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La composizione dell'uomo secondo lo yoga.

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"Nel loto del mio cuore io contemplo la Divina Intelligenza, il Brahman senza distinzioni e differenze, conoscibile per mezzo di Hari, Hara e Vidhi [Vishnu, Shiva e Brahma] che gli Yogi avvicinano nella meditazione, [Brahman] Colui che distrugge la paura della nascita e della morte, che è Esistenza, Intelligenza e Radice di tutti i tre mondi".
(Mahanirvana Tantra)

Buddhi.


Il corpo umano è la porta di accesso al divino; idea, questa, tutta panindiana che si distacca nettamente dalle concezioni monoteistiche le quali riconducono sistematicamente a quel "vizio di sostanza" che si esprime con il concetto di peccato originale.

La prima manifestazione dell'atman nell'essere umano è la buddhi, la quale, di per sé, costituisce il principio dell'Intelletto superiore.
René Guénon la chiamava "Intuizione intellettuale" per distinguerla da quell'intuizione che normalmente è espressione di una capacità discorsiva e razionale dell'essere umano nel quotidiano rapporto con la realtà.
La buddhi, invece, è il riflesso della luce dell'Essere nella Manifestazione ed è proprio essa che forma l'elemento trascendentale nell'uomo.

Non può avere, quindi, la normale conoscenza dell'Io, così come è inteso dalla psicologia, ed è al di là delle sensazioni percepite dal corpo.
Si tratta, in sostanza, di una coscienza impersonale che crea i concetti e le idee generali, il testimone interiore, che è anche giudice imparziale.

 

Ahamkara.

La coscienza individuale dell'uomo, invece, nasce con quell'elemento che la dottrina chiama "Ahamkara", il quale consente di ritenerci un individuo tra tanti, con una propria personalità.

E' proprio da questa distinta personalità che scaturisce il desiderio o, meglio, la possibilità di attrarre o di opporre, la volontà di conoscere e di essere conosciuto.
Questa separatività se, da un lato, permette all'uomo di vivere normalmente nel mondo, dall'altro è la naturale sorgente del dolore, della sofferenza psicologica di sentirsi "privato" di ciò che non ci appartiene.

La sete che spinge a colmare il vuoto prodotto da "ciò che non ci appartiene" porta alle continue esperienze della vita e, dopo la morte, costringerà questo nucleo di esistenza a rinascere.
E' con l'ahamkara che l'individuo costruisce la sua storia personale; questo senso di soggettività lo conduce a sentirsi "differente" da altri individui e, in conseguenza di ciò, separato dal Tutto.

 

I piani vibratori.


L'essere umano è considerato come formato da piani distinti di sostanza vibratoria, che la filosofia indù chiama "kosha", qualcosa di simile al termine occidentale "involucro".
Questi piani sono in numero di cinque e rappresentano l'inviluppo del principio di coscienza in seno alla manifestazione. I termini che seguono vengono così composti, nella lingua sanscrita:

piano vibratorio + maya [che appare] + kosha [involucro]

Anna maya kosha

E' il piano materiale, (anna = skr. cibo) grossolano del corpo umano, chiamato anche "sthula sharira", in un altro contesto filosofico.
Esso appare come risultato dell'assimilazione degli alimenti [anna]. Sue caratteristiche sono le sei "urmi": fame, sete, dolore, ignoranza, decadenza, morte.

In sostanza, si tratta del piano con cui normalmente si esperisce la realtà esterna e che tutti possono esperimentare, indipendentemente dal grado di evoluzione spirituale od anche semplicemente intellettiva.

Prana maya kosha
E' il piano vibratorio specifico di Prana, successivo in ordine logico ad "Anna maya kosha". Si tratta dell'involucro vitale di un organismo, che si esprime attraverso l'energia (prana); la forza vitale presente in tutto il cosmo.
Il prana è essenziale al funzionamento della vita stessa e la sua mancanza coincide con la morte dell'individuo.

Mano maya kosha

Questo termine si riferisce al piano mentale (Manas), la coscienza mentale per eccellenza, il dominio della mente umana con tutte le sue operazioni.
La sua funzione è ancora sottile e le relazioni del manas con gli altri sensi sono di ordine vibratorio.

Secondo lo yoga, la sostaza mentale, durante il processo di apprendimento, assume la forma esterna di ciò che in quel momento sta conoscendo (vedi Patanjali).
Questo concetto implica che l'individuo non può che avere una sola immagine mentale alla volta il che, tradotto in termini più comprensibili, significa che non ci si può occupare più di una sola cosa alla volta e che l'intensità del ricordo - e quindi della comprensione - deriva dal grado di attenzione prestato a quella immagine.

Questo dovrebbe far riflettere quelle persone "iper efficienti" che credono di occuparsi e risolvere cento cose assieme.
La loro convinzione, invece, è solo frutto della superficialità con la quale passano da un argomento all'altro in maniera rapida, ma inefficace per poter valutare e risolvere una circostanza.

Vijnana maya kosha

E' l'inviluppo della conoscenza individuale discorsiva, che riceve direttamente la luce dalla buddhi.
In sostanza è la conoscenza in sė.
Siamo ancora nel piano formale dell'individuo, dove si percepisce l'azione dell'ego.
Questo piano è in contatto con il mondo grossolano del cosmo e della materia, così come la percepiamo per mezzo dei sensi.

Ananda maya kosha

Il piano della "felicità", informale e d'ordine universale.
In questo piano la luce del Brahman, attraverso la buddhi, illumina direttamente la coscienza dell'essere umano, che la capta per intuizione spirituale e non per ragionamento mentale.
Si tratta dello stato spirituale più elevato che sia possibile raggiungere attraverso lo yoga.

Questo involucro accompagna la coscienza nelle successive rinascite, sino alla liberazione finale [mukti] nel quale l'atman individualizzato ritorna all'Essere (Brahman).

processo

Nella foto ho schematizzato il processo di trasferimento dagli stimoli esterni al comportamento dell'uomo, così come si intende nello yoga.
Si noterà che questo è filtrato dalla buddhi, che rappresenta il livello di intelligenza.
Ho aggiunto una "scorciatoia" rappresentata dalla linea tratteggiata.

Tale scorciatoia fa sì che lo stimolo non passi per l'intelletto (buddhi), tipico dell' essere umano, ma vada direttamente ad estrinsecarsi in un comportamento, diciamo così, assolutamente istintivo, quindi privo di riflessione e di tutti quei prismi che sono l'etica, la morale, il buon senso ecc. governati da "buddhi".

Lo yoga ci fa così capire - al di là - di ogni morale, bensì in maniera assolutamente scientifica, la motivazione di alcuni comportamenti in persone che, indipendentemente sia dal grado di istruzione, che dalla funzione che rivestono, sociale, politica, ecc. la messa in atto dei loro comportamenti.

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