo dove tutto impazza... quindi anche questo trend del misticismo esotico, che si avvale di citazioni - quasi sempre decontestualizzate - di personaggi a volte seri e autorevoli ma che in quel contesto, magari, volevano esprimere tutt'altra cosa, oppure di ciarlatani che campano con il commercio del 'vogliamoci bene', della fratellanza, dell'anteposizione dei “valori spirituali” a quelli materiali, del "namastè" al posto del "buongiorno", solo perché il primo significherebbe "saluto la divinità che è in te"...

A mio modesto parere, prima di lasciarsi coinvolgere supinamente da queste manifestazioni di semplice e pura emotività, priva di senso critico, istruzione o cultura, sarebbe utile - visto che la circostanza infine coinvolge il nostro modo di essere, di comunicare con gli altri, di porsi nella quotidianità - affrontare lo studio serio di una cultura che geograficamente non ci appartiene, e vedere cosa rappresenta effettivamente: ovvero, se non si ha il tempo o la voglia di fare tutto ciò, evitare comunque certe mascherate che non si risolvono, purtroppo, solo negli abiti che si indossano.

In tutto ciò, chi ci rimette è solo quella possibilità di intrattenere un dialogo serio, uno scambio costruttivo tra culture distanti non solo geograficamente, ma anche per la differente visione del mondo. Ed oggi più che mai, il mondo moderno ha bisogno di questo.

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