Yoga e virtù curative - seconda parte

Scritto da Libero Gentili. Pubblicato in Yoga nella teoria

Articolo visibile in popup su sfondo bianco: Yoga e virtù curative - seconda parte

 

Una delle principali caratteristiche della società contemporanea risiede nella capacità di poter sondare gli strati più profondi della materia. La sperimentazione analitica, visto che in definitiva ha dato i suoi frutti, non ha tardato ad estendersi alla psiche umana, riuscendo ad indagare nei recessi più nascosti dell'animo, e portando alla luce aspetti che mai si sarebbero potuti immaginare, se non attingendo alle inesauribili fonti del mito.

Ma, mentre in un lontano passato, tutto ciò rappresentava la dimensione attraverso la quale l'uomo - in un paganesimo riconciliatore - poteva accostarsi ai principi universali, (che le religioni monoteistiche avrebbero ridotto a pallida metafora di un giudice creatore, o a quella di una impenetrabile ragione divina) oggi parlare di mito significa solo attingere ad una conoscenza libresca, acquisita probabilmente in un'età della persona, in cui meno che mai si sarebbe potuta generare come emblematica visione del mondo.

 

Charaka

Quando la letteratura classica dello Yoga tratta del male, allude implicitamente a quella condizione fisica che è sicuramente motivo di disagio o di sofferenza, ma lo tratta alla pari di quello interiore o spirituale e rivaluta il ruolo di ripristino della salute, anche come processo di redenzione.
In linea di massima, così, l'uomo nasce perfetto in quanto espressione immediata della perfezione divina.
Tale perfezione non è affermata in forza di una squallida ipocrisia, che costringe ad affermare una cosa e a predicarne il suo esatto contrario... Pensiamo al sacrificio delle membra di Purusha dalle quali prende corpo la Creazione.
Pensiamo ai figli di Brahma, che nascono da un suo pensiero e che diverranno i Rishi, gli illuminati progenitori della specie umana.

Charaka, il massimo esponente della medicina tradizionale indiana, considera il purusha, l'essere vivente - così come l'Universo intero - come entità composta sia dai panchamahabhuta che da Avyakta Brahma in maniera così inscindibile, che non ci si meraviglierà se, ad esempio,  il "male" sia fisico che spirituale viene curato con il Pranayama.


Chinnamasta

 

La sospensione del respiro

"Estraendo il prana dal respiro e conducendolo alla pancia, al mattino in Brahma muhurta, a mezzogiorno e al tramonto e tenendolo alla punta del naso, all'ombelico e agli alluci, l'uomo vivrà per cento anni superando tutte le malattie. Trattenendolo alla punta del naso, il prana verrà messo sotto controllo; trattenendolo al centro dell'ombelico, verranno stornate tutte le malattie; confinandolo in fondo agli alluci, si otterrà la lucentezza del corpo". (Darshanopanishad)

Qui è bene precisare che "Pranayama" non è tanto il 'controllo di Prana' - e in via mediata del respiro - come viene troppo spesso e in maniera forfettaria sancito, quanto la  sospensione di Prana (e del respiro) in virtù della composizione del termine sanscrito: Prana + Ayam (pausa).
Sospendere o interrompere il respiro, innanzi tutto, non è impresa comune che possa essere realizzata senza correre il rischio di rimanere soffocati.
Questo presuppone una padronanza non comune dell'attività respiratoria, da parte del praticante.
Ma, soprattutto, i suoi effetti non tarderanno a farsi sentire anche a livello mentale in virtù dell'equazione (tutta panindiana) ATTIVITA' RESPIRATORIA = ATTIVITA' MENTALE.

Le varie Upanishad

"Nirodah sarva vrittinam pranayamah" [Il Pranayama è uno stato di cessazione di tutte le attività mentali] Tejobindu Upanishad.

...e dalla salute mentale a quela spirituale, il passo è breve!

"Colui che beve costantemente aria, inalandola attraverso la lingua, questo yogin raggiungerà l'immunità da qualsiasi disturbo superando sete e fatica; colui che confina l'aria alla radice della lingua, avendola inalata per mezzo di essa, berrà il nettare dell'immortalità e potrà godere di gni felicità; colui che dopo aver inalato aria attraverso Ida, (collegata alla narice sinistra) la confina al centro delle sopracciglia, berrà puro nettare e sicuramente sarà immune da qualsiasi disturbo.
Colui che confina aria inalata attraverso Ida o attraverso Pingala (collegata alla narice destra) al centro dell'ombelico, questi sarà abbandonato da qualsiasi malattia.
Se durante i tre
"Sandhya" per un mese intero, avendo inalato l'aria per mezzo della lingua e bevuto il nettare poco a poco, lo confina nell'ombelico, per lui tutti i disturbi derivanti dalla preponderanza di Vata e Pitta, sicuramente svaniranno". Darshanopanishad

Secondo la Yoga-Sikhopanishad, nella descrizione della "Suryabedha Kumbhaka" la pratica dev'essere fatta in un luogo isolato e solitario dall'adepto temperato nel cibo, dalla disposizione d'animo risoluta, meditando sulla imperitura e più alta verità. Questo è l'unico metodo che può effettivamente curare i disturbi mondani della mente.

In definitiva, se alcuni studiosi hanno indirizzato le ricerche sullo Yoga, verso un sisterma di medicina curativa, mentre la scuola tradizionale ritiene che esso sia principalmente una scienza spirituale, questo può voler significare due cose:

  1. che esso non è rimasto una disciplina unificata ad esclusivo appannaggio di una classe di specialisti, ma sta sempre più diventando oggetto di studio da parte delle più disparate discipline spesso e purtroppo con una serie di pregiudizi;
  2. che, tuttavia, lo Yoga costituisce una scienza così vasta da poter soddisfare l'interesse di una larga schiera di ricercatori.

Stampa