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Il comportamento rituale - La Puja (seconda parte)

Scritto da Libero Gentili. Pubblicato in Religione

Questo articolo può essere nello nella finestra popup su sfondo bianco: Il comportamento rituale. Seconda parte

Origine.

L'etimologia del termine è ancora incerta. Alcuni studiosi lo fanno derivare dal dravidico tamil pu-cey (pu=fiore / cey=atto, azione) indicando così l'adorazione con offerta di fiori, in contrapposizione al rito sacrificale di animali.
Altri ritengono che la parola sia riconducibile alla radice dravidica pushu che significa "impiastrare" con un evidente riferimento all'uso comune di imbrattare l'effigie della divinità con pasta rossa di sandalo.
Anche qui l'allusione potrebbe ricondurre al sangue scaturito dal sacrificio cruento di animali.

E' certo, comunque, che l'origine della puja sia dravidica, ovvero appartenente alla cultura meridionale dell'India.
Probailmente l'uso può essere fatto risalire al sacrificio vedico definito homa, con il quale si rendeva omaggio alla divinità.
Consisteva essenzialmente nel sacrificio animale, eseguito dinnanzi alla buca contenente il fuoco sacro.

L'altare veniva consacrato con il sangue della vittima e la carne ed il grasso venivano bruciati in offerta alla divinità, assieme ad orzo, pane, latte e burro in aggiunta alla bevanda sacra: il soma.
Successivamente il rito del pashu-karma (sacrificio animale) venne sostituito da offerte non cruente, fino a trasformarsi in un servizio quotidiano eseguito accendendo un braciere e gettandovi sopra pezzi di legno sacro o versando oblazioni di ghi, ovvero burro chiarificato con la recita di mantra.

 

puja

 

Oggi la puja prende svariate forme, a seconda della casta di appartenenza e dell'occasione del rito.
Il termine viene generalmente usato per includere svariate forme di adorazione cerimoniale più o meno elaborate, dalla semplice offerta quotidiana di fiori, frutta, riso, dolci ed acqua sia in casa che nel tempio, che all'usanza di sacrificare capre nel tempio di Kali a Calcutta o a quello di Varanasi. (attenzione, prima di visualizzare il filmato...trattasi di scene cruente!)


Primo gruppo.

ACAMANA (sorseggiare l'acqua)
Già descritto nel precedente articolo, si tratta di un mezzo per ottenere la purificazione interiore. Questa volta viene versata sull'idolo, al quale il rito è rivolto.
"Om. Da esso nacque Viraj; e di nuovo Purusha da Viraj nacque. Appena nato si dispiegò sulla terra verso est e verso ovest." (RigVeda 10.90.5) Signore del mondo, sorseggia l'acqua che io offro con devozione, profumata di canfora, portata dal sacro Gange. Salute alle nobili divinità...e cc.
Per questa invocazione offro acqua.

INGREDIENTI PER IL BAGNO
Vengono preparate le sostanze che serviranno per il bagno alla divinità: le "cinque specie di nettare", ossia, latte, latte cagliato, ghi (burro chiarificato) miele e zucchero. Lo scopo è quello di purificare l'idolo dalle impurità, trasferendogli le proprietà delle sostanze impiegate.
"Om. Quando gli dei sacrificarono il Purusha, il suo olio divenne la primavera; il sacro dono fu l'autunno; l'estate fu il legno." (RigVeda 10.90.6) Signore, ti bagno con l'acqua del Gange, della Saraswati, Nerwa, Payoshni, Narmada. Salute alle nobili divinità...ecc.
Per questo bagno offro le cinque specie di nettare.

Secondo gruppo.

Terzo gruppo.

Fine della seconta parte. Per leggere la prima parte, clicca qui.

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